Assistenza Anziani Servizi Parma

Assistenza Anziani Servizi Parma Forniamo supporto ed Assistenza qualificata alla Persona Anziana ed alla Famiglia. Offriamo Consulenze familiari mirate e selezioni professionali di personale.

LA TUA SERENITA' E' IL NOSTRO OBIETTIVO

💩Stasera, parlando privatamente con una persona di questo gruppo, siamo arrivati a una riflessione che credo riguardi mo...
02/06/2026

💩Stasera, parlando privatamente con una persona di questo gruppo, siamo arrivati a una riflessione che credo riguardi moltissime famiglie.

In Italia si stima che oltre 1 milione di persone convivano con una forma di demenza e che circa 600.000 siano affette da Alzheimer. Dietro questi numeri ci sono milioni di familiari che assistono ogni giorno un genitore, un coniuge, un fratello o una sorella.

🟪 Ora facciamo un esempio concreto.

🟣 Una persona lavora onestamente per 40 o 45 anni. Versa contributi, paga tasse, costruisce una casa, mette da parte qualche risparmio rinunciando spesso a viaggi, vacanze e tanti piccoli piaceri della vita. Lo fa perché crede che un giorno quei sacrifici gli garantiranno una vecchiaia dignitosa.

Poi arriva l’Alzheimer.

Da quel momento inizia una battaglia che non è soltanto sanitaria, ma anche economica, psicologica e sociale.

Visite neurologiche, geriatriche, esami, fisioterapia, assistenza continua, farmaci, integratori spesso non rimborsati, badanti, giornate di lavoro p***e dai familiari, notti insonni e uno stress che chi non vive questa esperienza difficilmente può comprendere.

Quando infine si arriva al punto in cui l’assistenza domiciliare non è più sufficiente e si rende necessario l’ingresso in una RSA, molte famiglie scoprono una realtà durissima.

𝐋𝐞 𝐫𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞. 𝐄𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐥’𝐈𝐒𝐄𝐄 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐨-𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚: 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐦𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐡𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐨𝐧𝐞𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.

𝐄 𝐪𝐮𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚.

𝑬̀ 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒗𝒂𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆, 𝒊𝒓𝒓𝒆𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒄𝒆𝒍𝒕𝒂 𝒅𝒂 𝒏𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒃𝒃𝒂 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒖𝒎𝒂𝒕𝒊 𝒊 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒊𝒇𝒊𝒄𝒊 𝒅𝒊 𝒖𝒏’𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒊𝒕𝒂?

𝑬̀ 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒃𝒃𝒂 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒗𝒆𝒓𝒊𝒓𝒔𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒈𝒂𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊𝒓𝒆 𝒄𝒖𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒈𝒏𝒊𝒕𝒐𝒔𝒆 𝒂 𝒖𝒏 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒄𝒂𝒓𝒐?

𝑬̀ 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒉𝒊 𝒉𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒂𝒓𝒎𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒗𝒆𝒏𝒈𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒂 𝒅𝒂 𝒄𝒖𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒏𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒊𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒍’𝒖𝒍𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒆𝒖𝒓𝒐 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒂𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒓𝒆𝒕𝒐?

𝑬 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐:

𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒊𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒂 𝑨𝒍𝒛𝒉𝒆𝒊𝒎𝒆𝒓 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒎𝒂𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒂 𝒆𝒎𝒆𝒓𝒈𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆?

𝑷𝒂𝒓𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒊 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒍𝒊𝒂𝒓𝒊 𝒄𝒐𝒊𝒏𝒗𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒅𝒊𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆.

🟣 Parliamo di una patologia che non distrugge soltanto la memoria di una persona, ma mette in ginocchio intere famiglie.

🟪 La ricerca è fondamentale.
Le malattie rare meritano attenzione.
La solidarietà è un valore assoluto.

Ma mi chiedo: chi rappresenta davvero le famiglie dell’Alzheimer?

Chi porta nelle sedi istituzionali la voce di chi assiste un malato 24 ore su 24?

Chi parla di chi è costretto a lasciare il lavoro?

