La Parola che non muore Festival

La Parola che non muore Festival Evocativa e poetica più di ogni altro luogo al mondo, Civita di Bagnoregio è lo scenario ideale per

02/04/2025

account Massimo Arcangeli

08/01/2025

dalla Prefazione di Norberto Gallo

03/01/2025

Da mesi, da parte di questo governo e da esponenti della maggioranza, vengono messi in atto tentativi di controllo delle attività dei luoghi della formazione e della ricerca che ledono fortemente l’ autonomia universitaria e didattica.

Per questo, più di 100 docenti hanno lanciato e sottoscritto una petizione per denunciare la loro preoccupazione e lanciare un grido di allarme su quanto sta avvenendo: a seguito dell interrogazione del deputato Sasso, la Ministra Bernini avvierà una ispezione negli atenei di Sassari e Roma Tre, atenei che, secondo il deputato della Lega Rossano Sasso, diffonderebbero l'”ideologia gender” e le “teorie queer” tra gli studenti.

La difesa dei luoghi liberi del sapere e dell’autonomia universitaria e didattica contro le azioni propagandistiche di questa maggioranza è prioritaria per il benessere della nostra democrazia.

Ci vediamo alla Camera l’8 gennaio.

06/11/2024

Ho appena dato avvio a un mio nuovo progetto che sfocerà anche in una iniziativa editoriale.

La prima volta che ho incontrato Jacob Demetri (uno pseudonimo) stentavo a credere alla sua storia. Poi ho approfondito, parlando soprattutto con amici e conoscenti americani, e mi si è squadernato davanti un mondo incredibile. Quella che segue è l'intervista che gli ho fatto per "Il Messaggero" il 31 ottobre scorso. Leggetela, e la storia raccontata sembrerà incredibile anche a voi.

Si definiscono real vampires, ma non hanno molto a che fare coi vampiri immortalati dall’immaginario collettivo, in tanti casi ispirati a personaggi realmente esistiti: dal conte Dracula alla contessa Erzsèbet Bàthory, passata alla storia come la più spietata serial killer che si sia mai vista (stando alle testimonianze avrebbe assassinato oltre 600 giovani donne, molte delle quali torturate o mutilate, per berne il sangue o spalmarselo addosso). Il “vampirismo reale” sarebbe un disturbo clinico che colpirebbe, solo in Italia, diverse migliaia di persone. Fra le sue manifestazioni c’è la porfirìa, una malattia metabolica ereditaria; secondo i dati forniti dal Gruppo Italiano Porfiria (GrIP), di cui la presidente, Giovanna Graziadei, e il segretario, Paolo Ventura, sono due medici, i malati ammontano da noi a circa 2.000 individui. In alcune sue forme, la porfiria cutanea tarda e la protoporfirìa, la “malattia del vampiro” si presenta coi sintomi di un’alta sensibilità alla luce del sole e forse – il loro ruolo effettivo è dubbio – anche ad alcune sostanze presenti nell’aglio. Poco più di due settimane fa è balzata agli onori delle cronache nostrane la notizia di una mamma americana, intervistata dal “New York Post”, che ne sarebbe affetta.
Jacob Demetri (uno pseudonimo) è il più famoso real vampire italiano. Nell’aprile scorso Jacob si è reso a sua volta protagonista di una vicenda di cronaca: ha aperto la sede dell’associazione di cui è presidente (la Darkblood Italy Vampires, nata in gennaio) a Pennabilli, dove risiede, provocando la risentita reazione del sindaco del paesino riminese.

“Quando e come ti sei scoperto vampiro, Jacob?”.

“In realtà non l’ho scoperto. Io sono cresciuto vampiro, per me è sempre stata una cosa naturale. Sono nato da due genitori real vampires, e mio fratello, che era anche il mio gemello omozigote, soffriva della mia stessa patologia, e così ne soffrono alcuni miei parenti stretti”.

