Con il FAI salviamo il patrimonio culturale delle Aci

Con il FAI salviamo il patrimonio culturale delle Aci Con l'aiuto del FAI salviamo il patrimonio demoetnoantropologico e culturale del territorio delle Aci

02/07/2020

Ho votato REALE CA****LA DI SANTA VENERA NELLA BASILICA CATTEDRALE (ACIREALE, CATANIA) al censimento del FAI. Aiutami a far scalare la classifica a questo luogo del cuore, votalo anche tu!

02/03/2017

La Classifica definitiva de I Luoghi del Cuore è da poco stata pubblicata. Concludiamo il Censimento con 2114 voti raccolti nel corso dei sette mesi destinati allo scopo. Ringraziamo vivamente tutti quanti hanno contribuito, si sono adoperati e hanno supportato la nostra iniziativa. La nostra speranza, adesso, è di concretizzare gli sforzi profusi e riuscire ad ottenere dal FAI - Fondo Ambiente Italiano il contributo necessario per il restauro del nostro sette-ottocentesco.

16/10/2016

CHIESA MADRE SANTA VENERA a SANTA VENERINA è un luogo del cuore. Scopri dov’è nella nostra classifica e votalo per salvarlo

31/05/2016
Salve a tutti!Mesi fa vi è stato comunicato attraverso questa ed altre pagine, l'inizio della seconda fase di restauro d...
03/04/2016

Salve a tutti!
Mesi fa vi è stato comunicato attraverso questa ed altre pagine, l'inizio della seconda fase di restauro della prima statua di S.Venera.
Ad oggi nonostante le attestazioni di plauso e devozione non si è avuto il riscontro economico sperato.
Mancano poche centinaia di euro per avere la somma occorrente.
Chi volesse dare il suo contributo si metta in contatto mandandomi un messaggio.
Aurelio Grasso

11/12/2015
27/11/2015

RELAZIONE TECNICA DEL RESTAURO CONSERVATIVO EFFETTUATO SUL BUSTO IN LEGNO POLICROMO DI “SANTA VENERA”.

Le condizioni in cui versava l’opera erano davvero disastrose: oltre al tempo trascorso anche l’incuria ha ulteriormente aggravato le condizioni del manufatto. Il busto gravemente attaccato da insetti divoratori del legno (xilofagi) si presentava in parte smembrato, spugnoso e con danni irreversibili, pertanto si è dovuto intervenire sia dall’esterno che dall’interno.
Il primo intervento è stato l’identificazione di tutti i pezzi di legno e delle rispettive sedi originarie a cui appartenevano. Altro intervento importante è stato il fissaggio della pellicola pittorica dell’incarnato rimasta e delle parti in oro zecchino del panneggio mediante un prefissaggio con resine sintetiche, seguito da un definitivo fissaggio con colla di origine animale e carta giapponese.
In seguito è stata eseguita la disinfestazione per eliminare eventuali tracce di tarlo, avvolgendo la statua con del polietilene per prolungare l’azione dell’antitarlo.
Successivamente i pezzi sono stati singolarmente consolidati con delle resine per legno
(sintetiche ed epossidiche) applicando il prodotto con siringhe, a pennello e infine con spatole.
A questa operazione è seguito il risanamento ligneo, cioè l’incollaggio delle parti staccate, inserendo perni in legno e listelli nelle fessure e applicando delle tavolette di tiglio nelle parti mancanti (panneggi, viso, mani) per preparare la statua alla successiva fase d’ integrazione plastica.
Sarebbe opportuno poter completare le operazioni di restauro mancanti al fine di restituire alla Città di Acireale questo importante tassello di storia sconosciuto a molti.
Angelo Trovato

