29/07/2026
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🧠 Recalcati a Foggia: la lezione sulla tra regole, desiderio e libertà
di Daniela Tonti
🧠 “Chi sono i genitori peggiori? Quelli che credono di essere migliori e che si pongono nei confronti dei propri figli come guide ideali su tutto creando catastrofi che gli psicanalisti saranno chiamati a riparare. E i migliori? Quelli consapevoli della loro insufficienza e della loro inevitabile natura fallimentare”.
📚 Massimo Recalcati con una lectio magistralis sulla genitorialità ha chiuso l’edizione 2026 di , il festival organizzato dall’Associazione Spazio Baol che da oltre un decennio porta avanti la costruzione di uno spazio aperto di dialogo su temi trasversali.
👥 Oltre seicento partecipanti per la lezione su uno dei mestieri impossibili – come lo definiva Freud – che hanno affollato l’aula magna dell’Università di Foggia nell’incontro patrocinato dalla Biblioteca Magna Capitana, dal Comune di Foggia, dalla Fondazione Monti Uniti e dalla libreria Ubik.
💬 Ma se nessuno può spiegare a un genitore cosa fare per essere un buon genitore e se è vero che non ci sono regole o un vademecum, quello che emerge è che può comunque essere utile prendere consapevolezza della propria insufficienza. Fare il genitore – sostiene lo psicoanalista – significa navigare a vista, barcamenarsi nell’esperienza dell’insufficienza. Nel corso della lezione Recalcati partendo dalla crisi diffusa del discorso educativo, decostruisce le consuetudini della famiglia contemporanea mettendone in luce fragilità, debolezze e limiti strutturali del ruolo e offrendo al pubblico numerosi spunti di riflessione utili alla scelta di che tipo di genitore essere e sulle sue conseguenze.
📖 La crisi del discorso educativo parte dall’importanza delle regole ed è funzionale alla trasmissione ai figli del sentimento del non tutto che non è rassegnazione alla privazione e alla sottrazione ma occasione di esercizio delle mille possibilità dell’ingegno, del desiderio e della fantasia che le condizioni di mancanza da sempre offrono all’animo umano. Insegnare ai figli che non tutto è possibile è fondamentale perché “se so che non posso avere tutto, che non posso essere tutto, che non posso sapere tutto allora l’esperienza del desiderio sarà possibile”.
"Solo se c’è la distinzione del non tutto diventa possibile desiderare quello che manca, solo se non posso sapere tutto posso desiderare di sapere tutto, solo se non ho tutto posso tentare di dare un senso alla mia vita”.
👨👩👧 Se è vero che si impara più dall’osservazione che dalle prediche e cioè che come sostiene l’istinto primo naturale di conoscenza dell’uomo è l’imitazione ovvero l’apprendimento per mimesi, i genitori oggi nel perseguire il proprio ruolo sono chiamati a essere testimoni e non modelli: non modelli di vita che si autocompiacciono ma testimoni con la propria storia e le proprie scelte anche di come il non tutto sia stata la condizione per rendere la propria vita viva, nella ricerca dell’esperienza e dell’amore in senso assoluto oltre che di una vocazione e una strada da percorrere.
🌱 Un ulteriore passaggio è stato dedicato all’ossessione moderna della vita lunga nella convinzione che nell’allungamento della vita ci sia il benessere ma la psicanalisi insegna che la vita vera non è la vita lunga ma la vita larga. Quando un figlio è capace di allargare la propria vita, accogliere le esperienze della conoscenza, accogliere l’altro allora la vita è viva.
🤝 Il con figli è inoltre un falso mito sovrastimato per la disparità congenita di livello di ruolo degli interlocutori, perché tra i due dialoganti il genitore avrà sempre il ruolo di responsabile e dunque controllore. Un genitore chiede non per avviare una conversazione - come avviene tra due interlocutori di pari livello - ma per “controllare” che la vita del figlio stia prendendo la strada giusta ed è sempre in una posizione giudicante se non tendente a intervenire per orientare le sue scelte. E di qui il tema della giusta presenza. Un genitore troppo presente tende a produrre un modello disciplinare della genitorialità che guida e orienta la vita dei propri figli, un genitore troppo assente espone i figli al vuoto. Dunque la strada da seguire sta nel mezzo, un genitore buono è quello che sa offrire la propria presenza - non come un incubo o come uno sguardo impietoso e giudicante che coglie tutti i comportamenti sbagliati dei figli - ma che sa anche sottrarsi e retrocedere e saper andare sullo sfondo. Deve garantire la presenza attraverso il concetto di eccomi per ascoltare la sua domanda e dimostrargli che non è solo ma deve anche e soprattutto essere in grado di consegnarlo al deserto del mondo e di saperlo perdere.