24/03/2026
La FERPI che abbiamo voluto:
dalla ricostruzione alla responsabilità verso un futuro che ci siamo presi.
Un triennio per rigenerare una comunità professionale, ricostruire relazioni strategiche e costruire una rete capace di guidare il cambiamento.
Questi tre anni non sono stati una parentesi. Sono stati un passaggio. Un attraversamento vero, personale e collettivo, dentro una trasformazione che non abbiamo scelto, ma che abbiamo deciso di non subire.
Quando ho assunto il ruolo di Delegato per Piemonte e Valle d’Aosta, eravamo in un punto fragile. Non solo per gli effetti del COVID, ma per qualcosa di più profondo: una comunità professionale che rischiava di perdere coesione, riconoscibilità, capacità di incidere.
Nel frattempo, tutto attorno a noi cambiava. Tecnologie, linguaggi, aspettative, equilibri tra informazione e comunicazione. La comunicazione stessa usciva definitivamente dalla dimensione accessoria per diventare infrastruttura critica delle organizzazioni e della società
A quel punto, la scelta era una sola: non ripartire. Rifondare.
Con la nuova governance abbiamo aperto un cantiere. Senza scorciatoie. Senza retorica. Con un approccio molto concreto: rimettere in moto le relazioni e restituire senso alla rappresentanza.
Il primo lavoro è stato fuori: tornare ad essere interlocutori credibili. Non dichiarati. Riconosciuti.
Abbiamo ricostruito, pezzo per pezzo, un sistema di relazioni articolato e vivo: con la Regione Piemonte e il Comune di Torino, con il mondo universitario – statale, privato e il Politecnico – con il sistema industriale e associativo, da Confindustria all’Unione Industriali, con il terzo settore, con il mondo delle fondazioni e della ricerca
Abbiamo riattivato connessioni con le professioni: giornalisti, avvocati, commercialisti, comunicatori della funzione pubblica, pubblicitari, esperti di marketing.
Abbiamo dialogato con le istituzioni nei loro livelli più sensibili: Prefettura, Questura, Forze Armate, Guardia di Finanza, Protezione Civile, Enti Ecclesiastici e Religiosi, Enti missionari, Movimenti e organizzazioni religiosi e filosofici. Non per presidiare, ma per costruire fiducia e confronto di crescita.
Abbiamo lavorato con le associazioni impegnate sui temi della parità di genere, con il mondo della sostenibilità ambientale, con chi si occupa di ESG e di certificazioni professionali e industriali, contribuendo a portare la comunicazione dentro i luoghi in cui si definiscono responsabilità, impatti e futuro.
Non è stato un networking occasionale. È stato un lavoro sistemico. Di presenza, di ascolto, di credibilità.
Accanto a questo, abbiamo costruito contenuti: eventi, incontri, momenti di confronto che non fossero vetrine, ma spazi di elaborazione. Abbiamo portato dentro FERPI temi complessi e necessari: l’intelligenza artificiale, la responsabilità nella comunicazione, il rapporto tra tecnologia e società, la sostenibilità come asse strategico e non come etichetta.
Abbiamo cercato di tenere insieme mondi che spesso non dialogano: istituzioni, imprese, accademia, professioni. E ogni volta che questo accade, la comunicazione smette di essere funzione e diventa infrastruttura.
Il secondo lavoro è stato dentro. Ricostruire comunità.
Un’associazione come la nostra vive solo se i soci la sentono necessaria. Se trovano valore, confronto, crescita. In questi anni ho visto riattivarsi energie che sembravano sopite. Ho visto disponibilità autentiche, spirito di servizio, voglia di contribuire. Questo è il segnale più forte che abbiamo ricevuto.
Dentro questo percorso, UniFerpi è stata una priorità strategica. Non un progetto collaterale, ma un nodo centrale.
Abbiamo lavorato per farla rinascere non come semplice aggregazione di studenti, ma come primo tratto di un percorso professionale. Il punto vero è costruire continuità tra università e lavoro. Dare forma a un passaggio che oggi è troppo spesso lasciato al caso.
Per questo abbiamo iniziato a immaginare un ponte strutturato verso i professionisti junior. Una zona di transizione che accompagni, riconosca, valorizzi. Perché se non costruiamo questo passaggio, perdiamo futuro e senso.
C’è poi un tema che considero altrettanto strategico, e che va affrontato con onestà: la Valle d’Aosta.
In questo triennio è rimasta più indietro. Non per disattenzione, ma per necessità. Abbiamo dovuto partire dal Piemonte, creare massa critica, costruire una base solida.
Ora però non ci sono più alibi. La Valle d’Aosta è la prossima sfida. E deve crescere non in modo isolato, ma in sinergia vitale con il Piemonte e con tutte le altre delegazioni.
Perché un altro risultato importante di questi anni è la crescita di una vera rete tra delegati regionali. Una rete fatta di competenze, di disponibilità, di senso di responsabilità. Sempre più orientata a un progetto comune di rilancio.
Questo è un capitale che non possiamo disperdere.
Quello che abbiamo fatto, in sintesi, è stato ricostruire le condizioni per essere rilevanti. Non per noi stessi, ma per il sistema in cui operiamo.
La comunicazione oggi è responsabilità. È capacità di generare fiducia, di tenere insieme complessità, di accompagnare cambiamenti profondi – ambientali, sociali, tecnologici, economici.
Questo ci chiede di essere all’altezza
Abbiamo iniziato un percorso. Non lo abbiamo concluso.
Adesso viene la parte più difficile: consolidare, dare continuità, rendere strutturale ciò che abbiamo avviato. Rafforzare il posizionamento istituzionale. Portare a sistema il lavoro su sostenibilità ed ESG. Dare gambe lunghe alla formazione e alle certificazioni professionali. Costruire davvero il ponte dei giovani. Aprire con decisione il cantiere Valle d’Aosta.
E continuare a costruire alleanze: vere, operative, generative. Senza accontentarci.
Perché il rischio, quando le cose iniziano a funzionare, è fermarsi. Noi non possiamo permettercelo.
Proprio per questo, sento il bisogno – prima ancora che il dovere – di dire grazie
a tutte le colleghe e a tutti i colleghi che hanno partecipato a questa rinascita. A chi ha creduto quando era più difficile. A chi ha lavorato senza chiedere nulla in cambio, mettendo a disposizione tempo, competenze, relazioni.
A chi ha sostenuto, spesso in silenzio, uno sforzo volontario che in molti momenti è stato davvero impegnativo, a tratti sfiancante.
Se oggi possiamo parlare di ricostruzione, è solo per questo lavoro collettivo. Serio, generoso, responsabile.
È da qui che ripartiamo.
Con più consapevolezza
E con ancora più responsabilità.
Ezio Bertino
Delegato FERPI Piemonte e Valle d'Aosta
Chiedo ai tanti preziosi compagni di viaggio di commentare con un piccolo pensiero questa mia riflessione.
Chiedo a tutti gli altri di supportarci e di seguirci in questo splendido viaggio professionale e amicale.
Ferpi - Delegazione Piemonte e Valle d'Aosta