16/03/2024
A cose fatte, possiamo finalmente parlarne.
Quest'anno abbiamo provato a fare, ancora una volta, qualcosa di completamente diverso, scommettendo sulle risorse affettive e relazionali della città, disertando i circuiti consolidati dei social media, dell'accademia, persino dell'attivismo. Un'«esperimento sociale»? Decisamente no. Un'esperienza di straniamento e di pensiero – o forse un evento in cui la coincidenza tra straniamento e pensiero si realizza e si mostra in un'esperienza.
Parliamo del seminario di quest'anno, dedicato all'ETEROTOPIA MATERIALISTA, conclusosi il 12 marzo 2024.
L'idea è nata due anni fa, in coda al seminario LATENZE: SEMINARIO SUI MODI DI NASCONDERSI, per il quale avevamo sognato un ultimo incontro "nascosto" e "latente", con coordinate temporali e spaziali segrete e improbabili, da trasmettere esclusivamente per passaparola e tra semisconosciute. In quel momento, tuttavia, si sarebbe trattato di poco più che di un vezzo legato al gusto dell'originale e dell'inaudito: la nostra riflessione sul tema si fermava lì, alla semplice sovrapposizione tra il titolo del ciclo di seminari e le sue modalità di organizzazione.
L'idea però non è stata accantonata e ha continuato a macerare, riemergendo come una soluzione, forse l'unica, alla domanda: come consentire incontri imprevedibili e realmente collaborativi, come permettere a relatorə e partecipantə di rompere con le loro abitudini, di uscirne realmente trasformatə? In altre parole: come costruire un'eterotopia materialista?
Ci siamo allora imposte delle regole ferree: non parlarne con nessuna, neanche con le nostre amiche più vicine; parlarne solo ed esclusivamente con persone che vedevamo per la prima volta e che sapevamo che non avremmo più rivisto. Così abbiamo costruito un seminario segreto in 4 incontri. Dal momento che alcune di noi hanno iniziato a percepire uno stipendio, abbiamo deciso di agevolare gli ospitə che avrebbero accettato di partecipare ad un seminario di questo tipo, parlando a briglia sciolta di argomenti lontani dai loro oggetti di studio, nell'assenza totale di promozione e con il rischio concreto di trovarci senza alcun pubblico. La risposta positiva ed entusiasta completamente inattesa da parte di personaggi estremamente visibili – e che forse, come unə di loro ci ha confessato, hanno accettato proprio per sfuggire a questa visibilità – ci ha portate ad organizzare ben due viaggi intercontinentali. Cogliamo l'occasione dunque per ringraziare ancora J.B., E.D., P.B.P., D.A. e S.A., tra le tante che hanno reso quest'esperienza possibile. Grazie anche alla nostra Eleo Stacchiotti che ha garantito la traduzione simultanea dal francese e dall'inglese. Grazie, soprattutto, alle numerose sconosciute che sono riuscite, fortunatamente, a raggiungerci.
A partire da questo momento, senza poter rivelare le identità delle nostre ospiti (alcune tra le quali al momento già particolarmente esposti per il loro sostegno alla causa palestinese), siamo disponibili a raccontarvi di quest'esperienza. Ci sentiamo in radio.
Foto di Diletta Caimmi.