Teologia Dogmatica Mariana

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07/05/2012

Apocalisse
Tesi di Dottorato in Scienze Bibliche

L’opera, essendo propriamente di Archeologia biblica, si occupa semplicemente dei testi originali e compie una panoramica letteraria, storica e teologica sull’importante libro biblico.

Massimiliano Lanza
06/04/2012

Facoltà di Archeologia Biblica
13900 BIELLA (BI)
in collaborazione con
T.E.S.M.A. – Teologia Ecumenica “Santa Maria Ausiliatrice”
Biella

Introduzione all’ultimo libro della Bibbia
Capitolo I
Apocalisse, etimologia
L’Apocalisse è l’ultimo libro della Bibbia ma in realtà è come se fosse il primo e ne spiegheremo, nel corso della trattazione, il motivo.
Apocalisse, richiama anche un genere letterario dell’Antico Testamento (Apocalittico appunto), diffuso fra i principali profeti e in particolare si legga in proposito sulla Bibbia il libro del Profeta Daniele (qui faremo poi solamente dei rapidi accenni).
Apocalisse deriva dal termine greco Apokalupto [originale: ] e significa:
“svelo, rivelo, scopro, manifesto, rivelo, fo conoscere” . In senso escatologico (cioè riferito ai tempi definitivi di manifestazione del Regno di Dio) significa:
sono rivelato, mi rivelo, appaio (Confrontare 1 Corinzi 3,13) .

Capitolo II
Genere letterario
Interpretazione
L’apocalisse, per sintetizzare, significa appunto Rivelazione ma non di avvenimenti tragici bensì di “cieli e terra nuovi”.
Il genere letterario apocalittico (secondo Bauman “inimitabile”) è diffuso particolarmente nell’Antico Testamento ma anche nel Nuovo. Gesù parla a uomini che conoscevano, evidentemente, solo l’Antico Testamento e, infatti, nel Vangelo sono contenuti brani classificabili come apocalittici. All’epoca non si parlava precisamente di Rivelazione, benché (ad esempio con Mosè) fosse già avvenuta …
Nel momento in cui parlo di “nel Vangelo sono contenuti brani classificabili come apocalittici” intendo che Gesù narrò di cambiamento di colore dei cieli, caduta degli astri, insomma, la fine del mondo. Egli però non predisse tali avvenimenti o per lo meno non disse una data ma certamente li diede per certi. Egli ne parlò agli Apostoli, i quali non ne capirono il senso pieno; solo dopo la discesa dello Spirito Santo ne colsero il senso. Di solito, nella liturgia e nei lezionari, tali letture (intendendo quelle bibliche proclamate durante la Santa Messa) sono di solito utilizzate il mese di novembre (la commemorazione dei defunti prevede l’uso scritturale dell’Apocalisse) e soprattutto le ultime domeniche prima della festa di Cristo Re, l’annuncio dei novissimi in vista del termine dell’anno liturgico che, come tutti sanno precede l’inizio del tempo d’Avvento.
Ritornando al linguaggio possiamo affermare che la lingua dell’Apocalisse è unica. Lo notò Dionigi Alessandrino, il testo è ricco di barbarismi e solecismi.
San Giovanni ha un lessico scarso ma le parole utilizzate hanno dei significati amplissimi: in realtà Giovanni scrive in Greco pensando in Ebraico. La lingua dell’Apocalisse è popolare. Vi sono contenuti anche alcuni termini in aramaico .
In Apocalisse 4,9-10 i verbi sono tutti al futuro. Lo studioso Corsini, grecista, li tradusse tutti in originale. La traduzione attuale non usa il futuro perché ha compreso che probabilmente si trattava di una versione imprecisa dell’imperfetto ebraico. Come somiglianza al gruppo degli scritti biblici della Koinè (Greco Comune) l’Ap . è all’ultimo posto ma ciò non significa che l’autore non conoscesse il greco. Lo conosceva ma lo personalizzava, egli aveva una personalità molto forte che compare negli scritti.
Come s’interpreta?
1) A livello profetico , in altre parole interpretandola come la serie degli elementi futuri che caratterizzeranno la storia dell’umanità;
2) A livello storico, ovvero ricollocando gli avvenimenti in essa narrati alla storia dell’epoca, intrisa anche di sangue, persecuzioni ed esempi eroici di santità tra i cristiani;
3) A livello storico-escatologico : gli avvenimenti storici dell’epoca diventano anche simbolo degli avvenimenti futuri. In realtà è un libro di speranza, in cui alla fine Cristo vincerà definitivamente e gli uomini gusteranno cieli e terra nuova e la beatitudine eterna. L’invocazione finale è emblematica: “Amen! Vieni Signore Gesù”;
4) A livello kerigmatico (cioè di annuncio): dall’Antico Testamento si passa al Nuovo e il finale del Nuovo è la Croce e Risurrezione di Gesù, la chiave della nostra redenzione!
In altre parole il momento kerigmatico è la sintesi definitiva della Storia.