Chi parla dei caregiver che si ammalano di stress, depressione e isolamento?

Chi parla di chi vede svanire i risparmi di una vita per pagare una retta?

Perché la sensazione, molte volte, è quella di essere invisibili.

𝑬 𝒂𝒍𝒍𝒐𝒓𝒂 𝒍𝒂 𝒅𝒐𝒎𝒂𝒏𝒅𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒊𝒗𝒐𝒍𝒈𝒐 𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒗𝒐𝒊 𝒆̀ 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒆:

𝑪𝒐𝒔𝒂 𝒃𝒊𝒔𝒐𝒈𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂𝒕𝒊?

𝑪𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆?

𝑹𝒂𝒄𝒄𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒊𝒓𝒎𝒆?

𝑪𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒄𝒐𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆?

𝑴𝒂𝒏𝒊𝒇𝒆𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒗𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒊𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊?

🟣 Perché in altri Paesi, quando milioni di cittadini ritengono che una questione sia importante, riescono a trasformarla in una priorità politica. In Italia, invece, troppo spesso ci limitiamo a sopportare in silenzio.
Un esempio: la Francia.

💔Io non ho la soluzione.

So soltanto che oggi l’Alzheimer può colpire chiunque.

E quando arriva, non distrugge soltanto la memoria di una persona.

Può distruggere la serenità, la salute e la stabilità economica di un’intera famiglia.

𝐕𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐞? 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐦𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐀𝐥𝐳𝐡𝐞𝐢𝐦𝐞𝐫 𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐞 𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨?

Secondo voi, quanto è importante che una città diventi una "Comunità Dementia Friendly"? 💙Spesso, quando si parla di dem...
31/05/2026

Secondo voi, quanto è importante che una città diventi una "Comunità Dementia Friendly"? 💙

Spesso, quando si parla di demenza, ci si concentra giustamente sulle terapie, sulla gestione medica e sulla quotidianità tra le mura di casa. Ma c'è un pezzo fondamentale che non può essere lasciato indietro: la società in cui viviamo. Che impatto ha il mondo esterno sulla vita di una famiglia?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) lo ha messo nero su bianco nelle sue linee guida globali: la creazione di comunità inclusive, accoglienti e formate non è un optional, ma una necessità di salute pubblica urgente per garantire dignità ai pazienti e un reale sollievo alle loro famiglie. ( Fonte: WHO, Global action plan on the public health response to dementia).

Noi come associazione crediamo in questa visione

Crediamo che una famiglia non debba mai isolarsi per paura del giudizio o per il timore che il proprio caro si trovi in difficoltà in un negozio, in banca o su una panchina. Sappiamo perfettamente che ogni situazione è unica, complessa e richiede risposte personalizzate, e che l'affetto della comunità non sostituisce il supporto dei professionisti sanitari. Ma una rete sociale preparata e formata – un commerciante che sa come tendere la mano, un cittadino che sa ascoltare – fa tutta la differenza del mondo: alleggerisce il carico emotivo di chi assiste e restituisce piccoli spazi di libertà.

Tornando alla domanda iniziale, ci piacerebbe moltissimo ascoltare il vostro parere: secondo la vostra esperienza, quanto conta poter contare su una comunità preparata? Quale piccolo gesto o attenzione, da parte di un negoziante o di un vicino di casa, farebbe davvero la differenza nella vostra quotidianità?



Federazione Alzheimer Italia Alzheimer's Association Alzheimer Nederland Alzheimer's Caregiver Support Alzheimer's Society CGTNEurope BBC World Health Organization (WHO)

Sicurezza operativa: corso di autodifesa. Questo evento è promosso dall’Opi (Ordine delle Professioni Infermieristiche) ...
29/05/2026