“Che cosa vi rende vampiri reali?”.

“Abbiamo bisogno di alimentarci di ingenti quantità di energia prana, compreso il sangue umano, che estraiamo nelle sue diverse forme (anche psichiche, non solo fisiche) da persone consenzienti e volontarie. Le due parti firmano un accordo, fondato sul rispetto reciproco, che si può sciogliere in qualunque momento: un donatore, che spesso è un nostro parente o un nostro amico, può rescindere il contratto sottoscritto quando vuole. Non c’è nessuna costrizione”.

“Hai bisogno di nutrirti di sangue tutti i giorni?”

“Dipende. Certe volte sì, altre volte possono passare anche diverse settimane fra un consumo e l'altro”.

“Quando eri bambino era lo stesso?”.

“Da piccoli il bisogno di energia prana è contenuto, la necessità di ricaricare il proprio corpo è saltuaria. Con l’età adulta questa necessità cresce notevolmente”.

“Quanti sono i real vampires nel nostro paese?

“Superano senz'altro i diecimila, affiliati a due associazioni. La Lega italiana Real Vampires (2.000 iscritti), quando è nata (2013), aveva come primo compito quello di dare visibilità al fenomeno come avviene in America, dove i “vampiri reali” sono noti agli scienziati e all’opinione pubblica da tantissimi anni. La Dark Blood Italy Vampires, l’altra associazione, è nata con lo scopo di creare una comunità di persone unite dalla loro diversità che si sostengano vicendevolmente. Oltreoceano medici e psicologi hanno confermato che non siamo dei pazzi o degli esaltati, siamo solo geneticamente diversi dalla gran parte della popolazione”.

“Ci sono dunque famiglie che si trasmettono il vampirismo da una generazione all’altra?”.

“Sì, conosco io stesso alcune famiglie che si tramandano il vampirismo da secoli”.

“Porfiria a parte, coi suoi medici e biologi del GrIP e i suoi undici centri di studio, perché in Italia la vostra patologia non è riconosciuta?”.

“Il fenomeno è conosciuto in campo clinico anche da noi, ma nessun medico si vuole esporre. In America sono ormai tanti gli studi che hanno spiegato cos’è l’energia prana, come funziona e quali sono i vari modi della sua estrazione. In Italia tutto questo non c’è, non siamo neanche all’inizio”.

“Quali altri fattori di diversità in aggiunta all’assunzione e di sangue vi differenziano dalle persone normali?”.

“La mia temperatura corporea è di 34 gradi centigradi, al limite dell’ipotermia (se fosse di 36 gradi avrei la febbre). Altre qualità che ci contraddistinguono sono una maggiore velocità di ricostruzione ossea in caso di fratture, un udito e un olfatto più sviluppati e il ciclo circadiano capovolto (andiamo a letto la mattina, anziché la notte). Dormiamo inoltre un paio d’ore al giorno. Per noi sono più che sufficienti”.

“Se all’improvviso smettessi di consumare sangue cosa potrebbe succederti?”.

“Alcune nostre facoltà, come il sovrasviluppo sensoriale, comportano un grande dispendio energetico. Secondo alcuni ricercatori americani l’energia prana prodotta dal corpo umano in quantità idonee a ricoprire tutti i suoi consumi energetici non può oltrepassare un certo limite. Noi ne consumiamo più delle altre persone anche per lo stretto legame empatico che c’è fra di noi, e fra noi e i donatori”.

“Cosa chiedete alla comunità, quali sono le vostre richieste sociali?”.