Capitolo III
La lotta in cielo
All’inizio, capitolo I, ho accennato all’Apocalisse come ultimo libro della Bibbia ma che in realtà starebbe al primo posto. In realtà gli scritti biblici del Nuovo Testamento, soprattutto i Vangeli, non partono dall’inizio, ma dalla fine. Gli apostoli avevano vissuto gli avvenimenti della croce e della Risurrezione di Cristo quindi, in un certo senso, la narrazione parte proprio da tali avvenimenti. Come ultimo libro si potrebbe tendere come riferito ai tempi ultimi e definitivi, ossia un libro “escatologico”, che ci riassume gli avvenimenti futuri ma definitivi. Come primo libro, invece, possiamo dire che nell’Apocalisse è narrata la lotta tra il Dragone (il diavolo) e San Michele e ciò avvenne certamente prima della fondazione del mondo, la lotta tra il potere delle tenebre e il bene. Il Signore Iddio ha provato anche la fedeltà dei suoi angeli (Lucifero prima di Satana era considerato portatore di luce) anzi, ha fatto sperimentare loro la libertà, di sceglierlo o meno. Abbiamo quindi trovato un altro “indizio” che ci porta alle origini, in altre parole alla scelta di libertà che avvenne anche in paradiso. È un mistero e la descrizione finisce qui ma ci sarebbero anche altri elementi da analizzare, lo vedremo nel prossimo capitolo, analizzando parti storiche, letterarie e teologiche.
Capitolo IV
Piano Storico. Letterario e Teologico dell’Opera
All’inizio di un lavoro letterario, nella fattispecie un’esegesi biblica, è necessario porsi alcuni interrogativi e soprattutto dare dei criteri ermeneutico-interpretativi rapportati con la Storia, con la Letteratura (e di conseguenza la cultura) oltre che l’aspetto meramente teologico.
Il testo che leggerete non è complesso o per lo meno non diedi fin dall’inizio un taglio del genere, anche se, alcune parti, possono essere ostiche ai non propriamente addetti ai lavori. Il testo ha una sua intelligibilità, è quindi abbastanza comprensibile.
Il linguaggio è il greco (denominato anche greco biblico, disciplina insegnata nell’ambito dell’iter teologico), il greco della Koinè, cioè il greco comune.
Note storiche
In che epoca si colloca il nostro scritto?
Vi sono due note storiche a riguardo: la prima è che si tratti dell’epoca di Domiziano, verso il 95; la seconda è che si tratti dell’epoca di Nerone, un po’ prima del 70 d.C.
L'ambiente storico in cui si colloca la nostra opera è senz’altro un’epoca di turbamenti e di violente persecuzioni contro la chiesa nascente.
L’apocalisse segue il genere del profeta Daniele e le “apocalissi” erano in voga tra gli Esseni e gli Ebrei di Qumran.
Per errore l’Apocalisse fu attribuita a un eretico, Cerinto. Fu nel III secolo un certo Caio che lo attribuì all’eretico menzionato; data la differenza di linguaggio e stile rispetto agli altri scritti giovannei, è difficile ricollocare il testo all’autore originario, Giovanni. Nonostante tutto resta l’ispirazione giovannea, quindi l’attribuzione è corretta.
A livello storico è anche necessario citare i viaggi di San Paolo, descritti negli Atti degli Apostoli (di cui si consiglia ai “non addetti ai lavori” la lettura). In essi San Paolo si raffronta con le credenze e le religioni altrui, soprattutto con quelle elleniche. Egli guarì uno storpio e le f***e dissero che si trattava di “déi in forma umana discesi tra noi”. Addirittura il collaboratore di Paolo, Barnaba, fu appellato come “Zeus”. Assistettero a vari riti pagani, eccetera. Di rilevante da dire è che la religione che incontra Paolo è la tradizionale, popolata di divinità che personificano le forze della natura. C’è da chiedersi, anche se gli studiosi non lo confermano, se veramente il genere apocalittico di cui parleremo (è il linguaggio specifico in cui è scritta l’Apocalisse) non tragga origine da queste credenze e dopo fu adattato dagli agiografi nella stesura del testo. È possibile tale inculturazione ma sappiamo che tale genere è contenuto nell’Antico Testamento, anche se non è da escludere che potesse essere influenzato dalla cultura ellenica.
A livello religioso si riflette anche il tipico gusto popolare del meraviglioso, che talvolta fa capolino anche nel Nuovo Testamento e confermerebbe la tesi di cui sopra. Nel periodo storico immediatamente precedente a Cristo (circa due secoli prima) ci fu la dominazione greca. esistevano dei Giudei filo ellenisti i quali consideravano tale cultura benefica sul piano socio economico. Essa non si soffermò solo su quel piano ma andò oltre e di conseguenza usanze ellenistiche entrarono a far parte della cultura ebraica o per lo meno vissero parallelamente a essa.
L’Apocalisse è stata scritta (e si vedrà anche in seguito) a causa di persecuzioni (in particolare ricordiamo la persecuzione di Domiziano del 95 d.C.) e la prima Apocalisse in realtà risale al tempo del profeta Daniele, sotto Antioco epifane, tra il 167 e il 164 a.C..
L’Apocalisse fu scritta nell’isola greca di Patmos di fronte alla costa dell’Asia minore, non lontano da Mileto e probabilmente anche gli altri testi giovannei (le tre lettere e il Vangelo omonimo). È stata scritta in parte dall’Apostolo stesso e in parte da alcuni suoi discepoli i quali utilizzarono il medesimo stile ed ebbero la medesima ispirazione. L’introduzione e l’ultimo capitolo sono pressoché simili (a livello letterario) e si deduce che l’autore principale è comunque Giovanni.
Piano teologico
Il piano teologico (unità nella molteplicità di avvenimenti) è definito con i seguenti punti:
1) L’annuncio della memoria di Gesù come fondamento;
2) La teologia dell’Ap. implica l’unione di dottrina e storia;
3) L’Ap. è dottrina Cristologica – Gesù è l’unico referente;
4) È dialogica, cioè la Parola di Dio interpella l’uomo e per questo motivo il cristianesimo è definito impropriamente religione, in realtà è una rivelazione (Religione Cattolica, ad es., è un termine convenzionale);
5) Il messaggio dell’Ap. agisce nella storia (dal termine tedesco Wirkungsgeschichte) e pretende di essere tale.
6) Il messaggio interpreta l’uomo, la storia e il mondo, in altre parole è trascendente in essi;
7) Il messaggio va messo in pratica perché porta il Regno di Dio nel mondo e sconfigge il peccato e la morte, nell’attesa dell’escatologia (dei tempi futuri).
Capitolo V
Struttura dell’opera