Sicurezza operativa: corso di autodifesa. Questo evento è promosso dall’Opi (Ordine delle Professioni Infermieristiche) di Terni, che ne condivide la locandina sulla propria pagina Facebook. “Siamo orgogliosi di aver organizzato questa iniziativa formativa – afferma il comunicato – progettata per affrontare il problema delle aggressioni nei confronti del personale sanitario”. Si tratta della prima edizione del corso, con una seconda già prevista per settembre. A giugno si svolgeranno tre incontri, ciascuno focalizzato su livelli formativi diversi: base, avanzato e specialistico. Le lezioni saranno condotte da istruttori della Fijlkam Umbria (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). “I partecipanti all’evento – si legge ancora – comprenderanno trenta infermieri e infermieri pediatrici iscritti all’Opi, oltre a venti medici iscritti all’Omceo di Terni.

La sicurezza è oggi un diritto fondamentale per ogni professionista. Le attuali condizioni sociali hanno messo in luce nuove esigenze di sicurezza personale e autoprotezione. Le cronache segnalano un aumento sia nella frequenza che nella gravità delle aggressioni verbali e fisiche contro il personale sanitario e sociosanitario, rendendo questo problema impossibile da ignorare”. È significativo notare che nel 2025 in Umbria si sono registrati 211 incidenti di aggressione, coinvolgendo 281 operatori.

Questi dati rimangono stabili rispetto al 2024, ma mostrano un incremento del 40% rispetto al 2023. “È particolarmente preoccupante – ha affermato la governatrice Stefania Proietti durante il convegno “Curare senza paura“ della Fnomceo a marzo scorso – l’aumento delle aggressioni fisiche, oltre a quelle verbali: da 43 a 57. Il 66% delle vittime sono donne. Gli infermieri costituiscono il 64%, mentre medici e chirurghi rappresentano il 20%”.

Una tragica notizia ha scosso la comunità sanitaria: un’operatrice socio-sanitaria di 33 anni è deceduta durante il suo ...
28/05/2026

Una tragica notizia ha scosso la comunità sanitaria: un’operatrice socio-sanitaria di 33 anni è deceduta durante il suo turno di notte in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA). Secondo le informazioni disponibili, la giovane donna aveva la responsabilità di assistere 33 pazienti. È stato riferito che una delle persone assistite ha allertato i soccorsi dopo aver notato il malessere dell’operatrice.

Purtroppo, non sono emersi ulteriori dettagli specifici riguardo alle circostanze esatte dell’incidente o alle cause del malore. La notizia ha suscitato un profondo cordoglio tra i colleghi e la comunità locale, sottolineando l’importanza e la dedizione del personale sanitario che lavora instancabilmente per garantire il benessere dei pazienti.

Questo tragico evento si inserisce in una serie di incidenti simili che hanno coinvolto professionisti sanitari durante i turni notturni. Ad esempio, nel 2022, il dottor Dante Bellè, 69 anni, coordinatore della continuità assistenziale dell’ambito di Carrara-Fosdinovo, è stato colto da un malore durante il suo turno di guardia medica e, nonostante l’intervento immediato, è deceduto.

Questi eventi evidenziano le sfide e i rischi associati al lavoro notturno nel settore sanitario, un aspetto che richiede attenzione e supporto per garantire la sicurezza e il benessere degli operatori.

In attesa di ulteriori aggiornamenti ufficiali, la comunità sanitaria e i familiari dell’operatrice deceduta sono uniti nel dolore e nella memoria del suo impegno professionale.. 🥹

Ogni ospedale ne aveva una.La Caposala.La Matrona.La donna che riusciva a far tacere un intero corridoio semplicemente a...
27/05/2026

Ogni ospedale ne aveva una.

La Caposala.
La Matrona.
La donna che riusciva a far tacere un intero corridoio semplicemente apparendo alla stazione infermieristica.

Sapevi sempre quando stava arrivando.

I pavimenti sembravano diventare più silenziosi.
Le cartelle cliniche venivano improvvisamente organizzate.
Le infermiere studentesse si raddrizzavano un po’ di più.

E se entrava nel reparto all’improvviso?
Tutti iniziavano immediatamente a controllare le loro divise e le stanze dei pazienti.

