Senza fin.e

Senza fin.e Senza Fin.e di Erica Montorsi, Aula Teatro di Via Viti, il 14, 15, e 16 novembre, alle ore 19,00 - 2 Eppur qualcosa c’è. Come oliare il meccanismo? Di reale.

SENZA FIN.e
Di Erica Montorsi


Spettacolo della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino

1°entità
2° entità
3° entità
Sig. Enrico Rimasto
Coro
Umanità e non, varia ed eventuale

Il ballo delle ingrate e Lo scambio impossibile sono stati centrifugati
insieme in un ballo impossibile e in uno scambio di ingratitudini. Per
costruire Senza fin.e si è attinto e spinto, si è trasfig

urato e mortificato. Il ballo delle ingrate, libretto musicato da Claudio Monteverdi del 1608, è un
microcosmo di inumanità in cui compaiono solamente esseri ultraterreni, in cui
la crudeltà divina raggiunge una brillantezza squisita impossibile agli uomini,
(se non consideriamo che quel dio è un prodotto dell’uomo). Il testo è in linguaggio operistico seicentesco, bisognoso di parafrasi e
soggetto a incomprensioni, pieno di metafore e di allusioni. Oggi l’
intimidazione religiosa e la minaccia di un inferno in cui essere dannati per
sempre hanno poca presa su di un pubblico di quattro secoli dopo. E l’
espediente di rivolgersi direttamente ad esso puntando il dito risulta debole
perchè le persone sono abituate a sentirsi rivolgere apertamente la parola
dalla comunicazione, sia dal palco di un teatro o dalla quotidiana televisione. Non fa presa neppure l’effetto speciale dell’apparizione agli occhi mortali
delle anime tormentate che patiscono il perpetuo inferno. Lo spettacolo non vuol essere
un monito, non è una festa danzante, non è un lamento … cos’è? Non era nelle intenzioni mettere Lo scambio impossibile in comunione con un
testo teatrale ben composto e chiuso come Il ballo delle ingrate, ma è stato
senz’altro utile servirmi degli strumenti che mette a disposizione. Lo scambio impossibile è un saggio di Jean Baudrillard del 2012; un linguaggio
impegnativo da profeta infuriato e indignato col mondo e con l’ignoranza molto
umana degli uomini è servito per entrare negli argomenti in modo un pochino più
magmatico e meno filosofico. Baudrillard argomenta di come qualsiasi sistema abbia la necessità di
costruirsi una serie di convenzioni e di principi per mantenere l’equilibrio. Quel sistema definisce la distinzione di causa e fine, di giusto e sbagliato,
semplicemente di vero e non vero. Finché queste opposizioni
funzionano assicurano la stabilità al sistema ma se la reazione bipolare smette
di funzionare il sistema collassa, e vengono a mancare per l’uomo gli strumenti
per riconoscere e circoscrivere ciò che gli accade e la realtà in cui è
inserito. Di certo il mondo diventa totalmente enigmatico. In questo stato di
cose l’illusione ed il dubbio sono nella trama di ogni pensiero, e l’irruzione
in ogni campo dell’incertezza, dell’incapacità di determinare, non è una
fatalità dalla quale fuggire. Purché l’incertezza diventi essa stessa la regola del gioco. Ivi, perché
persistere in questa tentazione mortale della definizione e dell’identità? Il paradosso è alle porte.
È dell’impossibilità di morire che l’autore parla. È interessante che
Baudrillard suggerisca che l’ironia, la parodia, siano gli ultimi bagliori che
la realtà ci mandi prima di estinguersi.

Indirizzo

Urbino

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