a) introduzione: sette lettere

Nei primi tre capitoli si parla di una sorta di “ricompense”, in altre parole:
1) mangiare l’albero della vita che è nel paradiso di Dio (ricorda la vicenda dell’Eden di Adamo ed Eva);
2) La corona della vita e la possibilità della salvezza dell’anima, ossia nessun danno alla seconda morte (cioè il fatto di perdersi corpo e anima, diversamente Gesù offre la salvezza di entrambi nella seconda risurrezione);
3) manna e pietruzza bianca con nuovo nome
4) Il potere sulle genti con l’immagine della stella del primo mattino
5) L’Essere avvolto in vesti bianche e il suo nome proclamato davanti a Dio (= santi)
6) La colonna nel tempio, su di lui il nome di Dio (= come il Messia)
7) Il fatto di sedere sul trono con Dio (= regno)

b) Sette sigilli, sette trombe, sette segni (settenario nascosto)

7 sigilli (la storia dell’umanità)
* introduzione (= stato finale) (liturgia angelica e adorazione in ginocchio) cap quattro e cinque: ivi si parla dei quattro esseri viventi e di Gesù che svela, aprendoli, i sette sigilli, cioè finalmente la vera interpretazione della Sacra Scrittura.
Immediatamente compaiono dei cavalli di vari colori e rappresenterebbero:
1) Cavallo bianco (alleanza nel paradiso terrestre) 6:1
2) Cavallo rosso: guerra (effetto della cacciata dall’Eden) 6:3
3) Cavallo nero: fame (effetto della cacciata dall’Eden) 6:5
4) Cavallo verdastro: morte (effetto della cacciata dall’Eden) 6:7
5) Rappresentazione dei Santi e dei Martiri dell’Antico Testamento 6:9
6) - Sconvolgimenti cosmici corrispondenti alla venuta di Cristo 6:12
- glorificazione dei santi dell’AT e del NT con l’agnello 7:1
7) mezzora di silenzio (= presenza di Dio = regno) 8:1

7 trombe (la storia delle potenze celesti)
* introduzione (= stato finale) (liturgia angelica templare – Cristo come angelo sacerdote) 8:2-6
1) La caduta degli angeli ribelli sulla terra 8:7: a causa della battaglia tra l’Arcangelo Michele e il Dragone (in sostanza la cacciata di Lucifero e i suoi seguaci dal Paradiso, giacché Michele significa: (chi come Dio);
2) La caduta degli angeli ribelli sul mare 8:8
3) La caduta degli angeli ribelli sui fiumi 8:10
4) La caduta degli angeli ribelli sulle stelle 8:12
5) L’opera di satana sulla terra e dei suoi demoni che prendono il potere su tutti salvo i segnati (cioè il Tau il simbolo che riportano sulla fronte gli eletti, è la T greca e ritroviamo tale simbolo nel Libro del Profeta Geremia) 9:1
6) Gli eventi al tempo di Cristo:
- attacco delle forze sataniche 9:13-21
- discesa dell’angelo forte, che rappresenterebbe Cristo, portatore dell’alleanza (arcobaleno), re della terra e del mare, compimento dell’annuncio dei profeti, mistero svelato e datore della profezia 10:1-10
- preparazione (misurazione) (e annuncio della distruzione del tempio Am 7:7, Lam 2:8) 11:1-2
- vi è la storia dei due testimoni (forse Cristo stesso?)
7) Vi sono la liturgia angelica e adorazione in ginocchio (= regno di Dio) 11:15-19

Vi è il settenario nascosto (storia della donna, Gerusalemme, Israele, poi Chiesa):
1) Primo segno: donna avvolta nel sole 12:1
2) Secondo segno: dragone rosso (Satana) 12:3
3) La bestia dal mare (imperi dei gentili/Roma) 13:1
4) La bestia dalla terra (falsi profeti giudei) 13:11
5) L’agnello con i 144.000 giusti dell’AT 14:1-6
6) La comparsa del Figlio dell’uomo nella gloria: 3 angeli, Figlio dell’uomo, 3 angeli 14:6-14:20 (è il centro dell'opera)
7) Il segno dell’instaurazione del regno e regno:
-introduzione (= stato finale) capitoli: 15:1÷16:1
-sette coppe (incarnazione/morte/risurrezione di Cristo) – parallelo al cantico di Mosé contenuto integralmente in Deuteronomio 32
1α coppa sulla terra (= giustizia sugli angeli ribelli della 1 tromba)
2α coppa sul mare (= giustizia sugli angeli ribelli della 2 tromba)
3α coppa sui fiumi (= giustizia sugli angeli ribelli della 3 tromba)
4α coppa sul sole (= giustizia sugli angeli ribelli della 4 tromba)
5α coppa sul trono della bestia (= giustizia sull’opera di satana sulla terra vedi 5 tromba)
6α coppa sull’Eufrate. E’ permesso alle tre bestie di attaccare, Cristo viene “come un ladro”, riferimento ad Armageddon (dove morì Giosia + monte dell’alleanza = Sion.)
7α coppa sull’aria: tutto è compiuto (morte e resurrezione di Cristo) sconfitta di Babilonia (16:17-21)

c) ottavo giorno (7+1): effetti della Risurrezione/ Cristo
un’introduzione, tre scene parallele comprese tra un “vidi scendere dal cielo” e la "palude di fuoco", una conclusione, raccontati da un angelo delle sette coppe (17:1, 21:9)