All'epoca, le matrone governavano il piano dell’ospedale con un livello di autorità che le infermiere più giovani oggi probabilmente non potrebbero mai immaginare.

Notavano tutto.

La polvere su un comodino.
Un angolo di lenzuolo spiegazzato.
Una cartella mancante.
Un’infermiera che masticava gomma in infermeria.

Niente sfuggiva ai loro occhi.

E onestamente?
La maggior parte delle infermiere era terrorizzata all’idea di deluderle.

Ricordo ancora una matrona che poteva passare accanto al tuo carrello dei farmaci, dare un'occhiata e in qualche modo, sapere se qualcosa non era a posto senza toccare nulla.

Ma ecco cosa le persone al di fuori della professione infermieristica non vedevano mai:

Questa donna portava sulle sue spalle un’enorme responsabilità.

Proteggeva gli standard con fermezza perché i pazienti dipendevano da quegli standard.

E sotto tutta quella severità, molte matrone osservavano silenziosamente anche le loro infermiere.

Ti rimproveravano per una registrazione approssimativa davanti a tutti…
poi ti chiamavano da parte più tardi e ti chiedevano se andava tutto bene perché avevano notato che sembravi esausta.

Una buona matrona poteva gestire un intero reparto quasi come un’orchestra.
Ogni infermiera si muoveva insieme.
Ogni compito veniva gestito.
Ogni paziente era contabilizzato.

E anche anni dopo, le infermiere ricordano ancora il suono di quei passi che venivano giù per il corridoio.

Chi altro ricorda di essersi raddrizzato all’istante non appena la Caposala entrava nel piano?

Oggi gli infermieri non sapranno mai com'era quando quasi nulla in un ospedale era usa e getta.Non le siringhe.Non gli a...
26/05/2026

Oggi gli infermieri non sapranno mai com'era quando quasi nulla in un ospedale era usa e getta.

Non le siringhe.
Non gli aghi.
Non i lenzuoli.
Nemmeno molti dei materiali chirurgici.

Tutto veniva pulito.
Avvolto.
Bollito.
Sterilizzato.
Riutilizzato.

E onestamente, non ci pensavamo due volte, perché era semplicemente così che funzionavano gli ospedali.

Alla fine di un turno, i vassoi degli strumenti sparivano giù nel magazzino centrale e tornavano dopo qualche ora caldi dalla sterilizzazione, ben avvolti e pronti per il prossimo paziente.

Le bottiglie di medicina in vetro riempivano gli scaffali.
I cateteri di metallo risuonavano ovunque.
Anche i termometri venivano puliti e riutilizzati più volte fino a che i numeri diventavano sbiaditi.

Si imparava molto in fretta a prendersi cura delle attrezzature, perché non c’era un’illimitata fornitura in attesa in un armadietto.

E gli infermieri diventavano ingegnosi in modi che il personale più giovane probabilmente troverebbe incredibili oggi.

Se qualcosa si rompeva, la riparavi.
Se le forniture scarseggiavano, ti adattavi.
Se un altro infermiere aveva bisogno di aiuto, intervenivi perché tutti dipendevano l'uno dall'altro.

Oggi gli ospedali sono più veloci, più puliti, più sicuri in molti modi.

Ma allora la professione infermieristica sembrava incredibilmente pratica.
Toccavi tutto.
Preparavi tutto.
Pulivi tutto.

Non ti prendevi cura solo dei pazienti.
Aiutavi a mantenere tutto il piano operativo.

E in qualche modo, quegli ospedali di un tempo, con tutto il loro rumore e le attrezzature usurate, insegnavano agli infermieri a essere forti senza perdere la loro l’empatia..

Le infermiere del turno di notte di una volta ricordano qualcosa che le infermiere più giovani non hanno mai realmente v...
25/05/2026

Le infermiere del turno di notte di una volta ricordano qualcosa che le infermiere più giovani non hanno mai realmente vissuto.

