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LA TUA SERENITA' E' IL NOSTRO OBIETTIVO

Ci sono giorni in cui la pazienza sembra finire e ci si sente tremendamente soli.Quando ci si prende cura di un familiar...
13/10/2026

Ci sono giorni in cui la pazienza sembra finire e ci si sente tremendamente soli.

Quando ci si prende cura di un familiare con l'Alzheimer tra le pareti di casa, anche le piccole cose quotidiane possono diventare un macigno. Sentirsi esausti o smarriti non fa di te un cattivo caregiver: fa di te una persona che sta dando tutto e che ha bisogno di sostegno.

La nostra associazione nasce proprio per questo: per camminare al tuo fianco, offrirti un punto di riferimento e ricordarti che c'è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.

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Per qualsiasi informazione o per un ascolto riservato, puoi anche inviarci un messaggio privato in ogni momento.

I nostri consigli e la nostra vicinanza nascono dall'esperienza quotidiana al fianco delle famiglie, ma non intendono sostituire il parere medico o professionale, fondamentale per valutare il grado di Alzheimer e le esigenze specifiche di ogni persona.

LAVORARE IN UNA RSA 💪❤️ "Tanti non sanno cosa significa lavorare in una RSA". Per tanti esistono solo le case di riposo,...
09/10/2026

LAVORARE IN UNA RSA 💪❤️
"Tanti non sanno cosa significa lavorare in una RSA".
Per tanti esistono solo le case di riposo, i luoghi in cui dopo una certa età, le persone devono "andare".
Le giornate iniziano alle 7:00, ma per te infermiere o Oss che sia, la sveglia è già suonata da un pezzo...
Inizi con le cure igieniche, con la terapia, con i parametri vitali.
Una routine che si ripete giorno dopo giorno.
Davanti a te una persona che non la spogli solo dei suoi abiti, ma anche della sua dignità, che ti chiede scusa se ha sporcato il pannolone, che ti chiede di far uscire il collega perché si vergogna.
Cerchi di vestirla di tutto punto, improvvisi una boutique nel suo armadio e prendi le veci del miglior coiffeur in circolazione.
Che cosa sai di lei?
Che è ipertesa, diabetica, che ha due figlie, e poi...
Non sai nulla.
L'hai conosciuta quando già le sue capacità cognitive erano compromesse, e la vedi indifesa, vulnerabile. Cerchi di immaginarla come era alla tua età, ma ti resta difficile, allora per aiutarti chiedi ai suoi parenti.
Spesso ascolti descrizioni che non ti aspettavi, "era un maresciallo" ti dicono...
È allora in quel momento, ti fermi a pensare come saresti tu alla sua età...
Perché il tempo non sente ragioni, non si ferma per nessuno.
I turni durano circa 7 di giorno e 10 ore di notte, ti rendi conto che la maggior parte del tuo tempo la trascorri proprio con loro, la tua struttura diventa la tua seconda famiglia.
E tu diventi la loro!
Poi un giorno sei lì che ti fermi ad osservare quel letto vuoto, ti chiedi perché non l'hai salutata, ti rispondi che non lo sapevi, che non potevi saperlo, che forse non la rivedrai più...
E ti fa male...
Perché tu le volevi bene, perché tu non sapevi neanche il suo numero di letto, perché tu la chiamavi per nome!
Oggi più che mai sono loro ad essere i più vulnerabili, allora cerchi di difenderli come più puoi, sei la loro coperta, il loro faro.
Quando perdi uno di loro, non perdi un paziente, perdi una persona cara, una a cui hai voluto veramente bene.
Mi rammarico a leggere articoli che parlano delle RSA come luoghi di morte, luoghi in cui l'anziano è diventato vittima del sistema, in cui gli operatori sono diventati i loro carnefici.
Noi siamo quelli che fuori turno chiamiamo il collega per sapere come è andata la terapia, se la febbre è scesa.
Noi siamo quelli che "non ti preoccupare te la compro io l'acqua".
Noi siamo quelli che dal nostro cellulare facciamo una videochiamata ad una persona cara, per avere un contatto affettivo e poter dire "andrà tutto bene! "
Noi siamo quelli che "a volte siamo gli unici al funerale".
Fuori da qui per il mondo loro sono i nostri pazienti, ma qui dentro per noi sono i nostri nonni!".

