MINTS Facolta di Teologia Riformata Giovanni Diodati

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24/08/2026

Giovanni Diodati Seminary press
NUOVA USCITA EDITORIALE
Gruppi, sette e movimenti religiosi pre-riforma
Un viaggio affascinante e rigoroso alle radici del dissenso religioso nell'Europa medievale e moderna.
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Perché leggerlo:

Rigore filologico assoluto: Traduzioni trasparenti, fonti verificate.
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19/08/2026

TUTTO PER GRAZIA - RICEVI UNA COPIA GRATUITA
L'iniziativa della Giovanni Diodati Seminary Press, direttamente da Bedford (Regno Unito), prosegue con la distribuzione gratuita di testi classici della Riforma protestante tradotti con la massima accuratezza filologica e teologica.
Aspetti chiave di questa pubblicazione:

Fedeltà all'originale: La traduzione si basa sull'edizione integrale del 1886, senza tagli, falsificazioni, abbreviazioni o alterazioni del pensiero teologico originale dell'autore.
Rigore metodologico: Laddove la lingua italiana non riesca a rendere appieno la sfumatura concettuale, il testo è integrato da un apparato di note per garantire la massima precisione dottrinale.
Accessibilità: Il testo è inserito nel programma di distribuzione gratuita dell'editore ed è disponibile in formato PDF/eBook inviando una richiesta a [email protected].

