Mila Fumini

Mila Fumini Historian
- Æsthetics is Ethics -

Cesena è la città felice delle mie estati bambine. Ci arrivavo in treno, da sola fin dalle elementari: il capotreno mi l...
08/08/2025

Cesena è la città felice delle mie estati bambine. Ci arrivavo in treno, da sola fin dalle elementari: il capotreno mi lasciava a Rimini, zia Sara mi aspettava al binario.
Lì imparavo la felicità dei passi lenti: passeggiate al parco, chiacchiere nella cartoleria della sua amica che mi insegnò i segreti di inchiostri e carte, il profumo del legno vecchio e dell’Eau d’Orange, mescolato all’olio alla lavanda che la zia portava come scia.

Molti anni dopo, tra le pieghe di Instagram, ho incontrato Diego e ci siamo riconosciuti senza esserci mai visti: Paolo Conte nei giorni buoni e in quelli meno buoni, devozione per la bellezza e reverenza per le persone rare.

Ma il violino c’era già. Era entrato molto prima, quando mia madre mi cresceva con musica classica e cantautori italiani, prediligendo Branduardi. Avevo cinque anni quando mi portò al mio primo concerto: lui, un cespo di capelli da bosco incantato, circondato da cromorno, ghironda, salterio… e un violino che cantava. Non so se mi colpì di più la musica o il fatto che un adulto sapesse suonare così tanti strumenti strani. Quel suono non è più uscito da me.

Quando mia madre mi chiese se volevo studiare musica, risposi subito: «Sì! Il violino.» Non sapevo nulla di tecnica, solo che volevo imparare la voce di quello strumento. Oggi, ogni volta che lo stringo, le corde vibrano con quelle invisibili che legano la mia infanzia, mia madre, la poesia, l’odore del legno e della pece, la carta degli spartiti.

Le note restano lì, come segreti che non si possono dire. Solo suonare.
E ogni volta è un ritorno.
E ogni volta penso che la musica sia l’unico mezzo che noi umani possediamo per dire “ti amo” senza usare parole.
E ogni volta, ancora, la prima volta.

«A mani giunte supplico i Buddha di tutte le direzioni di far brillare la luce del Dharma per coloro che sono smarriti n...
05/08/2025

«A mani giunte supplico i Buddha di tutte le direzioni di far brillare la luce del Dharma per coloro che sono smarriti nelle tenebre delle avversità.

A mani giunte supplico tutti i Buddha che desiderano raggiungere il Nirvana di restare per innumerevoli secoli e di non lasciare il mondo nell’oscurità.

I miei nemici diverranno nulla, i miei amici diverranno nulla, anch’io diverrò nulla, similmente tutto diverrà nulla.
Il giusto vincerà, l’ingiusto perderà.

Come l’esperienza di un sogno, qualunque cosa mi reca piacere diverrà un ricordo, quello che è passato non si vedrà mai più.

Libererò coloro che non sono liberati. Affrancherò coloro che non sono affrancati. Conforterò coloro che non sono confortati e farò entrare gli esseri viventi nel Nirvana.

I Buddha non lavano le azioni malvage con l’acqua né rimuovono la sofferenza degli individui con le mani, né trasferiscono la loro realizzazione agli altri, gli individui si liberano attraverso gli insegnamenti delle verità, la realtà definitiva.

Per tanto per via della virtù che si è raccolta attraverso tutto ciò che ho fatto, possano le pene di ogni creatura vivente essere completamente spazzate via».

05/08/2025
In agosto, quando tutto si svuota, spesso resto qui.La città, allora respira, sospira e si lascia guardare in un’«aria d...
03/08/2025

In agosto, quando tutto si svuota, spesso resto qui.
La città, allora respira, sospira e si lascia guardare in un’«aria diversa», come diceva Hildegard von Bingen.
E io la guardo ogni volta come fosse la prima.