Come suonavano gli ospedali dopo mezzanotte, prima che i computer prendessero il controllo della postazione infermieristica.

Le luci rimanevano soffuse.
Le voci erano pacate.
E l'intero piano sembrava respirare più lentamente.

Si sentivano le piastrelle del corridoio scricchiolare sotto gli zoccoli delle infermiere.

L'occasionale rumore della macchina per il ghiaccio.
Il carrello delle medicine che rotolava.
Un monitor lontano che suonava da qualche parte in lontananza.

E in infermeria invece…

C'era conversazione.

Vera conversazione.

Le infermiere si sedevano vicine, scrivendo a mano sotto lampade da scrivania calde, sorseggiando caffè terribile da tazze di polistirolo.

Qualcuna portava sempre biscotti fatti in casa.
Qualcuna aveva sempre forcine sparse sul bancone.
Qualcuna conosceva a memoria ogni paziente del piano.

Il turno di notte aveva la sua famiglia.

Il lavoro di squadra sembrava più silenzioso.
In qualche modo più personale.

Si imparava chi aveva problemi di matrimonio.
Chi stava mandando i figli al college.
Chi piangeva nella sala forniture dopo aver perso un paziente.

E durante le notti più difficili…

Nessuno doveva chiedere aiuto due volte.

Le infermiere più anziane ricordano ancora il conforto di alzare lo sguardo dalla cartella clinica e vedere volti familiari seduti accanto a loro alle 2 del mattino.

Nessuno schermo di computer che brillava tra tutti.

Solo infermiere che affrontano insieme un'altra lunga notte.

👩‍⚕️ Infermiere del turno di notte — quale suono ti riporta immediatamente ai ricordi della tua vecchia stazione infermieristica?

🧠 "𝐌𝐢 𝐡𝐚𝐢 𝐫𝐮𝐛𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐢!" 𝐨 "𝐒𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢!": 𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞Non c’è forse pugnalata pi...
25/05/2026

🧠 "𝐌𝐢 𝐡𝐚𝐢 𝐫𝐮𝐛𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐢!" 𝐨 "𝐒𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢!": 𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞

Non c’è forse pugnalata più grande per un caregiver. Passi le tue giornate a lavarlo, a cucinare, a rinunciare alla tua vita per lui o per lei. E poi, all'improvviso, ti guarda con occhi pieni di rabbia e sospetto e ti urla: "Hai preso tu i miei gioielli!" oppure, rivolto al coniuge di una vita, "So dove sei stata, mi tradisci".

In quel momento il mondo ti crolla addosso. Senti una rabbia sorda, un senso di ingiustizia immenso e una domanda che urla nella testa: "Ma come puoi pensare questo di me, dopo tutto quello che faccio?"

💡 𝗟𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗹𝗶𝗻𝗶𝗰𝗮: Il delirio come scudo contro la confusione

In neuropsicologia sappiamo che queste accuse non sono cattiveria e non sono rivolte a te come persona. Sono deliri paranoidei, sintomi frequenti nella demenza e nell'Alzheimer.

𝘐𝘭 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘢𝘵𝘳𝘰𝘤𝘪𝘯𝘪𝘰: Il malato dimentica dove ha messo un oggetto (un portafoglio, un vecchio anello). Poiché il suo cervello non può accettare il fatto di aver dimenticato, crea una realtà alternativa e più "logica" per lui: "Se non lo trovo, significa che qualcuno lo ha rubato". E chi è il primo sospettato? Chi gli sta più vicino

𝘐𝘭 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘨𝘦𝘭𝘰𝘴𝘪𝘢: Quando il mondo diventa indecifrabile e i ricordi svaniscono, subentra un senso di insicurezza totale. Il malato si sente fragile, non più attraente o utile, e proietta questa paura di abbandono nel terrore di essere tradito dal partner

🌱 𝟯 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 (e disinnescare la crisi)

Essere accusati fa male, ma puoi difenderti cambiando il modo di reagire:

1️⃣ Non difenderti e non argomentare: Dire "Ma sono tua figlia, non ti ruberei mai nulla!" o mostrare le prove non serve. Nella sua mente, la minaccia è reale. Difenderti passerà come una conferma della tua "colpevolezza".

