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09/06/2022

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AUGURI DANIELA!Cambio ai vertici del WWF Italia: Daniela Ducato, imprenditrice nel settore dell’economia circolare è sta...
24/05/2022

AUGURI DANIELA!

Cambio ai vertici del WWF Italia: Daniela Ducato, imprenditrice nel settore dell’economia circolare è stata eletta alla presidenza dal nuovo Consiglio Nazionale dell’associazione che l’ha scelta per le sue indubbie capacità e per i numerosi consensi raccolti dai soci di tutta Italia. Non a caso Daniela Ducato è stata insignita dal Presidente Sergio Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana proprio per meriti ambientali ed è conosciuta a livello internazionale per le sue visioni innovative che ha saputo trasformare in azioni concrete collaborando con aziende virtuose di tutto il Paese impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale.



Del nuovo Consiglio Nazionale, insieme a Daniela Ducato, fanno parte Mario Attalla, Donatella Bianchi, Simona Castaldi, Luciano Di Tizio, Alessandro Giadrossi, Silvio Greco, Carla Liuni, Paolo Lombardi e Silvio Ursini. Nella prima riunione Luciano Di Tizio, giornalista, naturalista e storico attivista del WWF, è stato eletto vicepresidente.



«Sono grata ai soci del WWF di tutta Italia e a Donatella Bianchi dalla quale prendo il testimone di una associazione forte e capace di dialogare costruttivamente con il governo e le istituzioni. Sono felice di poter contare sulla sua competenza e il suo impegno nel Consiglio Nazionale della nostra associazione», dichiara Daniela Ducato che aggiunge: «Oggi più che mai dobbiamo costruire alleanze e cercare soluzioni innovative che mettano assieme società civile, imprese e mondo della ricerca. Ho accettato questo incarico sapendo di poter contare su una squadra straordinaria formata da figure eccellenti, di alta competenza. Come presidente del WWF Italia voglio dare continuità all’eccellente lavoro che è stato fatto da Donatella Bianchi. Dobbiamo unire, creare sinergie coniugando sociale e ambientale.

Una direzione che sto già perseguendo come presidente di Fondazione territorio Italia attraverso le innovazioni nella green conservation dei beni culturali e la formazione con i green jobs destinati alle persone fragili».



Daniela Ducato riceve il testimone da Donatella Bianchi, presidente dell’Associazione per otto anni: «Quelli trascorsi alla guida del WWF Italia sono stati anni entusiasmati in cui sono avvenuti grandi cambiamenti. Dall’enciclica Laudato, passando dal varo dell’Agenda 2030 fino al traguardo che ha portato parole come ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali tra i principi fondamentali della nostra Costituzione ci sono stati momenti epocali. In questi anni ho imparato che la nostra vita non può prescindere dall’equilibrio dei sistemi naturali e che quello in natura è il migliore investimento che possiamo fare. Sono sempre più convinta che la società civile debba orientare le scelte ed essere determinate nel chiedere con forza trattati internazionali vincolanti per arginare le grandi emergenze che caratterizzano il nostro tempo e che sono intimamente connesse alla salute dell’ambiente. Nelle mani capaci di Daniela - a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro - lascio un’associazione in salute che il Consiglio Nazionale che ho avuto l’onore di presiedere ha rilanciato seguendo la strada del rinnovamento e dell’innovazione, nella convinzione che la nostra associazione sarà determinante per difendere la salute della natura da cui dipende anche la nostra salute».



I nuovi vertici si insediano in un momento cruciale, sia a livello nazionale che globale, per il nostro futuro, in cui è sempre più urgente dare risposte concrete alle grandi emergenze ambientali della nostra epoca, a cominciare dal cambiamento climatico e dalla crisi di biodiversità. È un momento di grande impegno per il WWF che ha appena lanciato una petizione per la creazione di un Garante per la Natura e che è alla vigilia della partenza della campagna che mobiliterà volontari e società civile nelle grandi sfide per difendere il nostro capitale blu.