Da numerosi lustri ci abito e mi abita
con i suoi portici che abbracciano forte,
i tramonti che incendiano le facciate,
le finestre che aprono orizzonti,
i vicoli che custodiscono segreti d’acqua e di pietra.

A Bologna non si è mai davvero soli.
Nemmeno in agosto.

Mi ha accolta e insegnato a camminare piano sotto la pioggia,
a cercare rifugi sotto i portici,
a chiamare “casa” un orizzonte di tetti rossi.

Mi ha donato parole nuove,
e il coraggio di smarrirne alcune che mi facevano male.
Mi ha fatto restare, anche quando volevo fuggire.
Mi ha fatto tornare, anche quando ero ancora qui.

Mi ha adottata senza cerimonie,
con l’umiltà delle sue pietre,
con i tramonti che si arrampicano sulle facciate,
con l’odore di tiglio e di storia che scivola tra le strade vuote d’agosto.

Non mi ha mai fatto sentire sola.
Mai.

E io non finirò mai di esserle grata, con la voce, con i passi, con gli sguardi





























Manuale provvisorio per giorni dispari.Essere attenti, o almeno tentare.Giorneare senza sensi di colpa.Scrivere, piantar...
30/07/2025

Manuale provvisorio per giorni dispari.

Essere attenti, o almeno tentare.
Giorneare senza sensi di colpa.
Scrivere, piantare, viaggiare, cantare.
Essere gentili (soprattutto con sé stessi).
Salutarsi la mattina presto quando finalmente piove e fa freddo con le nostre parole inventate: buongiornolo!
Cucinare con amore. E, se proprio va male, cucinare con ironia.
Raccogliere scritte sui muri come fossero versi.
Combattere fino in fondo insieme (ma anche con le proprie ombre).
Fotografare tramonti, lumache, specchi, cibo, locandine improbabili.
Tenere una stilografica a portata di cuore.

Ci sono giornate che sembrano collage:
un po’ spinaci e paneer, un po’ ascensori e labirinti di specchi.
Un po’ sentimenti che si attorcigliano come lumache sui bordi bagnati,
e vanno lenti come loro.
Un po’ muri che parlano.
Un po’ cinema con cartoline dentro le mani
di amici che fanno cose belle e importanti.
Un po’ tramonti che mi lasciano basita per la loro bellezza.
Un po’ maniglie bronzee che ti guardano con occhi da mostro
e ti sussurrano: “Coraggio, bussa ed entra.”

Le cose che colgo vivendo,
anche se partono da mondi lontani,
le raccolgo così: in fila, come biglie in tasca.



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Questa settimana ho imparato una parola nuova: «auratico», termine che, ho scoperto, nasce dalle riflessioni sull’arte e...
26/07/2025

Questa settimana ho imparato una parola nuova: «auratico», termine che, ho scoperto, nasce dalle riflessioni sull’arte e l’etica del geniale Walter Benjamin.

È una parola che sa di luce e vibrazione, di quelle mattine in cui basta un caffè con il tuo nome scritto sopra per farti iniziare con un sorriso una giornata che sai già sarà impegnativa.

Auroratico è saper stare nelle proprie scarpe… e saperle togliere.
È una playlist di Florence + The Machine che gira mentre pensi che la bellezza, come dice Hemingway, è un rischio.

Auroratico è non essere né butch, né tomboy, ma qualcosa di diverso, come mi ha scritto un’amica, un gentlequeer che cammina tra citazioni, vestiti scelti per amore e pensieri a volte un po’ sfrontati ma sempre rispettosi.

E poi, auroratico sei tu, che in mezzo al caos riesci a trovare il filo sottile delle cose che restano, perché sai fare attenzione e sei sensibile persino al fruscio di una foglia.

17/02/2025

La panificatrice veneta creatrice di Tocio ci racconta la sua visione di un prodotto che intreccia «memoria, tecnica e responsabilità».

Indirizzo

Via Cesare Battisti 2
Cesena
47521

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