18/08/2026
13/08/2026

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Prefazione all'edizione italiana
Da Bedford
Questa traduzione è licenziata da Bedford. Non è una coincidenza che meriti di essere taciuta.
A poche centinaia di metri da dove queste pagine sono state preparate sorgeva la prigione della contea in cui John Bunyan fu rinchiuso nel novembre del 1660 e dalla quale non uscì, se non per brevi intervalli, prima del 1672. Vi fu condotto perché aveva predicato senza licenza episcopale e perché non volle promettere di smettere. Gli fu offerta la libertà al prezzo di una parola: bastava che si conformasse al culto prescritto. Rispose che, se lo avessero rilasciato quel giorno, il giorno dopo avrebbe predicato di nuovo. In quella cella, mentre la moglie Elizabeth perorava invano la sua causa davanti ai giudici e i quattro figli — fra cui una bambina cieca — restavano senza sostentamento, egli scrisse il trattato che qui si presenta per la prima volta in italiano nella sua integrità.
Occorre dirlo con la durezza che la cosa richiede: La preghiera non è un libro devozionale scritto nella quiete di uno studio. È un atto di resistenza redatto sotto sanzione penale. Bunyan sapeva che ogni riga contro l'imposizione dei formulari prolungava la sua detenzione, e le scrisse ugualmente. Chi legge queste pagine come un manuale di edificazione interiore, senza avvertirne il taglio, le ha già fraintese.
L'occasione
Nel 1662 il Parlamento inglese promulgò l'Atto di Uniformità, che imponeva a ogni ministro l'assenso incondizionato al Book of Common Prayer. Chi rifiutò — furono circa duemila — perdette il ministero, il pane e spesso la libertà. Bunyan, che pastore non era ancora ufficialmente e che era già in carcere, scrisse contro quell'imposizione dal luogo in cui essa lo aveva confinato.
La sua tesi è di una semplicità che disarma. La preghiera è «un effondere sincero, consapevole e affettuoso del cuore o dell'anima a Dio, per mezzo di Cristo, nella forza e con l'aiuto dello Spirito Santo, per quelle cose che Dio ha promesso o secondo la Sua Parola, per il bene della Chiesa, con sottomissione e fede nella volontà di Dio». Da questa definizione egli non si discosta mai. Ogni elemento è esaminato a uno a uno, e da ciascuno discende la medesima conseguenza: che nessun formulario, per quanto antico, elegante o autorevole, può produrre ciò che solo lo Spirito produce, e che imporlo come parte eminente del culto significa mettere l'invenzione dell'uomo dove Dio non l'ha posta.
Bunyan non nega che si possa scrivere una preghiera, né che le parole altrui possano istruire. Nega che si possa legare lo Spirito di Dio a una forma e chiamare quel legame culto. La distinzione è netta: «Esortare a pregare con indicazioni cristiane è una cosa, e comporre formulari prescritti per legarvi lo Spirito di Dio è un'altra.»
Perché ai nostri connazionali
Vi è una ragione precisa per cui questo trattato doveva essere reso in italiano, e non è la fama del suo autore.
L'Italia è il paese in cui, per quasi un millennio, il popolo ha pregato in una lingua che non comprendeva, secondo formule che non poteva verificare, in un culto la cui materia gli era sottratta. Quando l'Apostolo scrive «pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza», e ricorda che chi prega in una lingua sconosciuta lascia infruttuosa la propria mente e non edifica il fratello, egli descrive con esattezza clinica ciò che è stato imposto per secoli alle nostre chiese. Il capitolo terzo di questo libro non è dunque per noi un esercizio esegetico: è la diagnosi della nostra storia religiosa.
Ma sarebbe consolatorio, e falso, credere che il male sia soltanto alle nostre spalle. Il formalismo non muore con il latino. Sopravvive ogni volta che si recita ciò che non si crede, che si moltiplicano le parole per riempire il tempo, che si stima la preghiera dalla lunghezza o dalla proprietà dell'espressione. Bunyan lo dice senza attenuazioni: costoro «sono come un uomo dipinto, e le loro preghiere come una voce contraffatta».
E vi è un secondo errore, oggi assai più diffuso fra gli evangelici italiani del primo, che questo libro smaschera con la stessa forza, benché ai suoi giorni non avesse ancora il nome che porta ora. È la convinzione che l'alternativa alla forma sia il sentimento; che pregare nello Spirito significhi pregare con trasporto, con abbondanza di parole, con manifestazioni sensibili; che il criterio sia l'intensità dell'esperienza. Bunyan non concede nulla a questa illusione. Lo Spirito di cui egli parla non è un'energia che scalda: è la terza Persona che convince di peccato, che rivela Cristo, che dà all'eletto di gridare Padre con cognizione e con fede. Il suo capitolo secondo è, se lo si legge onestamente, tanto rovinoso per l'entusiasmo quanto per il messale. Chi pretende di pregare nello Spirito senza conoscere la propria miseria, senza sapere a Chi si rivolge né per mezzo di Chi, e senza che la Parola gli abbia dettato la materia della richiesta, non prega meglio del formalista: prega peggio, perché al medesimo vuoto aggiunge la presunzione.
Fra questi due errori non vi è una via di mezzo prudente, ma una terza cosa che non appartiene a nessuno dei due: la preghiera secondo la Parola, nello Spirito, per mezzo del Mediatore, con l'intelligenza illuminata. È quanto la nostra confessione stabilisce quando insegna che la preghiera, per essere accettata, dev'essere fatta nel nome del Figlio, con l'aiuto dello Spirito, secondo la Sua volontà, con intelligenza, riverenza, umiltà, fervore, fede e perseveranza, e, quando è pubblica, in una lingua conosciuta. Bunyan, che di quella confessione non vide la stesura perché morì l'anno precedente, ne aveva già scritto il commento più aspro e più tenero che possediamo.
Bunyan e Diodati
Questa casa editrice porta il nome di Giovanni Diodati, il lucchese di Ginevra che diede agli italiani le Scritture nella loro lingua e le corredò di annotazioni perché fossero comprese. L'accostamento con Bunyan non è di comodo.
Bunyan afferma che «non c'è intelligenza senza la Parola», e che lo Spirito dirige tanto la materia quanto il modo della preghiera mediante essa. Se ciò è vero — ed è vero — allora la preghiera con l'intelligenza presuppone la Scrittura in lingua intelligibile. Ne segue che l'opera del traduttore e quella del carcerato sono due momenti della stessa causa: senza il primo, il secondo predica a un popolo muto; senza il secondo, il primo consegna un libro a chi non sa che farsene. Diodati mise la Parola nelle mani degli italiani; Bunyan mostra che cosa se ne debba fare quando si è in ginocchio.
Nota all'edizione
Il testo tradotto è quello del trattato pubblicato da Bunyan durante la prigionia, il cui titolo originale è A Discourse Touching Prayer, noto anche dall'incipit I Will Pray with the Spirit. La traduzione è integrale: nulla è stato abbreviato, riassunto o addolcito, comprese le pagine in cui l'autore parla dei prelati del suo tempo in termini che la nostra epoca giudicherebbe scortesi.
Sono state omesse due cose. La prima è l'avvertenza di George Offor, curatore ottocentesco delle opere di Bunyan: pagine pregevoli, ma aggiunta posteriore che non appartiene al trattato del 1662. La seconda sono le annotazioni redazionali dell'edizione moderna sulla quale si è collazionato il testo, in quanto materiale coperto da diritti; le note di questa edizione sono interamente nostre e servono a documentare le scelte di resa, a chiarire i termini dell'inglese seicentesco e a fornire i riferimenti storici necessari.
Le citazioni scritturali, che nell'originale seguono la King James Version, sono rese in italiano secondo il registro diodatino. L'inglese sensible, che ricorre nella formula portante di tutto il libro, è reso costantemente con consapevole: la ragione è esposta in nota al luogo pertinente.
Il volume è distribuito gratuitamente, come tutto ciò che esce da questa Facoltà. Bunyan non pagò per scrivere queste pagine con denaro, ma con dodici anni; sarebbe indecente venderle.
Bedford, Regno Unito
Giovanni Diodati Seminary Press
Facoltà di Teologia Riformata «Giovanni Diodati»

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