* introduzione: i motivi della condanna: Babilonia (cap 17:2-18) (siamo al sesto giorno perché regna il sesto re e spiega la nefandezza di Gerusalemme.Bestia = Roma/gentili (= di terra) + Satana (= scarlatta come il dragone), stato finale (distrutta))

Prima scena: “Vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere” (18.1)
1. la caduta di donna=pr******ta=Babilonia=Gerusalemme AD 70 (cap 18)
2. l’instaurazione del regno, in altre parole il fidanzamento (19:1-10)
3. ritorno di Cristo e svolgimento della battaglia di Armageddon (giudizio finale: la morte e il diavolo finiscono nello stagno di fuoco): sconfitta delle bestie della terra e del mare (19:11-19)

Seconda scena: “Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell`Abisso”(20:1)
4. caduta di Satana: con la Risurrezione, Satana è ricacciato nell’abisso, questa volta chiuso sigillato AD 70 (20:2-3)
5. l’instaurazione del regno, detto temporaneo “accampamento” (20:4-6)
6. svolgimento della battaglia di Armageddon (Satana che finisce nello stagno di fuoco), sconfitta della bestia del cielo, satana e il relativo giudizio finale: conseguenza la creazione di cieli e terra nuovi; Capp.: 20:7÷21:1.

Terza scena: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo” (21:2)
7. - Gerusalemme celeste: sconfitta della morte v. 3, promessa dell'eredità v.7, malvagi nello stagno di fuoco v. 8 (21:2-21:8)

* conclusione: descrizione della Gerusalemme celeste appena vista (21:9-22:5)

Conclusione dell'opera 22:6-22:21

A seguito di quest'analisi, condivido un pensiero, ovvero non possiamo che concludere che l'Apocalisse è un testo fortemente anti-millenaristico (come d'altra parte la Chiesa ha sempre detto). Inoltre è incredibilmente Cristo-centrica, cioè è tutta incentrata sull’azione e l’escatologia (la definitività) di Cristo stesso.

Capitolo VI
Esegesi letteraria, capitolo primo e brevissima introduzione alle sette lettere

Alcuni termini del lessico dei due capitoli citati possono aiutarci meglio in un modello di esegesi.
Quali sono questi vocaboli e dove sono contenuti?
Capitolo 1
Versetti:
V.Rivelazione, dal greco – traslitterato: Apocalufis] e significa: svelo, rivelo, scopro, manifesto, rivelo, fo conoscere. In senso escatologico (cioè riferito ai tempi definitivi di manifestazione del Regno di Dio) sta a dire:
sono rivelato, mi rivelo, appaio (Confrontare 1 Corinzi 3,13), come dicevamo pari nel capitolo I.
Come già affermavamo più sopra è un libro cristologico: Rivelazione di Gesù Cristo (Apocalufis Iesu Cristu).
Manifestò, dal greco [ – traslitterato esemanen] e significa svelare a qualcuno. Gesù dona la rivelazione all’Apostolo Giovanni, prigioniero sull’isola di Patmos e ne svela anche il senso.
V. 2) Testimonianza [ – traslitterato marturian] significa anche martirio, ovvero i martiri erano testimoni di Cristo; essi furono perseguitati e uccisi in nome del Vangelo.
V. 3) Beato [ – traslitterato Macarios] significa: colui che raggiunge la pienezza del divino, il “santo” in un certo senso, anche se il termine santo è una parola diversa. Tempo [traslitterato cairos] significa anche salutare e rallegrarsi; l’espressione Ave Maria può essere tradotta Rallegrati Maria, cioè non per ridere o gioire inutilmente, ma per dire: è il tuo tempo, il Signore chiama te.
V. 4) Sette spiriti [ – traslitterato eptà pneumaton] e richiama ai Sette doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio). (Pneuma) richiama propriamente a spirito vitale.
V. 5) Primogenito [ – traslitterato prototocos – proto significa primo] e sta a dire: Gesù Cristo è primo di tutte le creature , anzi, dell’intera creazione. Prima che il mondo fosse esisteva già. Tali richiami sono tipici di Apocalisse. Significa anche primo dei morti e tra i morti (ovviamente nel senso che li vivifica).
Vi è il termine sangue (aima) e sta a dire due cose:
1) La fragilità umana;
2) La vita, la vita eterna. È elemento di generazione.
V. 14) Compare il termine fuoco che viene reso come – traslitterato flox e richiama più che altro allo splendore e al bagliore.
V. 18) Compare il termine inferi che è reso con – traslitterato ades e richiama l’Ade della mitologia, cioè il soggiorno dei morti ma può anche essere inteso come luogo del castigo finale.
Le sette lettere
Le sette lettere offrono uno spaccato della vita cristiana del 90 d.C., sono scritte in prospettiva cristologia e offrono molti spunti di dottrina, soprattutto su Gesù Cristo.