“Pretendiamo il riconoscimento della nostra diversità al pari di tante altre (etniche, di genere, ecc.), rivendichiamo anche noi il nostro diritto all’inclusione. Sfatiamo i miti del vampirismo leggendario e folkloristico raccontati dalla letteratura e dalla cinematografia, e inventati, alimentati e diffusi dagli stessi real vampires perché potessero sottrarsi al crucifige, salvarsi dalle persecuzioni o scampare ai processi dalla Santa Inquisizione. Non dormiamo in una bara, ma nei nostri letti. Non bruciamo alla luce del sole, anche se siamo fotosensibili. Non è vero che l’acqua santa ci ustiona, molti di noi sono cattolici praticanti e vanno in chiesa senza nessun problema. I discorsi sul vampirismo reale vanno sottratti a ogni mitologia, come al fenomeno del satanismo, proprio perché siamo persone in carne e ossa. Siamo usciti allo scoperto in tutto il mondo da non molto, ma i real vampires esistono da quando è nato il genere umano

Chii diffonde odio contro persone e categorie già punite socialmente per il fatto stesso di essere discriminate o emargi...
31/10/2024

Chii diffonde odio contro persone e categorie già punite socialmente per il fatto stesso di essere discriminate o emarginate, un odio che spesso sconfina in una violenza verbale inaudita, deve rispondere dei suoi atti senza attenuanti, perché se un giorno dicesse o scrivesse qualcosa contro chi non può o non sa difendersi, al punto da indurlo magari a compiere tragicamente un gesto sconsiderato, soprattutto se gli odiatori e i violenti fanno branco, i primi responsabili sarebbero quelli che pur potendo fare qualche cosa, non importa se piccola, non abbiano neanche provato a farla per viltà, indifferenza o altro.

In un libro nefando ("Il mondo al contrario"), opera di chi, punto di ripartenza di un'Italia profonda che aspettava solo un segnale, questo segnale l'ha dato, l'autore ha scritto testualmente: "Se questa è l'era dei diritti allora (...) rivendico a gran voce anche il diritto all'odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente" (p. 281). Un'affermazione come questa è di una gravità tale da dover indurre a una seria riflessione sugli effetti devastanti prodotti da chi, con indosso una divisa, rivendichi il diritto di odiare o di disprezzare e, non pago, etichetti come "non normali" le minoranze che ha a suo tempo deciso di prendere di mira. Uno come Roberto Vannacci, sospeso dal suo impiego militare per ben 11 mesi per aver compromesso il prestigio e la reputazione delle Forze Armate, e scaricato perfino dalla coalizione europea di estrema destra cui la Lega appartiene, che lo ha rimosso dalla vicepresidenza, non può mettere piede né in una scuola né in una università. Mi metterò di traverso per impedire qualunque tentativo in tal senso, come ho già fatto (con successo) più volte, e, se non dovessi riuscire, non mancherò di denunciare la cosa all'opinione pubblica.

Il 3 novembre Vannacci parteciperà a un evento nella "mia" Cagliari proprio sul suo "mondo al contrario". Il 6 novembre, come promesso, sempre a Cagliari, abbiamo organizzato un evento, di ferma ma istituzionale risposta al suo, in tema di Costituzione e di diritti civili. Così faremo da ora in poi, nei luoghi in cui il generale andrà a diffondere il suo "verbo", tutte le volte che ci sarà possibile. Parlo al plurale perché ora siamo in tanti, e saremo sempre di più.

Un sentito ringraziamento a Giulia Giornaliste, con cui abbiamo condiviso fin dall'inizio l'evento cagliaritano, al Comune di Cagliari e alla regione Sardegna per il sostegno che ci hanno dato, ai miei studenti e alle mie studentesse e a tutti gli altri che hanno risposto positivamente al mio pubblico appello. Senza di loro non ce l'avrei fatta.

Dobbiamo lasciare in eredità ai nostri giovani la speranza in un futuro migliore del presente attuale, in una società fondata sul rispetto della dignità delle persone e sulla tutela dei loro diritti contro tutti i fascismi, dai più svariati colori e dalle più diverse configurazioni, che stanno pericolosamente riaffiorando in Italia e in Europa.

Viva l'Italia costituzionale e antifascista

Per.chi può esserci. Con preghiera di diffusione.
30/10/2024

Per.chi può esserci.
Con preghiera di diffusione.