27/11/2015

RESTAURO DELL’ANTICA STATUA DI SANTA VENERA REALIZZATA IN PALERMO (1648-49)
ATTENZIONE: si rende noto che gli Amministratori del Gruppo “IL PATRIMONIO DEL CUORE” hanno dato inizio ad una raccolta fondi finalizzata al recupero dell’antica statua di S. Venera che si conserva nei locali dell’Arcipretura Parrocchiale Maria Santissima del Carmelo, ex Chiesa Carmelitana, in Acireale.
Chiunque volesse contribuire può contattare l’Amministratore del Gruppo Aurelio Grasso lasciando un messaggio ed il vostro recapito telefonico sul quale sarete richiamati, oppure contattando direttamente l’Arciprete Don Sebastiano Di Mauro, per informazioni e/o chiarimenti, chiamando al numero 3496834777.
Come potete vedere dalle foto allegate l’antica Statuina originariamente ricoperta tutta d’oro era andata quasi del tutto distrutta e solo un intervento in extremis magistralmente condotto dal restauratore Angelo Trovato ha consentito il recupero della stessa nella forma che possiamo vedere. Oggi si vuole portare a termine quanto iniziato affidando all’esperto Trovato il compito di ultimare l’opera a suo tempo iniziata previe le necessarie autorizzazioni.
Anticipo a quanti, devoti, appassionati o amanti dell’arte in genere che domani sera alle 16,00 l’antico simulacro verrà riportato in chiesa e custodito nella Ca****la del Santo Bambino di Praga.
Quanti, commercianti e/o artigiani, aderiranno all’iniziativa avranno pubblicizzato il loro bigliettino nell’album che qui stiamo postando a ricordo dell’adesione data all’importante iniziativa.
Grazie anticipatamente per quanto potrete fare in un momento delicatissimo come questo, Santa Venera ve ne renderà grazie di certo.
Aurelio Grasso

