Il programma Picta fragmenta costituisce il frutto più recente, e più maturo, della lunga tradizione di studi della scuola bolognese di archeologia classica, ed in particolare di Daniela Scagliarini, sulla pittura antica, che ha già portato, nel 2005, alla creazione, presso il Dipartimento di Archeologia, del Laboratorio di Rilievo e Restituzione degli Apparati Decorativi, poi diventato nel 2012,
con la nascita del Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Laboratorio di Rilievo e Restituzione della Pittura Antica. "Picta fragmenta", che riprende intenzionalmente parte del titolo di una mostra dedicata alla pittura pompeiana negli anni Novanta del secolo scorso, può considerarsi l'esito più maturo di un corente e sistematico percorso di ricerca sviluppato dalla cattedra di Archeologia e storia dell'arte romana nell'ultimo mezzo secolo. Le sue radici affondano nella lunga esperienza di ricerca di Daniela Scaliarini, di Antonella Coralini e dei loro allievi nello studio della pittura parietale romana, in primis sui casi di studio vesuviani, ma non solo, come dimostrano i lavori di Daniela Scagliarini (Russi, Desenzano ...) e come confermano i progetti di ricerca in corso, sia a scala regionale (Emilia Romagna, Calabria, Puglia, Sicilia ...), sia su specifici contesti: fra questi ultimi, si segnalano, per importanza ed impegno, il progetto "Atlante degli Apparati Decorativi di Ercolano", in corso dal 2005 nell'ambito del progetto DHER - Domus Herculanensis Rationes (2005-), ed il progetto "Alibi. Pitture in Museo" (2006-), condotti entrambi in stretta collaborazione con gli enti per la tutela, gli Scavi di Ercolano il primo e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli il secondo. E' infatti nel corso di questa esperienza che si è venuta formando quella che oggi può considerarsi la vocazione più forte, accanto a quella contestuale, della scuola bolognese, cioè la vocazione documentaria. Negli ultimi vent'anni, i responsabili scientifici delle attività di ricerca sulla pittura parietale romana hanno infatti progressivamente maturato la ferma convinzione che ogni tentativo di ricerca scientifica su questa forma di artigianato artistico debba fondarsi non solo sulla lettura "in contesto" dell'evidenza materiale, ma soprattutto su una base documentaria oggettiva e condivisa: una base fondata su sistematiche campagne di rilievo fotogrammetrico, sull'elaborazione di restituzioni grafiche filologiche, sull'apporto dell'archeometria della produzione. "Picta fragmenta" riunisce, inoltre, i due filoni principali della ricerca sulla pittura parietale romana, in situ o alibi, che nell'ambito del Programma Vesuviana (1997-) si sono tradotti un un approccio binario, che al lavoro sui materiali conservati in situ ha sempre affiancato quello sui materiali trasferiti in museo: fragmenta entrambi, di pari status, seppur diversi nel contesto fisico. A quello della ricerca scientifica "Picta fragmenta" unisce un altro importante obiettivo: la realizzazione di una base documentaria condivisa, fondata su azioni sistematiche di revisione delle fonti primarie e secondarie e di realizzazione di corpora iconografici, in cui al rilievo fotogrammetrico faccia seguito, ove possibile, la restituzione grafica. Per questo motivo, la direzione scientifica del progetto (prof. Antonella Coralini) continua a considerare strategico invetsire risorse ed energie nella creazione e nel mantenimento di una rete vurtuosa di collaborazioni, sia con gli enti della tutela, sia con altri enti di ricerca, ad iniziare dalle altre Università, come dimostra la pluridecennale e felice esperienza di partenariato con l'Università di Padova, che ha fra i suoi prodotti più recenti la condivisione, sin dalle sue fasi iniziali, del progetto "TECT. La pittura parietale romana nell'Italia settentrionale", codiretto, con Monica Salvadori, prima da Daniela Scagliarini (2011-2013) e dal 2014 da Antonella Coralini. Come in tutti i progetti della cattedra di Archeologia e storia dell'arte romana di Bologna , anche in "Picta framenta" restano prioritarie la vocazione transdisciplinare e quella formativa. Ha infatti un ruolo fondamentale, fra gli obiettivi principali anche di questo progetto, la professionalizzazione dei giovani archeologici, chiamati a maturare competenze specialistiche di interesse per il mondo del lavoro.