OPERATORI SOCIO SANITARI
(Fonte: OSS alla riscossa)

06/10/2026

♥️

03/10/2026
Non vorrei mai finire in una casa di riposo, ma se proprio dovessi arrivarci e non avessi altra scelta perché ormai non ...
21/09/2026

Non vorrei mai finire in una casa di riposo, ma se proprio dovessi arrivarci e non avessi altra scelta perché ormai non sono più lucida, 😁 allora vorrei che queste mie volontà venissero rispettate. 😁😁

Se dovessi ammalarmi di demenza, vorrei che la mia famiglia appendesse questo elenco di desideri alla parete della mia stanza. Voglio che si ricordino di queste cose.

1. Ogni volta che entrate nella stanza, annunciatevi. "Ciao, sono..." MAI chiedere: "Sai chi sono?" Provoca ansia.

2. Se dovessi avere la demenza, vorrei che amici e familiari accettassero la mia realtà. 🌸 Assistenti inclusi.

3. Se penso che un mio amico defunto sia ancora vivo, o che stiamo andando a cena dai miei genitori, lasciatemi credere a queste cose. Ne sarò molto più felice. ❤️

4. Se dovessi avere la demenza, non discutete con me su cosa sia vero per me rispetto a cosa sia vero per voi. 👍🏽❤️👍🏽

5. Se dovessi avere la demenza e non fossi sicura di chi siete, non prendetevela sul personale. La mia percezione del tempo è confusa. 👍🏽👍🏽👍🏽

6. Se dovessi avere la demenza e non riuscissi più a usare le posate, non iniziate a imboccarmi. Passate piuttosto a cibi che si possono mangiare con le mani (*finger food*) e vedete se riesco ancora a nutrirmi da sola. ❤️🥰❤️🥰

7. Se dovessi avere la demenza e mi sentissi triste o ansiosa, tenetemi la mano e ascoltatemi. Non dite che i miei sentimenti sono infondati.

8. Se dovessi avere la demenza, non voglio essere trattata come una bambina. Parlatemi come all'adulta che sono. ❤️

9. Se dovessi avere la demenza, vorrei comunque godermi le cose che ho sempre amato. Aiutatemi a trovare il modo di fare esercizio, leggere e vedere gli amici. ❤️

10. Se dovessi avere la demenza, chiedetemi di raccontarvi una storia del mio passato.

11. Se dovessi avere la demenza e diventassi agitata, prendetevi il tempo per capire cosa mi turba. ❤️

12. Se dovessi avere la demenza, trattatemi come vorreste essere trattati voi. ❤️

13. Se dovessi sviluppare la demenza, assicurati che in casa ci siano sempre degli snack per me. Già adesso mi innervosisco se non mangio; con la demenza, potrei avere difficoltà a spiegare di cosa ho bisogno.❤️

14. Se dovessi sviluppare la demenza, non parlare di me come se non fossi presente nella stanza.👍🏽

15. Se dovessi sviluppare la demenza, non sentirti in colpa se non riesci ad assistermi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non è colpa tua e hai fatto del tuo meglio. Cerca qualcuno che possa aiutarti o scegli una nuova, ottima struttura dove io possa vivere.👍🏽

16. Se dovessi sviluppare la demenza e vivere in una struttura specializzata, ti prego di venirmi a trovare spesso.❤️

17. Se dovessi sviluppare la demenza, non mostrarti frustrato se confondo nomi, eventi o luoghi. Fai un respiro profondo. Non è colpa mia.👍🏽

18. Se dovessi ammalarmi di demenza, assicuratevi che la mia musica preferita sia sempre in sottofondo, a portata d'orecchio.❤️❤️❤️