27/11/2015

L’antica statua di Santa Venera

La separazione territoriale dei casali facenti parte dell’antica Universitas di Aci, risalente al 1640, e la successiva nascita delle due Città di Aci Aquilia e di Aci SS. Antonio e Filippo, comportò una sostanziale riorganizzazione delle due comunità sia a livello economico che sociale, politico, culturale e religioso, e l’esigenza di imporre nel territorio la propria supremazia fu avvertita dalle due città come assolutamente prioritaria.
La Fiera franca di Santa Venera, evento economico e commerciale di prim’ordine tra gli antichi casali della terra di Aci sin dal 1422,1 fu allora al centro di un’aspra contesa per l’attribuzione e lo svolgimento della stessa dopo la separazione, ed una prima soluzione della diatriba con la divisione temporale della stessa in due tornate ed in due siti diversi non soddisfò decisamente le due comunità, soprattutto quella di Aci SS. Antonio e Filippo che ne rivendicava la nascita e lo straordinario sviluppo, essendone storicamente accreditato il primitivo insediamento nei luoghi di contrada Santa Venera al pozzo ricadenti nel proprio territorio.
La Fiera, strettamente legata alla festa di Santa Venera ed a Lei titolata, radicata sin dall’inizio nella contrada di Santa Venera al pozzo ritenuta luogo privilegiato di “scambio” commerciale, avrebbe dovuto essere trasferita nel piano della nuova città di Aci Aquilia, tra la Matrice Chiesa e la Loggia giuratoria, così come nelle intenzioni dei Giurati della Città, non senza la celebrazione della festa di Santa Venera. Ma ad Aci Aquilia, all’interno della Matrice Chiesa, non esisteva nulla che potesse riferirsi al culto di Santa Venera, da tempo immemorabile praticato esclusivamente a Santa Venera al pozzo.
Allora i Giurati, non appagati dalla divisione della Fiera, già nel 1641, dapprima riuscirono ad ottenere il privilegio dell’esclusiva ed il prolungamento per altri sette giorni offrendo un congruo donativo in danaro al Viceré di Sicilia, poi decisero di localizzare il culto di Santa Venera in città dotandosi di una tela che ne ritraesse le fattezze da collocare su un altare allestito all’interno della Matrice Chiesa, nello stesso punto dove in seguito sarebbe sorta la sontuosa Ca****la.
Fu così che nel 1642 i Giurati commissionarono al pittore Giacinto Patania la realizzazione di un quadro a spese della Città, da collocarsi all’interno della Matrice su un altare spesato di tutto punto dall’Università.2
Poiché in contrada Santa Venera al Pozzo il culto verso la Santa era antichissimo e consolidato, sin dal medioevo, ed ancor più meta di pellegrinaggi per i tanti miracoli avvenuti e che continuavano ad avvenire,3 per poter celebrare degnamente la festa anche in Aci Aquilia sarebbe stato necessario poter esporre e condurre in processione una Reliquia di Santa Venera, giacché non se n’era mai posseduta una né in Aci Aquilia né nell’antica chiesetta di contrada Santa Venera al pozzo.
Sarà il carmelitano Fr. Serafino d'Aci, Diffinitore dell’Ordine, a chiedere ed ottenere dal Cardinale Marzio Ginetti, Vicario di sua Santità Innocenzo X, il 4 giugno dell’anno 1648, per gli atti del notaio Leonardo De Leonardis, la prima Reliquia della Santa.
Ottenuta la preziosa Reliquia, il devoto Fr. Serafino d'Aci, in quello stesso anno, commissionò a sue spese nella città di Palermo la realizzazione di una statua a mezzo busto della Santa in abiti carmelitani, tutta ricoperta di foglietta d'oro, per potervi collocare la Reliquia.4 La statua, una volta ultimata, fu inviata dal convento di Santa Maria di Gibil Rossa (ME), dove risiedeva Fra Serafino rivestendo l’incarico di Priore, ai confratelli di Aci Aquilia con a capo il Priore Fra Ludovico da Jaci.
Alla statuetta fu incastonata al petto una teca in argento contenente la preziosa Reliquia,5 divenendo così un vero e proprio busto reliquiario.