27/10/2024

Di seguito un brano, variamente ripreso da siti e quotidiani e tagliato nella circostanza qua e là, estratto dal mio libro "Quel braccio alzato. Storia del saluto romano" (Castelvecchi), appena approdato in libreria.

Siamo su Facebook. «Abbasso il NATALE, plutocratico e borghese! Viva la BEFANA, popolare e fascista! AUGURI». «Non sono fascich?».

Chi ha prodotto questi esempi è Paolo Corsini, che è a capo dei programmi d’informazione di approfondimento della Rai.

Paolo Corsini è quello che, parlando di “orgoglio italiano” nel corso dell’ultima kermesse di Atreju, ha rivendicato pubblicamente, senza neanche un filo d’imbarazzo, la sua affiliazione al partito di
Giorgia Meloni. In quell’occasione (14 dicembre 2023) ha dichiara￾to di essere tuttora militante di Fratelli d’Italia, definendolo «il nostro partito».

Paolo Corsini è quello del monologo sulla Festa della Liberazione che il 20 aprile 2024 Antonio Scurati avrebbe dovuto leggere in prima
serata su Raitre a "Chesarà…" (l’intervento fu invece censurato), ed è lo
stesso che si è divertito più volte a provocare gli utenti di Facebook, nei suoi post del 25 aprile, dicendo di essere al lavoro – nel 2016 ha sfoggiato anche una bella camicia nera – o nel 2011, tanto per approfittare della doppia festività, augurando Buona Pasquetta e rispondendo in questo modo alla reazione piccata di un utente (se può permettersi di scrivere una tale sciocchezza, fa notare il commentatore, «è anche grazie a quelli che il 25 aprile 1943 decisero di mori￾re, per darci la libertà»): «Ah, gia’, ma perche’ oggi che festa e’ per… Gli americani?!».

Paolo Corsini è quello che al tempo della pandemia, a commento di una celebre poesia di Trilussa sul saluto romano (scrive: «…Di questi tempi sempre più attuale!»), schiaffa su un post del 25 febbraio 2020
tre figurette col braccio teso. È quello che ama citare frasi di Mussolini, come in due post del 10 febbraio 2011 («Con un proletariato riottoso, malarico, pellagroso non vi può essere un ele￾vamento dell’economia nazionale») e del 9 ottobre 2012 («Il giornalismo non è per noi un mestiere ma una missione: non siamo giornalisti per lo stipendio, in questo caso non ci sarebbero mancati posti migliori. Il giornalismo non è per noi un foglio che voglia essere riempito settimanalmente con quello che capita. No, il giornale è per noi un partito, è una bandiera, è un’anima») e in un commento a un post
del 2 giugno 2012 («A chi la gloria? A noi! …E da 3 secoli»). È quello che per ben due volte, il 4 e il 24 novembre 2016, va a sentire al Piper di Roma i 270bis di Marcello De Angelis, che non mancarono allora di eseguire, nella selva delle braccia tese dei presenti, un classico del loro repertorio nostalgico: "Claretta e Ben". I destinatari dei ringraziamenti di Corsini dopo il primo concerto, in un post del giorno successivo, sono tutto un programma.

Paolo Corsini è quello che il 26 aprile 2013 esalta Vladimir Putin. È quello che il 14 luglio 2013 posta una frase dello scrittore e filosofo colombiano reazionario Nicolás Gómez Dávila («Le aristocrazie
sono i parti naturali della Storia, le democrazie gli aborti») per sbeffeggiare gli ideali che guidarono la Rivoluzione francese. È quello che il 21 dicembre – lo fa tante volte – augura il Buon Solstizio a celebrazione del Natale nazista. È quello dei gridi di guerra del Ventennio («Alalà!») e quello che riporta due versi di un canto repubblichino, piegandoli a un motivo di estenuazione e di sfogo («“Vince sempre chi più crede / chi più a lungo sa patir”… ma mi sarei anche un po’ rotto»), e tra un like e un complice sghignazzo una nutrita rappresentanza di giornalisti della Rai pare apprezzare. Nessuno che gli mostri un atto, un moto, una parola di disappunto.

