06/11/2025
LICENZIATO PER AVER ESERCITATO IL PROPRIO DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE.
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."
Questo sancisce l'articolo 21 della Costituzione Italiana; eppure far valere il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero è costato a Gabriele Nunziati il licenziamento.
Una sola domanda fuori posto è bastata a cancellare di colpo il rapporto lavorativo tra Nunziati e Agenzia Nova (proprietà di Fabio Squillante) che lo ha accusato di aver posto una domanda "tecnicamente sbagliata" senza fornire precisazioni sugli aspetti specifici dell'errore commesso dal giornalista.
La domanda in questione, rivolta alla portavoce della Commissione Ue Paula Pinho, è lungi dal poter essere considerata dannosa o lesiva della legge o di una qualsivoglia norma giuridica o sociale.
Il quesito si è limitato a mettere in luce le differenze nella narrazione e nell'approccio riservato a due conflitti paralleli, ma trattati in termini totalmente diversi: quello russo-ucraino e quello israelo-palestinese.
Nella domanda Nunziati ha semplicemente riproposto la stessa dinamica presentata da Pinho per la ricostruzione dell'Ucraina, adattandola alla situazione palestinese:
“Lei ha ripetuto più volte che la Russia dovrebbe pagare per la ricostruzione dell’Ucraina. Credete che Israele debba pagare per la ricostruzione di Gaza, visto che hanno distrutto quasi tutta la Striscia e le infrastrutture civili?”
Le nozioni riportate da Nunziati rispettano il vero ed i toni usati non risultano essere sconvenienti o mostrare mancanze di rispetto nei confronti della portavoce.
Dunque quali sono gli errori, tanto gravi da richiedere un'azione punitiva di altissimo livello come il licenziamento, che sono stati commessi dal giornalista?
A questa domanda non riesco a trovare risposta.
L'unica conclusione che traggo da un simile evento è che è proprio in questo modo che si uccide il giornalismo.
Silenziando chi pone domande "scomode" e seminando paura negli animi dei giornalisti che per una formulazione non gradita si vedono bastonati e messi alla pubblica gogna.
Ma è davvero a questo che vogliamo ridurre l'informazione italiana?
Siamo davvero disposti a sacrificare giornalisti e giornalismo in virtù di uno status quo che per mantenere il suo fragile equilibrio ci costringe a voltare lo sguardo e a tapparci le orecchie di fronte alle evidenti disparità di trattamento che il sistema riserva a vittime di guerra rese diverse non dalle violenze subite dai propri aggressori, ma dalla religione e dall'etnia?
E soprattutto, vale davvero la pena di mantenere uno status quo talmente fragile da poter essere spazzato via e messo in pericolo da una sola, singola, semplice domanda?
(foto proveniente dall'articolo di euronews)
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