19. Se dovessi ammalarmi di demenza e avessi l'abitudine di prendere oggetti e portarli in giro, aiutatemi a rimetterli al loro posto.👍🏽

20. Se dovessi ammalarmi di demenza, non escludetemi dalle feste e dalle riunioni di famiglia.❤️

21. Se dovessi ammalarmi di demenza, sappiate che amo ancora ricevere abbracci e farmi delle belle risate. ❤️🥰❤️

22. Se dovessi ammalarmi di demenza, ricordate che sono sempre la persona che conoscete e amate.”🌼❤️

In onore di qualcuno che conoscete o avete conosciuto affetto da demenza. In onore di tutte le persone che amo e che ho perso, che stanno combattendo contro la demenza o l'Alzheimer.

Qualcuno ha detto che, quando ci si prende cura di una persona affetta da demenza, la si perde sempre di più ogni giorno che passa: al momento della diagnosi, durante le varie fasi della malattia, quando necessita di cure e infine quando viene a mancare.

Questo viene chiamato "l'addio più lungo". Mentre il cervello si spegne lentamente, la persona cambia fisicamente e finisce per dimenticare chi sono i suoi cari. Potrebbe ritrovarsi costretta a letto, immobile, senza mangiare né bere.

Ci saranno persone che scorreranno oltre questo post perché
la demenza non ha toccato le loro vite. Forse non sanno cosa significhi avere una persona cara che ha combattuto o sta ancora combattendo contro questa malattia.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa malattia crudele, vorrei che i miei amici pubblicassero questo messaggio sulla loro bacheca oggi.

Tieni premuto il dito sul post per copiarlo e incollarlo sulla tua bacheca.

Un ringraziamento speciale a chiunque decida di pubblicarlo sulla propria bacheca in occasione della Settimana di sensibilizzazione sulla demenza.
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1.800 segnalazioni in sette mesi. È il numero di persone che, quest'anno, hanno avuto bisogno del Punto Unico di Dimissi...
10/09/2026

1.800 segnalazioni in sette mesi. È il numero di persone che, quest'anno, hanno avuto bisogno del Punto Unico di Dimissioni dell'Ospedale Maggiore per tornare a casa dopo un ricovero — perché essere clinicamente guariti non basta sempre.

Può essere una persona anziana senza nessuno che l'accolga al rientro, o senza gli ausili ancora attivati. Può essere una casa con barriere architettoniche, diventata inadatta da un giorno all'altro. O una fragilità familiare che rende impossibile il rientro. Il PUD nasce per occuparsi proprio di questo: il passaggio tra la fine delle cure e il ritorno a casa, quando non è semplice come sembra.

Come funziona? I medici dei reparti segnalano i casi più fragili. I case manager costruiscono poi il percorso più adatto: ausili, riabilitazione, cure intermedie, o il coinvolgimento dei servizi sociali del territorio — a volte già dal Pronto Soccorso, per evitare ricoveri prolungati. Le aree più coinvolte sono geriatria e ortopedia (700 e 411 segnalazioni nei primi sette mesi). Non stupisce: un intervento o una lunga riabilitazione possono cambiare l'autonomia di una persona da un giorno all'altro.

E il lavoro non si ferma in ospedale: Case della Comunità, Distretto di Parma, servizi sociali del Comune e Sportello Clissa costruiscono insieme una rete che accompagna le persone anche dopo la dimissione.

Se vuoi saperne di più: https://tinyurl.com/dxezv33y

Città di Parma

**Quando perdi tua madre, non perdi soltanto una persona. È come se nella tua vita si aprisse una frattura che separa pe...
03/09/2026

**Quando perdi tua madre, non perdi soltanto una persona. È come se nella tua vita si aprisse una frattura che separa per sempre ciò che c'era prima da ciò che verrà dopo.**

Esiste un tempo in cui lei c'era.