Il P. Fr. Serafino d'Aci, come riportato nella Cronaca del Sac. Dott. Tomaso Lo Bruno, il 6 giugno 1649, donò la statua e la Reliquia alla Città, a condizione che queste rimanessero custodite durante l’anno nel loro convento.6
Ad oggi nessun atto relativo alla donazione o a qualunque altra richiesta avanzata dai frati è stato ritrovato, anzi i documenti riscontrati mostrano che non vi fu altra richiesta se non quella di vedere la Città, Clero, corporazioni religiose e Popolo di prendere parte ad un corteo in onore di Santa Venera.7
La donazione, precisa in una nota alla Cronaca il Canonico Vincenzo Raciti Romeo,8 avrebbe comportato che la festa della Santa fosse comunque celebrata nella chiesa del convento del Carmine e che tale condizione fu considerata una pretesa sia dai Giurati che dal Collegio dei Ca****lani della Matrice Chiesa, ma, a seguito delle lettere intercorse tra il Vicario di Aci Giovan Battista Grasso9 e quello di Catania Francesco di Amico10 , che cercarono una soluzione alla controversia, la festa ormai prossima si fece secondo le disposizioni impartite dal Vicario di Catania.
Il 25 luglio 1649, seguendo le disposizioni impartite dal Vicario di Catania,11 il Clero, i Religiosi e le Compagnie, tutte le Maestranze, i notabili della Città si recarono processionalmente verso la chiesa dei Padri Carmelitani per andare a prendere il busto reliquiario e condurlo nella Matrice Chiesa. La sera poi, dopo il Vespro della vigilia, si fece una solenne processione con il busto reliquiario trionfalmente condotto sulla varetta del SS.mo Sacramento. Il corteo processionale uscì dalla porta sud della Matrice Chiesa,
attraversando quella che oggi è chiamata piazza Duomo, proseguì per l'attuale via Ruggero Settimo, per giungere alla chiesa di San Sebastiano. Da questa, proseguendo per l'attiguo vicolo, imboccarono la strada del quondam Paolo Pennisi (via Pennisi), e da qui, immettendosi nell'attuale via Galatea, si diressero al convento dei Cappuccini ed alla chiesa di San Rocco, transitando per l'attuale via Roma. Dopo le piccole soste che in ogni luogo si effettuavano, il corteo scese per il viottolo, oggi diventato Corso Umberto, per giungere alla chiesetta di San Vito, che al tempo esisteva all'imbocco di questa via. Da questa chiesetta, il corteo fece nuovamente ritorno alla Matrice Chiesa per entrarvi dall'ingresso principale. Tanto quando uscirono che quando vi rientrarono, furono sparati cinquanta mascoli.12
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ed a quanto scritto da Tomaso Lo Bruno nella sua Cronaca giuntaci non integralmente, la soluzione dei due Vicari non andava incontro alle aspettative di coloro che vedevano la festa di Santa Venera strettamente legata all’evento commerciale della Fiera franca, e dopo la chiusura dei festeggiamenti, il 29 agosto 1649, la Municipalità si riunì in consiglio per deliberare di eleggere un’apposita deputazione che avesse il compito di seguire i lavori di realizzazione di una nuova statua in argento e di solennizzare annualmente i festeggiamenti patronali.13
Il rapporto ormai conflittuale con i Padri Carmelitani fu inasprito nel 1650 dalla pretesa di questi ultimi di voler predisporre un atto notarile per la consegna e restituzione della statua e della Reliquia, cui i Giurati non vollero sottostare, rifiutandosi di prendere la statua e la Reliquia dei Carmelitani e rinunciando alla processione.14 Il 10 luglio 1650 si riunì il civico Consesso, in cui fu deliberata la realizzazione di una statua in argento, così come già discusso nel 1649, da pagarsi con una parte dei proventi della Fiera che si sarebbe tenuta, parallelamente ai giorni di festa, dal 1651al 1653.15