2️⃣ Cerca l'oggetto insieme a lui, alleandoti: Sposta l'attenzione dall'accusa al problema. Rispondi con calma: "Davvero non trovi più i soldi? Che fastidio quando si perdono le cose. Vieniti a sedere che facciamo mente locale, intanto controllo se sono scivolati dietro il cassetto". Diventa sua alleata, non sua nemica.

3️⃣ Fai dei "duplicati" strategici: Se il delirio si concentra sempre sullo stesso oggetto (le chiavi di casa, un mazzo di vecchi documenti, un borsellino), creane delle copie o comprate degli oggetti simili. Tenerne uno di riserva da fargli "ritrovare" miracolosamente può spegnere l'ansia in pochi minuti.

❤️ Il tuo amore ha bisogno di uno scudo

Come psicologa e neuropsicologa vedo troppi caregiver logorarsi a causa di queste accuse. Il mio compito è aiutarti a costruire una corazza emotiva: devi imparare a guardare quel sospetto non come un attacco a te, ma come un bizzarro e doloroso sintomo della malattia

Proteggere la tua salute mentale significa anche capire quando questi deliri diventano troppo pesanti, per trovare insieme strategie ambientali o capire come muoversi con l'aiuto della rete medica.

Non devi subire questo dolore da sola

📩 Vi è mai capitato di ricevere accuse ingiuste che vi hanno ferito?
Qual è l'oggetto che sparisce più spesso o l'accusa che vi ha fatto più male?

Sfogliate questo peso nei commenti. Parlarne insieme, tra persone che sanno esattamente cosa significa ricevere quello sguardo pieno di sospetto, aiuta a ricordare a noi stesse chi siamo davvero: persone meravigliose che stanno dando il massimo 👇



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

L’infermiera Natascia Maraniello ha compiuto un gesto eroico che ha permesso di salvare la vita a un uomo colpito da arr...
22/05/2026

L’infermiera Natascia Maraniello ha compiuto un gesto eroico che ha permesso di salvare la vita a un uomo colpito da arresto cardiaco durante una partita di padel.

In un tranquillo pomeriggio di maggio, il campo di padel di Villanuova è diventato teatro di un evento drammatico. Mentre i giocatori si sfidavano, un uomo di 48 anni è improvvisamente crollato a terra, colpito da un arresto cardiaco. In quel momento critico, è emersa la figura di Natascia Maraniello, un'infermiera che si trovava lì per assistere alla partita.

La Maraniello ha mostrato un'incredibile prontezza e professionalità. Riconoscendo immediatamente la gravità della situazione, ha attivato i soccorsi e ha iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Grazie alla sua competenza, è riuscita a stabilizzare l'uomo fino all'arrivo dei soccorritori. L'uso tempestivo del defibrillatore presente nel circolo sportivo ha fatto la differenza, contribuendo a riportare il cuore dell'uomo a un ritmo normale.

Il salvataggio è stato una combinazione di formazione, esperienza e sangue freddo. Maraniello ha dimostrato che, in situazioni di emergenza, la preparazione e la rapidità d'azione possono essere determinanti.

L’uomo, dopo aver ricevuto assistenza medica, ha potuto esprimere gratitudine verso la sua salvatrice, consapevole di essere vivo grazie al coraggio e alla professionalità di Natascia.

Questo episodio mette in luce non solo l'importanza della formazione in pronto soccorso per tutti, ma anche il valore inestimabile degli operatori sanitari che, anche al di fuori del loro ambiente di lavoro, sono pronti a intervenire per salvare vite..(Simone Gussoni)

Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Assistenza Anziani Servizi Parma pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'università

Invia un messaggio a Assistenza Anziani Servizi Parma:

Condividi