17/05/2021
🏳️🌈 Ancora oggi le persone LGBTQI+ subiscono forti discriminazioni a causa dell'orientamento sessuale e/o dell'identità di genere. Continuamente i giornali e i media riportano episodi di aggressioni, discriminazioni, vessazioni e marginalizzazione nei confronti della comunità LGBTQI+. Le radici dell'omobitransfobia sono profondissime, figlie di una cultura patriarcale che si basa su stereotipi e tabù che per secoli hanno oppresso la comunità LGBTQI+, le donne, le minoranze etniche e culturali.
La società di stampo patriarcale promuove il modello dell'uomo forte, macho, che lavora e "porta il pane a casa", e dipinge le donnne come deboli, sottomesse, relegandole spesso unicamente alla cura della casa e dei figli, vedendo nella loro emancipazione un pericolo alla sussistenza del modello patriarcale stesso. All'interno di questo modello, non esiste posto per chi non rispetta questi canoni, soprattutto per le persone LGBTQI+, che con la sola loro esistenza spesso mettono in contraddizione l'impostazione della società, i ruoli imposti, il concetto di sesso e genere, nonché la sessualità come strumento di potere.
La messa in discussione di questo modello si scontra ancora con sacche reazionarie e conservatrici della politica, che spesso ritarda gli interventi normativa necessari affinché si riducano e si eliminino le differenze sostanziali che ad oggi esistono nell'autodeterminazione delle donne e delle persone LGBTQI+.
Assistiamo ancora oggi quasi inermi alle notizie di famiglie che cacciano di casa figl*, ad espisodi di violenza in scuole e le università, dove il bullismo e le aggressioni non accennano a diminuire. Anche l'accesso al mondo del lavoro è condizionato dal proprio orientamento sessuale o dalla propria identità di genere, l'accesso al diritto alla salute, che per troppe persone resta un miraggio, l'accesso allo status di rifugiato politico per quelle persone che scappano dai loro paesi perché persone LGBTQI+ (dove purtroppo le pene arrivano fino alla morte).
❌👊 In questo momento storico, riteniamo indispensabile l'approvazione della legge Zan, che inserisce l'orientamento sessuale e l'identità di genere come aggravante per i reati d'odio, un importante passo in avanti per il nostro paese che per anni si è mostrato cieco alle violenze verbali, fisiche, psicologiche, economiche nei confronti della comunità LGBTQI+. Sappiamo che non è solo agendo sul piano penale che si riuscirà ad estirpare la piaga dell'omobitransfobia, ma che a questo deve accompagnarsi ad un lavoro di tipo culturale e di formazione che da anni rivendichiamo all'interno delle scuole, delle università e delle città.
Necessitiamo infatti di strumenti di sostegno per le persone LGBTQ+ marginalizzate in contesti in cui spesso il welfare arriva poco. Questi strumenti passano dalla costituzione di centri di ascolto e di assistenza che siano capillari in tutti i contesti della città.
Inoltre è necessario un piano di attivazione culturale ed educativa bei luoghi della formazione che non riguardi solo l'educazione alle differenze e all'affettività per studenti e studentesse, ma anche per docenti e personale ATA, con l'introduzione della carriera Alias ovunque sia possibile per le persone transgender.
È necessario infatti avere una pubblica amministrazione che sia inclusiva e formata rispetto alle differenze di orientamento e di genere.
Rivendichiamo con forza che anche la legge regionale contro l'omobitransfobia, già approvata in giunta regionale nel 2017, trovi l'approvazione del Consiglio Regionale e diventi realtà.
Vogliamo una società inclusiva e giusta, non per pochi ma per tutti!