In seguito, il 22 gennaio 1651, si tenne un pubblico Consiglio in cui fu richiesta e sottoscritta l'elevazione di Santa Venera a Patrona della Città, e di presentare tale richiesta alla Sacra Congregazione dei Riti, come sancito dalla Costituzione del 23 marzo 1630 emanata da Papa Urbano VIII.16 La strategia, abilmente adottata dai Giurati, ebbe l’obiettivo di riaffermare la supremazia della Fiera franca nel comprensorio delle Aci, decretandone il successo in termini commerciali attraverso la degna corona dei solenni festeggiamenti in onore di Santa Venera, finalmente ed ufficialmente Patrona della Città. La celebrazione della festa di Santa Venera con grande p***a e solennità nella Città di Aci Aquilia a cura esclusiva della Municipalità avrebbe cioè sancito definitivamente la nuova location della Fiera e ne avrebbe affermato il pieno possesso agli occhi dei contendenti viciniori, senza più ingerenza alcuna da parte dei Padri Carmelitani, di cui si temette il tentativo di monopolizzare la festa di Santa Venera a beneficio del proprio Ordine e del convento, e che avrebbe potuto interferire sul controllo dell’importante evento economico e commerciale.
Ma le minacce, nemmeno velate, contenute nei documenti cittadini – in cui i Giurati si rivolgono ai Ca****lani della Chiesa Madre, ammonendoli che quanto esiste all’interno della Chiesa relativo al culto della Santa appartiene all’Università, e qualora dovessero decidere per qualsiasi motivo di portare tutto altrove saranno liberissimi di farlo, anche a costo di realizzare una nuova Chiesa da dedicare a Santa Venera – rappresentavano, alla luce di quanto fatto anche ai Padri Carmelitani, un messaggio chiarissimo.17
Nel frattempo la Città era in fermento per la realizzazione della nuova statua, richiedendosi le migliori maestranze del tempo: allo scultore, nonché pittore, Antonino Finocchiaro fu commissionato il busto ligneo,18 che ultimato fu inviato a Messina nella bottega dell'argentiere Mario d'Angelo, il quale ne curò il rivestimento in argento.19 L’incarnato del sublime e soavissimo volto e delle mani fu eccelsa opera del pittore Giacinto Patania (Platania).20
Il 26 luglio 1655, il preziosissimo busto reliquiario fu portato in solenne processione per la Città, con una nuova Reliquia, donata nel 1651 dall’abate D. Giuseppe Salerno, lasciando ai frati carmelitani la loro statuetta e Reliquia.21
Mentre ogni anno le celebrazioni in onore di Santa Venera, elevata nel 1668 a Principale Patrona della Città, si svolgono in quella che dal 1872 è divenuta la chiesa Cattedrale di Acireale, e l’argenteo busto reliquiario viene gelosamente custodito in una sontuosa ca****la, realizzata per volere e grazie al lascito testamentario del nobile Trojlo Saglimbeni,22 risalente al 1658, – donazione che di fatto sancirà per sempre la collocazione del culto all’interno del principale Tempio della Città – della statuetta lentamente si andò perdendo la memoria. Il Cappuccino Anselmo Grasso ne fa speciale menzione nel suo Compendio,23 ma da questo momento in poi nessun testo più ne parla.
La stessa Reliquia della Santa viene citata un’ultima volta in un inventario 24 degli arredi dell’ex Chiesa del Convento dei Padri carmelitani, oggi Parrocchiale, nel 1929, poi di essa si perdono le tracce.
La rottura di un vetro sotto cui giaceva da decenni la piccola statua e le infiltrazioni d'acqua piovana perpetrate per anni, la ridussero ad un informe mucchietto di legni macerati che solo la maestria del restauratore Angelo Trovato ha in parte restituito al primitivo splendore grazie ad una prima fase di restauro.
Auspichiamo che al più presto possa completarsi l'intervento di recupero intrapreso, così da poter riconsegnare definitivamente al culto il pregevole manufatto, com'era nei propositi di quei frati che, a nostro modesto parere, furono ingiustamente accusati di voler egemonizzare la festa di Santa Venera.
Certo è che l’arrivo di questa statua in città fu la causa prima di una serie concatenata di eventi che hanno condizionato intere pagine di storia locale che, probabilmente, non si sarebbe dipanata così come accaduto o forse avrebbe avuto un percorso alquanto diverso.

