16/05/2020
Porre domande, farsi domande, è questo il mestiere complesso e agito nei dialoghi con Walter Fornasa: abitare il dubbio per "ampliare il numero di scelte possibili", farsi domande per cercare risposte nuove a problemi vecchi e nuovi.
Nel momento storico che stiamo vivendo, soprattutto, trovare risposte vecchie a problemi nuovi è ancor più pericoloso, replicare false certezze e sicure abitudini nei sistemi educativi implica l'esclusione di molti (bambine bambini, studentesse e studenti), è frutto di poca curiosità, di scarso ascolto e di poca intelligenza pedagogica e umana.
In questo articolo dal titolo "Dissipazioni educative ed ecologia della mente. Disabilità e competenza co-evolutiva", pubblicato nel secondo numero di Riflessioni Sistemiche, nel marzo 2010, parlavamo di dis-apprendimenti che sfuggivano all'osservazione e ad una lettura inclusiva da parte del sistema educativo, eludendo la risorsa della differenza, generando segregazione che preclude spazi di partecipazione, sistemi nei quali la dissipazione generatrice di nuove forme di equilibri si connota per incoerenza e incompetenza.
Le domande oggi sarebbero molteplici e necessarie:
Che spazio hanno i dis-apprendimenti in questa scuola distante, in questa didattica? Dove sono e che ruolo giocano gli esclusi? Esiste un nuovo "sistema che apprende"? Quali confini lo caratterizzano? Quali nuove interfaccia denotano una relazione educativa? Nella modalità che scuole e studenti stanno vivendo la relazione educativa gioca un ruolo necessario nel processo dell'apprendere?
Come il processo dell'apprendere viene governato e controllato e come invece potrebbe essere innescato ed esplorato?
In una realtà fatta di molteplici domande che vanno rigenerandosi dentro l'evoluzione dei sistemi viventi e di apprendimento, resta ferma l'idea che“apprendere dal non-apprendimento” è la condizione caratteristica di chi, in particolare nella condizione educativa, entra in un processo di comunicazione tenendo conto dell'altro e del suo stato/processo evolutivo."Senza questa sensibilità chiunque eserciti una funzione educativa è una macchina banale che modella macchine banali, nel tentativo di “normalizzare” le abilità facendo pesare maggiormente il tentativo e il risultato più adatto e funzionale a quanto atteso dalla norma."
L'articolo è leggibile alle pp. 171-178