Roma, 24 maggio 2022

10/02/2022

Cari amici di Sardegna cittadini del mondo oggi desidero richiamare la vostra attenzione sulla tragedia che colpì migliaia di cittadini italiani che fra il 1943 e il il 1945 vennero trucidati e gettati nelle Foibe dell'Istria e non solo, dai soldati "Titini" del Maresciallo Tito, Padre della ex Jugoslavia e di cui troppo poco si parla.

La vicenda mi riguarda personalmente anche se in modo indiretto perché da parte di mio padre, nativo di Fiume (Originario del Quarnaro) sono legato a questi territori perchè ho avuto la possibilità di ve**re a conoscenza dalle testimonianze dei miei parenti giuliani e dalmati e di visitare alcuni di questi terribili lughi di massacro fra cui la Foiba di Pisino, insieme con mio padre Giacomo Italo Copparoni.

Infatti proprio a Pisino vennero scritte forse le pagine più vergognose dello Stato italiano, i cui vertici locali assunsero una posizione assai ambigua nei confronti delle popolazioni locali, rappresentate da giuliani, quarnerini e dalmati italiani che, tra il 1945 e il 1956, dovettero fuggire dalle loro terre di origine e che in tutto ammontavano a un numero compreso tra le 250 000 e le 350 000 persone.
Alcuni forse ricorderanno la storia di Ivan Motika, il "Boia di Pisino", che sfuggì alla giustizia italiana, per la vergognosa ignavia dello Stato, nel cosiddetto Processo delle Foibe, promosso negli anni 90 dalla brava Nidia Cernecca, assieme ad altri parenti degli Infoibati. Per chi non lo sapesse Nidia è stata una delle più grandi personalità del mondo dell'Esodo giuliano-dalmata, colei che assieme al professore ed avvocato Augusto Singara ha avuto il coraggio di denunciare i carnefici e gli assassini di suo padre, lottando contro tutto e contro tutti, dando vita al cosiddetto "Processo delle Foibe"
Si calcola che in tutto vennero infoibate dai “Titini”, come venivano chiamati i militari del Maresciallo Josip Broz Tito, circa 5.000 italiani. Alcuni studiosi, però sostengono che i morti siano stati almeno il doppio. Gli accordi con la Ex Jugoslavia vennero stipulati con il trattato di Osimo il trattato di Osimo, firmato solo il 10 novembre 1975. Dopo anni di “misteriose” trattative che non hanno dato grande lustro all’Italia. Questo trattato sancì lo stato di fatto di separazione territoriale venutosi a creare nel Territorio Libero di Trieste a seguito del Memorandum di Londra (1954), rendendo definitive le frontiere fra l'Italia e l'allora Jugoslavia
Gli incontri fra i due governi avvennero nella massima riservatezza fin dal 1947, quando con il trattato di pace, si decise la cessione alla Jugoslavia di gran parte della Venezia Giulia (Fiume e le isole del Quarnaro, la quasi totalità dell'Istria e gli altopiani carsici a est e nord-est di Gorizia) e la creazione del Territorio Libero di Trieste. La mancata attivazione delle procedure per la costituzione degli organi costituzionali del Territorio Libero di Trieste ostacolò la sua nascita.
La successiva cessione del potere di amministrazione civile del TLT rispettivamente all'Italia (zona A) e Jugoslavia (zona B) creò le condizioni per gli accordi che portarono al “Patto” di Osimo.
Patto predisposto e siglato in gran segreto e che non da di certo una bella luce a quanto fatto dallo Stato italiano. Stato per il quale migliaia di italiani hanno dato il bene più prezioso: la propria vita.

Per l'occasione ringrazio il Comune di Capoterra e in modo particolare il Sindaco Beniamino Garau e la Presidente della Commissione Cultura Bernadette Puddu per avermi inviato ieri sera a portare in Assemblea anche la mia testimonianza e darmi la parola. Per l'occasione ho apprezzato l'Amministrazione per la sensibilità e coerenza con cui si è distinta in questi anni, anche quando vi era una diversa amministrazione. Infatti questi grandi temi devono essere affrontati al di fuori e al di sopra delle contrapposizioni di collocazione politica per aiutare a riflettere e far avvicinare tutti i cittadini verso un "sentire comune" di pace e di rispetto.

03/02/2022

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18/12/2021

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