© Aurelio Grasso tutti i diritti sono riservati

NOTE
1) Il documento originale sulla concessione della Fiera Franca di Santa Venera, privilegio concesso nel 1422 da Alfonso il Magnanimo, è conservato in Spagna: Archivio de la corona de Aragòn (Barcellona), Cancilleria, Registros 2806, f. 141.
2) Il relativo mandato di pagamento datato 30 agosto 1642 in favore del Patania, e di Mastro Paolo Grasso per il telaio, trovasi in: A.S.C.A., Mandati di pagamento, Reg. 1642-43. In A.S.C.A., Corrispondenza, consigli, appalti di gabelle, Reg. 1649-50, f. 202 r., trovasi invece il documento di un consiglio da cui si rileva che non solo il dipinto ma l’altare ed oggetti d’arredo appartenevano all’Università.
3) Per una più ampia visione del culto e della devozione verso Santa Venera si veda: ANSELMO GRASSI, Le Ammirande notizie della Patria, Vita, e Trionfi della Gloriosa Santa Venera, Messina, Giacomo Mattei, 1665.
4) VINCENZO RACITI ROMEO, Cronaca del Sac. Dott. Tomaso Lo Bruno, in Memorie della R. Accademia di scienze lettere ed arti degli Zelanti, Serie IV, vol. II, 1927-1929, Acireale, tipografia editrice “Orario delle Ferrovie”, 1929, pp. 74-76.
5) A.S.D.A, Archivio Capitolare, Reg. 1648-49: lettera del 10 maggio 1649.
6) V. RACITI ROMEO, Cronaca cit., pp. 74-76.
7) A.S.D.A, Archivio Capitolare, Reg. 1648-49: lettera del 10 maggio 1649.
8) V. RACITI ROMEO, Cronaca cit., p. 75.
9) A.S.D.A., Reg. 1648-49: lettera del Vicario di Aci Giovan Battista Grasso al Vicario in sede Vacante di Catania Francesco di Amico del 5 giugno 1649.
10) A.S.C.A., Corrispondenza, Consigli, appalti di gabelle, Reg. 1648-49, f. 114v.-115r.: lettera del Vicario di Catania in sede vacante Francesco di Amico alle autorità civili e religiose della Città del 12 giugno 1649.
11) Cfr.V. RACITI ROMEO, Cronaca cit., pp. 74-76.
12) Cfr. V. RACITI ROMEO, Cronaca cit., p. 76.
13) A.S.C.A., Corrispondenza cit., f. 87.
14) Cfr. V. RACITI ROMEO, Cronaca cit., pp. 77-78.
15) A.S.C.A., Corrispondenza, consigli, appalti di gabelle, Reg. 1650-1651, ff. 194-196.
16) Ivi, f. 191 e seg. Cfr. V. RACITI ROMEO, Santa Venera cit., Documento II, p. 44.
17) A.S.C.A., Corrispondenza, consigli, appalti di gabelle, Reg.1649-50, f. 202 r. Dagli atti di questo Consiglio rileviamo che i Giurati, qualora l’avessero ritenuto opportuno, avrebbero portato altrove statua, quadri e quant’altro di loro appartenenza fosse custodito nella Matrice Chiesa.
18) A.S.C.A., Mandati di pagamento, Reg.1653-1654, f. 122 v. Cfr. V. RACITI ROMEO, Santa Venera cit., Documento IV, p. 54.
19) Ivi, f. 115. Cfr. V. RACITI ROMEO, Santa Venera cit., Documento IV, p. 53.
20) A.S.C.A., Mandati di pagamento, Reg.1654-1655, f. 108 v. Cfr. V. RACITI ROMEO, Santa Venera cit., Documento IV, pp. 54-55.
21) Cfr. V. RACITI ROMEO, Cronaca cit., pp. 98-100.
22) A.S.D.A, Fondo antico, 1658: testamento di Trojlo Saglimbeni e relativo inventario dei beni.
23) ANSELMO GRASSI, Compendio dell’Ammirande Notizie della Patria, Vita, e Trionfi della gloriosa Predicatrice S. Venera, Catania, Bisagni, 1687.
24) Archivio Arcipretura Parrocchiale Maria SS. del Carmelo, Inventario degli arredi sacri ed altro esistenti nella parrocchiale chiesa S. Maria del Carmelo, 1929.

Il culto di Santa Venera (detta anche Veneranda o Parasceve) riveste da secoli un ruolo fondamentale per l'intero territ...
23/11/2015

Il culto di Santa Venera (detta anche Veneranda o Parasceve) riveste da secoli un ruolo fondamentale per l'intero territorio delle Aci, tanto da divenire patrona principale e protettrice della Città e della Diocesi di Acireale. L'antichissimo busto-reliquiario ligneo di Santa Venera riveste la particolare importanza per una profonda conoscenza della storia sociale, politica ed economica del territorio delle Aci. Il manufatto è stato oggetto di un primo, delicatissimo recupero nel 2009. Conservata presso l'antico convento dei Carmelitani, l'antica statua è stata a lungo oggetto di culto e devozione. Un secondo intervento di restauro è in fase di attuazione, grazie all'ausilio dei devoti, dell'Arcipretura Parrocchiale di Santa Maria del Carmelo in Acireale e del Gruppo "Il Patrimonio del Cuore". Obiettivo finale è quello di giungere a un completo e definitivo intervento di restauro. Per tale motivo la statua di "Santa Venera Carmelitana" sarà presentata al Censimento de "I Luoghi del Cuore" promosso dal FAI - Fondo Ambiente Italiano - che avverrà nel 2016.

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Via Galatea
Acireale
95024

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