Capitolo VII
Esegesi del Secondo e Terzo capitolo
Capitolo II
Versetto 5) Si parla di ravvedimento. Il termine greco è (traslitterato metanoeson; da - metanoia) che significa conversione. Il termine penitenza significa conversione e il termine conversione significa inversione, cambiamento repentino. Il termine è – metanoeo – e i significati sono:
cambio opinione, muto pensiero, mentalità, mi converto, mi pento, recedo.
L’albero della vita richiama il Paradiso: lo darò a colui che è nel mezzo del Paradiso. Perché in Paradiso? Perché in esso ci sono tutti i testimoni.
In greco abbiamo: - traslitterato, xulu tes zoes (zoes significa vita, da vita zoologica per intenderci).
Prima vi è la frase “chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”. Questa formula terminerà ognuna delle sette lettere.
Al V. 11 si parla di Seconda Morte, coloro che con corpo e anima si danneranno all’Inferno, a differenza degli eletti che accederanno alla Seconda Risurrezione.
Al V. 13 si parla del Testimone per eccellenza, ossia Gesù Cristo, condannato nelle regioni dove Satana abita. Gesù, condannato a causa di esso, ci ha però riscattato, risorgendo per la nostra giustificazione e donandoci la redenzione.
Al V. 15 si parla di dottrina dei Nicolaiti. Tale dottrina è imparentata con le eresie combattute da Paolo nelle sue lettere scritte durante il periodo della Prigionia. Essi annunciarono le speculazioni gnostiche del II secolo e prevedevano anche compromessi con i culti pagani, in particolare i banchetti sacri.
Capitolo III
Come esegesi letteraria, in questo capitolo analizzerò in particolare la pericope (brano della Bibbia che è estrapolato per poterlo analizzare; la pericope può essere un’unità letteraria e durare qualche capitolo) in 3,1-6.
Nei seguenti versetti troviamo:
V. 2) Rinvigorirsi: traslitterato sterison e si può anche rendere in italiano con confermo, stabilisco, cioè metto un punto fermo ponendo delle condizioni affinché il male non possa passare e di conseguenza diffondersi. Si può anche dire rendo saldo, costante: rendo saldo la mia fede e sono costante nel volerla alimentare.
V. 3) Vigilante: traslitterato gregoreses e richiama all’essere desto nell’attesa del giorno del Signore (che verrà come un ladro, come afferma il Vangelo).
V. 4) Vesti bianche: senza riportare il termine possiamo dire che esso richiama la purezza degli intenti e anche la veste bianca del giorno del Battesimo.
V. 5) Libro della vita: traslitterato, biblù tes zoes; potrebbe anche essere reso in italiano (Il Libro – biblos) o la Bibbia della Vita (zoes è vita biologica come dicevamo sopra). La Bibbia è il Libro dei Libri e anche il libro della vita e l’Apocalisse rientrano in questi criteri.

