27/10/2022
Considerare il Mezzogiorno d'Italia come una macro-area inter-regionale che deve ancora percorrere molta strada per il pieno sviluppo economico, è una visione della realtà errata, antiquata e non-scientifica, a mio modesto avviso. Le regioni del Mezzogiorno, all'inizio del terzo decennio del XXI secolo, sono ricchissime di piccole, medie imprese e grandi aziende private che le hanno portate alla pari sul piano economico con le regioni del centro-nord. L'ideale etico-morale, sociologico-politico e scientifico-conoscitivo (rientrante nella filosofia idealistica delle scienze economiche, nella filosofia idealistica delle scienze politiche e nella filosofia idealistica delle scienze giuridiche) del creare impresa, del guidare un'organizzazione aziendale di qualsiasi dimensionamento sui mercati locale, nazionale e sovra-nazionale o globale, posizionandola in essi con un adeguato grado di competitività, e del porre l'azienda stessa al servizio dei bisogni della collettività ovvero dell'interesse pubblico, ha rappresentato e rappresenta uno dei principi-guida - o dei fattori della matematica idealistica di riferimento - del pensiero, del linguaggio verbale parlato e scritto (nella nostra lingua italiana e non solo, facendone evolvere lo Spirito o l'Essere spirituale ossia la Ragione in essa intrinseca), e dei comportamenti interpersonali e pubblici di tutti gli imprenditori meridionali. Il Meridione d'Italia non è più sul piano economico una palla al piede da assistere, ma una realtà economico-produttiva strategica di primo livello nel nostro Paese e nell'Europa unita. Coloro i quali sostengono il contrario, alimentano solo la volontà di potenza o di dominio che tende a dividere l'Italia tra superiori ed inferiori, che altro non è che una manifestazione di una guerra spirituale. Gli ideali della libertà dalla gerarchia di un Paese sviluppato e di un altro arretrato, l'uguaglianza nel protagonismo pubblico economico aziendale sui mercati e la democrazia-onnicrazia pluralista nell'economia imprenditoriale, sono stati pienamente affermati per il sud dell'Italia, e il merito va anche agli innumerevoli imprenditori meridionali di ogni dimensione, che hanno operato con determinazione alla base della società civile al fine di attuarli. Attraverso l'impegno e il coraggio degli imprenditori privati meridionali, una parte considerevole della società civile delle regioni del sud dell'Italia è stata ed è protagonista nel divenire storico dell'economia e della civiltà nel Mezzogiorno. Restano i nodi del ritorno al nucleare sicuro, per assecondare meglio le esigenze energetiche anche dei sistemi aziendali, e della piena affermazione dell'alta velocità ferroviaria, che non rechi danni alla salute delle popolazioni e agli ambienti naturali; entrambi questi obiettivi sono subalterni ad una ricerca scientifica e tecnologica che faccia loro rispettare tutti gli 'standard' di sicurezza. E rimane il tema del miglioramento qualitativo e dell'ampliamento delle reti infrastrutturali nell'ambito delle regioni meridionali; in questa direzione, i governi regionali e nazionali sono chiamati a fare la loro parte, senza retorica nè promesse che l'indomani il vento se le porta via.
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