10/10/2026
Il saluto al convegno “Ricostruire e curare le comunità. Assistenti sociali tra urgenza, emergenza e ricostruzione”, al mattino e “una sorta di percorso culturale” al pomeriggio, durante la Conferenza dei presidenti.
Fnas, con la presidente Silvana Mordeglia e il direttore Gianmario Gazzi, è a L'Aquila 2026, capitale italiana della Cultura 2026 con CNOAS - Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali e per un evento nazionale che ha riunito professionisti abruzzesi e gli uffici di presidenza dei Consigli regionali dell’Ordine.
“Il titolo scelto per questa giornata, ‘Ricostruire e curare le comunità’ – ha detto Mordeglia davanti alla politica, alle istituzioni locali, ai responsabili del post sisma e dell’accademia, ad assistenti sociali e professionisti, ospitati dall’Aula Magna dell’Università del capoluogo abruzzese - mette insieme due verbi che ci riguardano profondamente. Ricostruire ci parla di ciò che è stato interrotto. Curare ci ricorda che non tutto può essere semplicemente riportato a com’era prima. Anzi, noi assistenti sociali lo sappiamo bene: qualche volta tornare come prima non è neppure l’obiettivo migliore. La nostra professione ci ha insegnato che dalle crisi non si esce cancellandole. Si esce integrandole nella storia delle persone e delle comunità e costruendo possibilità nuove. Questo vale nelle grandi catastrofi.
Ma vale anche nelle tante emergenze meno spettacolari che attraversano il lavoro sociale. Ad esempio, una comunità che progressivamente perde servizi, luoghi d’incontro, fiducia nelle istituzioni. Ed è forse proprio questo uno dei contributi specifici del servizio sociale: vedere ciò che rischia di rimanere invisibile”.
Al Consiglio nazionale e agli uffici di presidenza delle regioni che hanno trovato in cartella la relazione di missione e altri materiali prodotti da Fnas, la presidente di Fondazione ha sottoposto numeri e alcuni elementi di prospettiva ricordando che questa “sarà probabilmente l’ultima delle Conferenze dei Presidenti alla quale partecipiamo come attuale Consiglio di amministrazione della Fondazione. Il nostro mandato terminerà nell'aprile del 2027”.
“Abbiamo provato, in questi anni, a fare della Fondazione non soltanto uno strumento operativo della professione, ma un luogo dal quale osservare la professione. Da vicino e da lontano. Dal basso, per capire ciò che accade nei servizi, nei territori, nelle organizzazioni, nella quotidianità - ha spiegato - ma anche dall’alto, per cercare di intercettare trasformazioni che oggi sembrano periferiche e che tra qualche anno invece potrebbero rappresentare il centro del nostro lavoro. Abbiamo cercato di dare il nostro contributo. Lo abbiamo fatto con umiltà, perché una Fondazione che pensa di avere tutte le risposte sarebbe piuttosto preoccupante. Ma abbiamo cercato anche, quando necessario, di essere un po' scomodi. E questa, forse, è la garanzia più importante che possiamo consegnare al futuro della Fondazione”.
Slides, numeri su formazione, ricerca, progettazione, pubblicazioni, supporto agli Ordini regionali, ma soprattutto una traiettoria: “Il compito di chi governa un ente non è consegnare a chi viene dopo un'agenda già scritta. È consegnargli un'organizzazione capace di scrivere l'agenda che sarà necessaria – ha aggiunto prima di concludere ringraziando il Consiglio nazionale - per aver promosso la sua candidatura ai premi ESN. E’ stata una vera sorpresa, non so se lo merito ma ne sono onorata, grazie di cuore!”.