Il 28 novembre 2013, come immagine di aggiornamento del suo profilo, Corsini posta una foto che lo ritrae seduto al suo studio di vicedirettore del Giornale Radio della Rai tra il balilla a destra che si è portato da casa, un poster attaccato al muro nella cameretta di un tempo – ce lo dice lui stesso in un commento a un altro post –, e due bei fasci littori a sinistra a incorniciare il suo nome e cognome (Barbara Carfagna commenta: «Bella! Molto»); tre anni dopo, condividendo quello scatto in qualità di ricordo,
commenta spavaldo per sollecitare l’attenzione dell’uditorio sull’ambientazione fascista: «Vabbe’, ma da voi mi aspettavo qualche commento sul… contorno!».

Infine, da buon rappresentante di un’estrema destra invariabilmente sessista e omofoba, Paolo Corsini
posta un articolo del «Foglio» che è un assist perfetto (titolo: "Oggi froci") per sproloquiare sui soliti beceri luoghi comuni («Il fastidio non è per cosa fai a letto (o dove meglio credi): cazzi tuoi! ma perché
devi farne una questione di Stato?») oppure scherza sulla cultura dello stupro: dopo aver postato una notizia un po’ singolare («La Norvegia lancia un corso con finanziamenti pubblici su come vivere da vero vikingo…Stupro e saccheggio escluso») avalla con un like il bel commento di un amico («E allora dove starebbe il divertimento?»).

Solo un’Italia che non abbia fatto ancora seriamente i conti col Ventennio può tollerare che a decidere degli approfondimenti giornalistici del servizio pubblico possa esserci chi inneggia senza mezzi termini al nazifascismo in atti, parole e comportamenti inaccettabili.

Il libro di cui vi parlavo è il primo in alto a sinistra.
26/10/2024

Il libro di cui vi parlavo è il primo in alto a sinistra.

Questo è uno dei post dello scoop su Paolo Corsini,  contenuto all'interno dell'ultimo capitolo del mio libro uscito ier...
26/10/2024

Questo è uno dei post dello scoop su Paolo Corsini, contenuto all'interno dell'ultimo capitolo del mio libro uscito ieri per Castelvecchi ("Quel braccio alzato. Storia del saluto romano"). Il post, del 28 novembre 2013, è l'immagine di aggiornamento del profilo di Corsini su questo social, e vede l'allora vicedirettore del Giornale Radio comodamente seduto nel suo studio Rai tra il balilla a destra che si è portato da casa e due bei fasci littori a sinistra, a incorniciare il suo nome e cognome.

Ora, poiché tutte le testate nazionali di oggi riproducono estratti del volume, o ne estrapolano altri esempi corsiniani in cui chi è attualmente a capo dei programmi d'informazione di approfondimento della Rai inneggia al fascismo (e non solo), non mi pare il caso, per il momento, di aggiungere altro.

Solo un'Italia che non abbia fatto ancora seriamente i conti col Ventennio può tollerare che a decidere degli approfondimenti giornalistici del servizio pubblico possa esserci chi esalta il fascismo in atti, parole e comportamenti inaccettabili.

Dimissioni immediate.

P. S. Dopo l'"infame" gradino della sua ridicola giustificazione all'insulto rivolto a Corrado Formigli, già di per sé inammissibile per chiunque rivesta una carica pubblica, la Rai, prima di cacciarlo, potrebbe concedere a Corsini di scendere, con tutte le cautele del caso, la mitica scala del teatro Ariston.

Brava. tutta la mia solidarietà alla dottoressa di un paesino della Sardegna del Nord insultata dai suoi pazienti.
19/10/2024

Brava. tutta la mia solidarietà alla dottoressa di un paesino della Sardegna del Nord insultata dai suoi pazienti.