Capitolo VIII
Sul quarto, quinto e sesto capitolo
Approfondimento esegetico sul VI capitolo
Sul quarto e quinto capitolo diciamo solamente che i quattro esseri viventi rappresentati richiamano ai quattro evangelisti, cioè simbolicamente rappresenterebbero tutto ciò che è nobile, forte e saggio. Consiglio la lettura personale dei capitoli suindicati.
Esegesi del sesto capitolo
Apertura dei sigilli e rappresentazione dei cavalieri che cavalcano animali di diversi colori
1) Cavallo bianco ( - traslitterato ippos leucos – richiama l’alleanza nel paradiso terrestre). Vi è il termine corona, il termine greco è – traslitterato stefanos e richiama anche non solo il potere regale ma il premio e la ricompensa;
2) Cavallo rosso fuoco: guerra (traslitterato ippos purros - richiamal'effetto della cacciata dall’Eden);
3) Cavallo nero: fame (traslitteratoippos melas - richiamal'effetto della cacciata dall’Eden);
4) Cavallo verdastro: morte (traslitterato ippos cloros - richiama l’effetto della cacciata dall’Eden).
Nei versetti 6,12-17 si parla dello scatenarsi dell’ira di Dio.
Capitolo IX
Esegesi dei capitoli settimo, ottavo e nono
Nel capitolo 8° si parla di mezz’ora si silenzio, segno dell’onnipresenza di Dio.
Vediamo alcuni termini che ci aiutano nell’esegesi.
Al versetto 2 del capitolo settimo vi è il termine sigillo, dal greco – traslitterato sfragda: il verbo dice anche assicurare, certificare, marchiare con un sigillo. Il sostantivo parla anche di segno e distintivo, ciò che caratterizza la verità e la realtà della Parola di Dio.
Si parla abbondantemente di salvezza. Forse non tutti sanno che esiste la soteriologia, ovvero la dottrina sulla salvezza. Tale disciplina è presente nell’iter degli studi teologici nell’ambito della Teologia Sistematica.
Si parla di ringraziamento e deriva dal termine greco eucaristia – traslitterato eucaristia (l’Eucarestia è azione di grazie) e sta ad indicare la gratitudine, la riconoscenza, l’azione di grazie, la preghiera di ringraziamento, la Santa cena. L’analogia, prettamente neotestamentaria, è corretta.
In 7, 13ss si dice mai più la morte, la sofferenza e le lacrime nella prospettiva di cieli e terra nuovi.
Al V. 4 del capitolo 8 si parla di preghiere dei santi (le preghiere dei veri cristiani) e il testo originale: traslitterato tais proseucais ton aghion. Le preghiere sono anche le suppliche e persino i luoghi di preghiera entrano nella categoria. I santi sono citati nel Nuovo Testamento (Santo per eccellenza è il Cristo, il Dio Tre volte santo); tale termine è contenuto nelle lettere paoline, soprattutto nelle formule di saluto: Paolo Apostolo si rivolge ai santi, riferendosi a tutti i battezzati e a tutti i cristiani. Il termine “santi” non significa che la propria statua sia venerata in altari minori di qualche Chiesa, bensì non avere alcuna attinenza con il mondo in cui viviamo, cioè apparteniamo al cielo e non alla terra. Per completare la spiegazione è necessario citare la frase “siamo nel mondo, non del mondo”. Viene citato l’Anticristo da Giovanni stesso, l’autore di Apocalisse, Paolo parla del Principe di questo mondo: che lo si chiami Anticristo o Principe delle tenebre (o di questo mondo) non ha importanza, si parla del demonio come dominatore della mondanità. I santi, inoltre, pregano affinché i malvagi si convertano e desistano dalle loro cattive opere. Le loro preghiere si scontrano con la durezza del mondo (oggi diremmo la modernità contro la fede, anche se Fede e Ragione vanno insieme) e drammaticamente aumentano le responsabilità degli uomini (Cf. Rm 12,20).
V. 11: assenzio, in greco [tipicamente greco ‘ellenico’] traslitterato aphinuon (pr. Afinuon). L’assenzio di per sé è un veleno, anche se in molti casi aiuta a indagare e capire. Gli agenti di polizia di Scotland Yard, nel secolo XIX utilizzavano l’assenzio per capire, soprattutto gli Ispettori, avendo un ruolo di prim’ordine nelle indagini. Quanto appena scritto non è del tutto confermato e, infatti “Sembrerebbe una tesi priva di fondamento, sorta con l'intenzione di attribuire all'assenzio ottocentesco proprietà proprie delle droghe, quella secondo cui l'assenzio venisse in alcuni casi adulterato con oppio: non esiste infatti alcun documento storico che lo confermi e nessuna ricetta storica che ne parli” . Nel nostro testo l’Assenzio è mortale e l’astro chiamato Assenzio è causa di morte e rovina.
In Apocalisse capitolo IX si parla di pozzo dell’abisso e il richiamo è alle dieci piaghe d’Egitto. Deriva dal greco , traslitterato to frear tes abussu. Abisso in greco significa anche Regno dei morti e inferno, dove regnano i malvagi.
Ricorrono due termini (ne riporto vocabolo e relativo significato):
1) Abadon che significa distruzione;
2) Apollion che significa distruttore. Tutto ciò richiama alla distruzione e infatti, poc’anzi, ho parlato delle dieci piaghe d’Egitto e il lettore, anche non troppo avvezzo alle questioni di teologia biblica, comprende come esse furono distruttive. Furono talmente distruttive da determinare il passaggio di Israele verso la terra promessa. Il passaggio (cioè la Pasqua) di Apocalisse è verso “cieli e terra nuovi”.

Capitolo X
Analisi su alcuni termini e categorie esegetiche, da Ap. 10 ad Ap. 22 (termine del libro).

Capitolo 10°
V. 2: Si parla di un libretto, dal greco , traslitterato biblaridiu (e il lettore si accorge dell’assonanza “biblos”, in altre parole anche Bibbia – la differenza è che la Bibbia è il Libro per eccellenza).
V. 4: si parla di sette tuoni, dal greco , traslitterato epta brontai (niente a che fare con assonanze di termini cinesi o giapponesi). Il termine brontai ha a che fare con il rumore assordante, da cui tuono. A livello onomatopeico si capisce che la parola richiama a un suono [ὀνοματοποιία – da onomatopo e
-iia - deriva dal greco antico e significa nome – in questo caso suono – che è prodotto]. La rilevanza del binomio appena citato è sul numero sette: il numero sette ha una rilevanza simbolica biblica e mi limito a citare i sette doni dello Spirito Santo, ossia:
Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio.