E poi ne comincia un altro, in cui devi imparare a vivere senza poter più sentire la sua voce, cercare il suo sguardo o comporre il suo numero di telefono.

È un dolore difficile da spiegare.

Perché tua madre è la donna che ti ha portato dentro di sé, che ti ha accompagnato nel mondo e che, nel bene e nel male, appartiene alla parte più profonda della tua storia.

Il tuo corpo è stato parte del suo.

Il tuo cuore ha iniziato a ba***re accanto al suo.

Prima ancora di conoscere il mondo, conoscevi il suono della sua voce.

Per questo, quando una madre se ne va, non senti soltanto la mancanza di qualcuno che amavi.

È come perdere una parte delle proprie radici.

E improvvisamente comprendi qualcosa che per tutta la vita hai saputo, ma che forse non avevi mai sentito così vicino:

il tempo non ci appartiene.

Quando arrivò il momento di salutare mia madre, avrei dato qualsiasi cosa per fermarlo.

Avrei voluto trattenere il suo ultimo respiro ancora per qualche ora.

Un giorno.

Una notte in più.

Quella notte non dormii.

E quasi non lasciai dormire neppure lei.

Avevo paura che, chiudendo gli occhi, il tempo potesse portarmela via.

Così cominciai a parlare.

Parlai come forse non avevo mai fatto prima.

Le raccontai le mie paure.

Le mie scelte sbagliate.

Gli errori di cui mi vergognavo.

Le colpe che avevo portato dentro senza trovare il coraggio di confessarle.

Le dissi cose che avevo rimandato per anni, convinto che ci sarebbe sempre stato un altro momento.

Ed è strano dirlo, ma dentro uno dei momenti più dolorosi della mia vita accadde anche qualcosa di profondamente bello.

Perché quella notte non c'erano più maschere.

Non c'erano orgoglio, incomprensioni o vecchie discussioni.

C'eravamo soltanto noi due.

Una madre e suo figlio.

E tutta una vita da ripercorrere prima che arrivasse il momento di lasciarsi.

Le dissi che, nonostante le difficoltà, le delusioni e gli errori, amavo profondamente la vita che avevo ricevuto.

Che ero felice di essere venuto al mondo.

Poi mi inginocchiai davanti a lei.

Non sapevo più cosa dire.

Così pronunciai soltanto le parole che, in quel momento, contenevano tutto:

**«Grazie, mamma.»**

Grazie per avermi dato la vita.

Grazie per le volte in cui mi hai protetto e per quelle in cui hai dovuto lasciarmi sbagliare.

Grazie per quello che ho compreso di te e persino per ciò che forse capirò soltanto adesso che non ci sei più.

Perché crescendo possiamo allontanarci da nostra madre.

Possiamo discutere con lei, non comprenderla, avere caratteri diversi e persino attraversare periodi in cui sembriamo vivere in mondi lontanissimi.

Ma esiste un legame che il tempo trasforma senza riuscire a cancellare.

E quando lei non c'è più, sono spesso le cose più semplici a mancare.

Una telefonata.

Una domanda ripetuta mille volte.

Il suo modo di pronunciare il nostro nome.

Una ricetta che nessuno riesce a preparare esattamente come lei.

Un consiglio che un tempo ci infastidiva e che adesso daremmo qualsiasi cosa per poter ascoltare ancora.

Persino quei piccoli gesti che consideravamo scontati diventano ricordi preziosi.

Forse è questo che comprendiamo troppo tardi:

pensiamo sempre di avere tempo.

Tempo per telefonare domani.

Tempo per andare a trovarla la prossima settimana.

Tempo per dirle quella cosa che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire.

Tempo per chiederle di raccontarci ancora una volta com'era quando era giovane.

Poi arriva un giorno in cui quel tempo non c'è più.

Se tua madre è ancora qui, non aspettare un'occasione speciale.

Chiamala.

Ascoltala.

Chiedile qualcosa della sua vita che non conosci.

E, se puoi, abbracciala un po' più a lungo del solito.