19/10/2024

Chii diffonde odio contro persone e categorie già punite socialmente per il fatto stesso di essere discriminate o emarginate, un odio che spesso sconfina in una violenza verbale inaudita, deve rispondere dei suoi atti senza attenuanti, perché se un giorno dicesse o scrivesse qualcosa contro chi non può o non sa difendersi, al punto da indurlo magari a compiere tragicamente un gesto sconsiderato, soprattutto se gli odiatori e i violenti fanno branco, i primi responsabili sarebbero quelli che pur potendo fare qualche cosa, non importa se piccola, non abbiamo neanche provato a farla per viltà, indifferenza o altro.

Di fronte a ciò cui sto assistendo sui social da un po' di tempo, un miserabile spettacolo, indegno di un paese civile, in cui si moltiplicano ogni giorno di più offese infamanti o denigratorie di ogni tipo, e frasi razziste, xenofobe, sessiste e omofobe della peggior specie, la mia reazione sarà sempre la stessa: tenere il punto e, ove io e i miei legali dovessimo ravvisare ipotesi di reato, continuare a denunciare o a querelare i responsabili (che sono già tanti, e alcuni hanno già pagato o stanno pagando nel rispondere ai giudici del loro operato).

In un libro nefando ("Il mondo al contrario"), opera di chi, punto di ripartenza di un'Italia profonda che aspettava solo un segnale, questo segnale l'ha dato, l'autore ha scritto testualmente: "Se questa è l'era dei diritti allora (...) rivendico a gran voce anche il diritto all'odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente" (p. 281). Altro che odio o disprezzo "universale". Un'affermazione come questa, se non è l'origine di alcuni dei mali attuali, è di una gravità tale da dover indurre a una seria riflessione sugli effetti devastanti prodotti da chi, con indosso una divisa, rivendichi il diritto di odiare o di disprezzare e, non pago, etichetti come "non normali" le minoranze che ha a suo tempo deciso di prendere di mira.

Roberto Vannacci, se non rinnegherà pubblicamente i contenuti irricevibili di quel suo libro, non potrà mettere piede né in una scuola né in una università, e poiché ci ha già provato, e ci riproverà senz'altro, ogni volta che ciò dovesse accadere, come ho già fatto più volte, mi metterò di traverso per impedirlo o, se non dovessi riuscire, per denunciare la cosa all'opinione pubblica.

Il 3 novembre Vannaci parteciperà a un evento nella "mia" Cagliari proprio sul suo "mondo al contrario". Il 6 novembre organizzerò un controevento in tema di Costituzione e di diritti civili e così farò da ora in poi, nei luoghi in cui il generale andrà a diffondere il suo."verbo", tutte le volte che mi sarà possibile.

Avviso ai naviganti. È improduttivo e inutile che i seguaci e i fiancheggiatori di Vannacci continuino col ritornello di una mia ossessione. Così come non sono mai stato ossessionato né da Giuseppe Conte al tempo della pandemia, per le inaccettabili restrizioni al libero movimento delle persone durante il suo secondo mandato, né da Lucia Azzolina per i suoi plagi universitari, né da Bianchi o Valditara per uno scandaloso concorso scolastico contro il quale ho lanciato una petizione firnata dalla migliore classe intellettuale di questo paese (e continuerò a battermi sulla questione), tantomeno posso essere ossessionato da un semplice generale dell'esercito. A me non interessano le sorti di Vannacci, a me interessa continuare a denunciare all'opinone pubblica, dovessi impiegare anche anni, i contenuti di un libro riprovevole. Si mettano comodi i vannacciani. Sono appena all'inizio. Un sentito ringraziamento a chi ha risposto positivamente al mio pubblico appello per l'evento cagliaritano. Senza di loro non ce l'avrei fatta.

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