Capitolo 11°
V. 1: misura in greco metreson (pr.) e vale a dire in italiano il nostro metro, inteso propriamente come unità di misura. Etimo: calcolo, valuto, misuro. È criterio e strumento di misura; può anche essere inteso come misura lineare e cubica o come valutazione.
V. 2: contiene la profezia della distruzione del tempio di Gerusalemme.
V. 4: olivi e candelabri , elaiai cai luchniai: l’olivo di per sé è un albero secolare e quindi richiama l’eternità. L’etimologia del termine (compreso il greco) è ignota. I candelabri o lucernieri (secondo la traduzione originale) sono simboli sacri e tra i giudei era diffuso l’albero a sette bracci. Il candelabro richiama propriamente il culto, ovvero nella domenica senza tramonto renderemo culto a Dio e saremo nella condizione dell’eternità, non un giorno monotono ma un giorno unico, una celebrazione “pasquale” unica senza affanni, angosce, preoccupazioni e distrazioni. L’unico giorno di cui parliamo non sarà né noioso né faticoso ma sarà “dolce e soave”.
V. 8: L’Egitto è il simbolo di coloro che arrestarono Cristo. “… simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore è stato crocifisso”.
V. 17: potere, , dunamin o la dunamis, (eos, e è la potenza; nel linguaggio biblico la potenza e la gloria vanno di pari passo, per cui la potenza di Dio non è potenza distruttiva ma manifestazione piena della grazia operante per mezzo dello Spirito Santo. Inoltre è anche intesa come capacità, attitudine e talento (si ricordi il Vangelo dei talenti). La potenza può avere influenza (non nel caso di Gesù ma riferito ai potenti di questo mondo), è considerazione non solo di sé stessi ma degli altri, ha un valore e corrisponde al pregio delle istituzioni di persone. Nel linguaggio biblico è anche la capacità di Gesù Dio di compiere miracoli annunciando il Regno. Esiste, per concludere la potestà angelica e al contrario la demoniaca.
Insomma, la potenza per i cristiani? Senza dubbio la manifestazione dell’amore di Dio e degli uomini fra di loro nel Suo nome.
V. 19: Arca dell’Alleanza chibotos tes diauechesci troviamo di fronte ad un simbolo notevolmente importante. La traduzione potrebbe anche essere “Arca del Testamento” (in questo caso del Nuovo Testamento). L'Arca dell'Alleanza è il testamento che Dio aveva già concluso con Noè e la sua famiglia, gli unici giusti. Anche con Abramo (e si pensi all’episodio del figlio Isacco ) l’Eterno conclude un testamento. La lotta di Dio con Giacobbe (il quale finisce con un femore lussato) è dimostrazione di un testamento, il quale ha persino lasciato un simbolo “fisico”. Arca dell’Alleanza è un concetto metaforico: in realtà Cristo termina la definitiva e Nuova alleanza, non quella dell'Antico Testamento in cui i ribelli morirono ma, con lo spargimento del sangue dell'Agnello immolato per noi, abbiamo la certezza di un unico e perenne sacrificio per la nostra salvezza, il culmine della redenzione confermato dalla risurrezione
Capitolo 12°
La donna e il dragone
La donna rappresenta la Chiesa, per i Cattolici rappresenta la Chiesa e Maria in qualità di corredentrice e Madre della Chiesa. Il dragone rappresenta il demonio.
Troviamo i seguenti termini interessanti:
V. 1: segno - semeion; il segno negli scritti Giovannei (Vangelo, Lettere e Apocalisse) ha un’importanza cruciale. Segno sta a significare sia il miracolo ma, rapportato ai tempi attuali, significa anche segno sacramentale di salvezza. I sacramenti sono, d’altra parte, segni che richiamano a un significato più alto; non sono un semplice “significato” ma è ciò che “rende sacro ciò che è profano” e porta alla vita eterna.
V. 2: parto , techein, nel senso di “generare figli”;
V. 3: dragone: l’elencazione delle corna sono valori numerici
V. 4: divorare – , catafaghe – significa anche “mangiare con ingordigia ”.
V. 7: combattevano – , polemesai – ovvero si creò un vero e proprio conflitto in cielo (la lotta tra Michele che significa “chi come Dio” e Lucifero); la battaglia portò l’esito della cacciata di Satana e i suoi seguaci dal paradiso.
V. 9: gettato, deriva dal verbo , ballo e significa anche irrompere, in altre parole Michele irruppe contro il demonio che voleva farsi come Dio e prenderne addirittura il posto, si scaglia contro di lui e lo getta letteralmente fuori. Un’altra traduzione dice anche ispirare. Ebbene, possiamo intendere che Michele consigliò, ispirò il diavolo ad andarsene, dopo che aveva “polemizzato” contro Dio e dato che il paradiso non era più il suo luogo d’origine, non poteva stare con Dio e doveva essere collocato altrove. L’unione di (dia: dividere) e (ballo: gettare) diventa diabolo o diavolo. Potremmo dire, anziché dire divisore, termine corretto, divisore gettato fuori, ossia, in cielo non c’è divisione ma, bensì, sulla terra dove vive il principe del mondo, l’Anticristo, cioè il diavolo.
V. 11: sangue dell’Agnello , aima tu arniu, aima: sangue sta a sangue sacrificale ma è sinonimo di vita e generazione. È sì il sangue dell’Agnello, colui che è stato generato, colui che si è incarnato nell’uomo e lo ha redento con la croce, colui che è risorto. È il “sangue” benefico del Risorto, l’attuazione del Gesù vivo nell’eucarestia.
V. 13: perseguitò: Cfr. il versetto 9.
Capitolo 13°
La negatività del male
V. 1: la bestia rappresenta l’Anticristo
V. 5: bestemmie: , blasfemias. È sinonimo di maledire, ingiuriare.
V. 11: qui bestia è inteso come il falso profeta
V. 16: marchio: , caragma ed è anche sinonimo di impronta. Tale impronta, per coloro che seguono la bestia, è identificabile al v. 18.