Non perché dobbiamo vivere con la paura di perdere chi amiamo, ma perché certe presenze meritano di essere riconosciute mentre possiamo ancora goderne.

E se tua madre non c'è più, forse il modo più bello per continuare ad amarla è portare nella tua vita ciò che di lei è rimasto dentro di te.

Un gesto.

Un insegnamento.

Una frase.

Un valore.

Perché alcune persone se ne vanno dalla nostra quotidianità, ma continuano a vivere nel modo in cui affrontiamo il mondo.

**Se potessi avere tua madre davanti a te ancora per un minuto, qual è la prima cosa che le diresti?**

UMANITA' E PAZIENZALe persone che vivono con la demenza.Sono loro che, senza volerlo, ci insegnano a rallentare.   Ci ra...
26/08/2026

UMANITA' E PAZIENZA
Le persone che vivono con la demenza.
Sono loro che, senza volerlo, ci insegnano a rallentare.
Ci raccontano storie anche quando le parole si incastrano.
Loro ci cercano con lo sguardo e, anche se il nome non lo ricordano, il cuore ne riconosce l’affetto.
Nascondono il pane negli armadi.
Fanno la stessa domanda venti volte.
Si perdono in un corridoio della propria casa.
Eppure, in mezzo a tutto questo, continuano a darci lezioni di umanità e di pazienza.
Sono importanti. Lo sono sempre stati.
Sono la nostra memoria. La nostra storia.
Sono il ponte sottile tra chi eravamo e chi stiamo diventando.
Prendersi cura di loro con dignità non è un dovere, ma un privilegio. È un atto d’amore.
Oggi scegliamo di restare sempre con loro. Di non renderli invisibili.
Perché dietro ogni gesto confuso c’è ancora una persona.
E dietro ogni persona c’è ancora una vita intera da onorare.
Fonte: dal web

Il 23 agosto 1926 è una data che segna la storia di  . Esattamente cent’anni fa, i primi pazienti varcavano la soglia de...
24/08/2026

Il 23 agosto 1926 è una data che segna la storia di . Esattamente cent’anni fa, i primi pazienti varcavano la soglia dei nuovi padiglioni dell’Ospedale di via Gramsci 14, sorti in quella che allora era aperta campagna.

Immaginate la scena: oltre 11 ettari recintati – praticamente 16 campi da calcio – con quattordici padiglioni, impianti autonomi, vapore per la sterilizzazione e acqua sollevata meccanicamente.

Quel giorno non nasceva soltanto un nuovo ospedale. Nasceva una nuova idea di cura. Da quel momento infatti curare significò dare luce, aria e spazi adeguati a chi era malato. I padiglioni furono disposti lungo l’asse nord-sud proprio per sfruttare al meglio il sole e la ventilazione naturale, attraverso grandi finestre. Ogni malattia aveva il suo spazio. Ogni paziente il suo respiro. Si era compresa una cosa semplice e, per l’epoca, rivoluzionaria: anche lo spazio è parte della cura.

Cent’anni dopo, la sfida è ancora la stessa. Il nuovo Ospedale dei Bambini, il Centro di Oncologia e Radioterapia, il futuro Ospedale delle Donne: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma cambia pelle, ma continua a essere fedele a quell’intuizione del 1926.

Ma un ospedale non è fatto soltanto di edifici, spazi e tecnologie. È fatto, prima di tutto, di persone. Per questo, nel giorno del suo centenario, il grazie più grande va a tutte le donne e gli uomini che, nel corso di questi cento anni, hanno lavorato e continuano a lavorare dentro l’Ospedale di Parma, prendendosi cura degli altri con competenza, professionalità e dedizione.

❤Cent’anni di luoghi che cambiano. Cent’anni di medicina che evolve. Cent’anni di persone che si prendono cura delle persone.❤

Scopri di più su questo importante anniversario, con altre foto d'archivio: https://tinyurl.com/66nt7rk8

Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

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