V. 18: Nel versetto compare il numero simboli di Satana, ossia 666. Nella simbologia numerica biblica, nella lingua ebraica significa Cesare-Nerone, nella lingua greca significa Cesare-dio, oppure significano Nerone e Domiziano, entrambi persecutori dei cristiani (Nerone 64 - 65 d.C. e Domiziano 95 ss d.C.). Intorno al 90 d.C. vi fu un contrasto con la sinagoga ebraica e nello stesso periodo qualcuno pensò anche ad una sorta di “Nerone redivivo”. Il frutto anche di “ disturbo interiore” causato dalle persecuzioni di cui parliamo è propriamente la rappresentazione simbolica dell’Anticristo (in realtà è anche realtà ma bisognerebbe parlare di esorcismi e mali spirituali; nel testo in oggetto manca il tempo materiale per l’approfondimento).
Capitolo 14°
La positività del bene di coloro che Adorano e scelgono Cristo
V. 3: cantico nuovo: Mosè cantò la liberazione dall’oppressione egiziana. Cristo, il neo-Mosè, canta la liberazione del suo popolo redento grazie al suo sacrificio in qualità di Agnello immolato.
V. 4: vergini (in realtà si tratta di uomini ma il termine è utilizzato al femminile, in realtà qui la verginità è generica, più che altro, lo leggerete, è l’anti-idolatria): la lussuria in realtà è il simbolo dell’idolatria e i centoquarantaquattromila sono coloro che non hanno prestato fede all’idolatria. Israele, poi, seguiva Jahvé nel deserto. Qui si parla di un nuovo fidanzamento con l’Agnello.
Capitolo 15°
Nei capitoli quindici, sedici e diciassette sono contenute varie allegorie e, compatibilmente con lo spazio dedicato nell’opera, tenteremo di spiegarle.
In 15,3 si parla del Cantico di Mosè, ovverosia il cantico che Mosè compose ringraziando Dio per la liberazione del popolo eletto dall’Egitto e soprattutto ringraziandolo che aveva scacciato dinanzi a loro i nemici. I teologi compiono l’analogia nemici – demoni, popolo eletto – Chiesa, assemblea.
Nel nuovo testamento ci sono altri cantici con reminiscenze nel Vecchio, quali ad esempio il “Magnificat”.
Già i cantici veterotestamentarii erano ricchi di reminiscenze bibliche.
Nel capitolo sedicesimo si parla di Armagheddon (16,16), in altre parole la montagna di Meghiddo. In passato avvenne la sanguinosa battaglia contro il Re Giosia e fu una vera e propria disfatta. È il simbolo degli eserciti di persone troppo presuntuose e savie le quali, disobbedendo alla legge di Dio, subiscono pesanti sconfitte.
Nel capitolo diciassettesimo si parla della grande pr******ta, in altre parole Babilonia. È rappresentata da una donna sconfitta e ricorda l’assedio di Gerusalemme del 70 d.C. Roma rappresenta invece l’idolatra e subirà la condanna. Il testo è già profetico dato che Roma è simbolo delle persecuzioni ai cristiani e quindi il castigo è la conseguenza del male arrecato contro la Chiesa di Cristo.
La bestia scarlatta con sette teste e dieci corna. Le sette teste sono i sette colli di Roma. Le dieci corna sono Re dittatori che perseguitano la città stessa. La bestia in sé rappresenta un imperatore, molto probabilmente Nerone.
In 17, 6 si parla che la donna era “ebbra del sangue dei santi”. Le persecuzioni dei Romani ai Cristiani sono paragonate all’idolatria e all’assassinio, condannati ovviamente da Dio e molto duramente (il diavolo e la morte gettati nello stagno di fuoco, eccetera).
19,10: lo spirito della profezia.
In 19,10 si parla di spirito della profezia: lo Spirito della Profezia è la Parola di Dio. La Bibbia è attestazione della parola di Dio ma la Parola di Dio in sé è sovrabbondante rispetto alla Bibbia stessa, cioè ha dei contenuti infinitamente maggiori.
Leggendo il testo di parla di prima e seconda morte. Al termine della nostra vita terrena si tratta della prima morte e se la nostra anima è salva raggiungiamo lo stato della prima risurrezione. Alla fine del mondo sarebbe una disgrazia incorrere nella seconda morte perché sarebbe la condanna definitiva di corpo e anima all’inferno. La seconda risurrezione invece è l’ascesa definitiva di corpo e anima in Paradiso, il raggiungimento della felicità eterna scoprendo per l’eternità il mistero di Dio e di Cristo. Tuttavia anche l’inferno è amato perché Dio, nella sua infinita bontà ci permettere di scegliere o Lui o il “nemico”.
Si parla di acqua della vita e ciò è rapportato alla risurrezione di Cristo, a quel costato da cui scaturiscono sangue e acqua, l’acqua del battesimo e il sangue della completa redenzione che solo nella “liturgia apocalittica” si compierà definitivamente.
Nell’Apocalisse sono anche contenute simbolicamente le vicende di due profeti: Elia (rapito direttamente in cielo alla fine della vita) e il profeta Eliseo, dimostrazione che l’Apocalisse parla di Gesù, venuto ad attualizzare la legge di Mosè, i Profeti e i Santi.
Bibliografia:
Giuseppe Segalla, Panorama storico, letterario e teologico del Nuovo Testamento, Queriniana, 1986 , 3 vol.
AA. VV. Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, San Paolo
Massimiliano Lanza, appunti vari di esegesi biblica, Seminario Vescovile di Biella e Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, 2000-2006, Biella e Milano
Sommario
Capitolo I Etimologia pagina 2
Capitolo II Genere letterario pagina 3
Capitolo III La lotta in cielo pagina 5
Capitolo IV Piano Storico. Letterario e Teologico dell’Opera
pagina 6
Capitolo V Struttura dell’opera pagina 10
Capitolo VI esegesi letteraria primo e secondo capitolo
pagina 15
Capitolo VI esegesi II e III capitolo pagina 18
Capitolo VIII, esegesi IV, V e VI capitolo
pagina 20
Capitolo IX esegesi VII, VIII e IX pagina 21
Capitolo X Analisi su alcuni termini
e categorie esegetiche capp. X – termine testo
pagina 24
Bibliografia pagina 32

Indirizzo

Via Lamarmora, 14
Borriana
13872

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