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Quale gioiello batte il nostro mare…!
03/01/2023

Quale gioiello batte il nostro mare…!

04/02/2018

Complimenti al grande studioso Francesco Cuteri per aver raccontato da par suo la Calabria "greca"

GIMIGLIANO - CZ- 153/409https://www.youtube.com/watch?v=5qByzEaW89c
23/06/2017

GIMIGLIANO - CZ- 153/409

https://www.youtube.com/watch?v=5qByzEaW89c

A pochi chilometri da Catanzaro, arroccato sul monte omonimo, sorge la città di Gimigliàno, uno dei più caratteristici paesi del sud Italia e da sempre conos...

Il comune 153/409 è GIMIGLIANO, di 3.381 abitanti della provincia di Catanzaro. Centro distante 15 chilometri da Catanza...
23/06/2017

Il comune 153/409 è GIMIGLIANO, di 3.381 abitanti della provincia di Catanzaro. Centro distante 15 chilometri da Catanzaro, è incastonato tra la splendida vallata del fiume Corace ed il versante meridionale della Sila catanzarese.

Geologia

Gimigliano è alquanto complessa dal punto di vista geologico, ed è stata oggetto di numerosi studi, per la coesistenza di rocce di differente origine, natura ed età. Ne sono espressione la presenza di due pietre che sono state utilizzate fino a un recente passato in edilizia: il "marmo rosa" (marmo persichino) e la "pietra verde", una roccia metamorfica (ofiolite) molto comune nel massiccio del Reventino. Walter Alvarez ha ipotizzato che queste ultime formazioni si siano originate durante le fasi di chiusura dell'Oceano Tetide, per la collisione della Placca africana con quella euroasiatica che ha dato origine alle catene montuose delle Alpi, si siano staccate dalle Alpi e siano state trasportate nella posizione attuale.

Storia

Il monte San Salvatore cominciò a essere popolato alla fine del IX secolo verosimilmente da immigrati delle coste ioniche che cercavano rifugio dalle incursioni dei Saraceni. I due nuclei urbani si formarono in seguito all'invito del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, durante la vittoriosa campagna nel biennio 885-886, a stabilirsi in kastellion, borghi posti sulle alture più facilmente difendibili grazie alla configurazione naturale del terreno.L’ubicazione di due distinti centri abitati, oggi concretamente collegati da un disordinato ma esteso anello di insediamenti edilizi, ne testimoniano l’origine medioevale.
Le sue origini risalgono al 987, quando alcune frange di popolazioni, seriamente preoccupate da ragioni di difesa a causa degli assalti razziatori che sempre più numerosi sbarcavano sulle coste calabresi scelsero come riparo le rupe gimiglianesi dando così vita a nuovi casali. Il nome Gimilon (dal greco terra abbondante di frutt), pare sia stato attribuito con decreto dall’imperatore bizantino Nicefaro Foca.
Successivamente, sotto il dominio dei borboni, Gimigliano divenne capoluogo di un circondario che comprendeva i comuni di Cicala e San Pietro Apostolo. La presenza del monastero greco di San Nicola di Buccitano probabilmente contribuì all’arricchimento del patrimonio architettonico religioso che nel 1310 contava già tre chiese.
Centro di Catanzaro fino al 1481 e poi dei Caraffa (1451 - 1610 ) e infine dei Cigala sino al 1799, venne poi aggregato al cantone di Catanzaro e quindi al dipartimento della Sagra.
Nel 1807 é università nel governo di Tiriolo per punizione dei francesi ai quali si era ribellata.

Storia attuale

Oggi il centro dell’immediato hinterland catanzarese riveste un ruolo tutto particolare dovuto ad alcune sue peculiarità rappresentate dalla conformazione urbanistica del centro storico, colpevolmente deturpato, le cave di marmo e delle miniere di ferro; dai beni architettonici, dal patrimonio artistico e di quello artigianale, dal patrimonio architettonico rappresentato dal ponte sul fiume Corace, il primo in ordine di tempo tra le strutture Maillart progettato dagli ingegnieri Galli e Franciosi, da quello sul torrente Patia esempio della tecnica del cemento precompresso, della devozione alla Madonna di Porto ed al suo Santo Patrono San Giuseppe la cui artistica statua in legno viene conservata nella chiesa di Santa Maria Assunta.
I suoi famosi marmi verdi sono stati utilizzati per la realizzazione della gradinata della Chiesa del Gesù di Napoli, per i pavimenti della Reggia di Caserta, per il coro d’inverno e nicchie della Basilica di San Giovanni in Laterano, nel piazzale centrale di San Pietroburgo ed in tantissime chiese e fabbricati di Catanzaro e del circondario.
L’inserimento di Gimigliano negli itinerari del grande Giubileo, rappresenta un ulteriore tassello indelebile della sua millenaria storia. Non poteva, quindi, esserci miglior modo per festeggiare questo traguardo per un Comune che, sebbene svuotato dagli anni dell’emigrazione e dalla continua tracimazione verso la città Capoluogo, riveste pur sempre un ruolo importante e di riferimento per tutto il comprensorio della valle del Corace.
Un Centro che poneva molte delle aspettative di sviluppo socio - economico sulla realizzazione della diga sul fiume Melito i cui lavori, risultano fermi per una serie di cavilli burocratici.
La mancata realizzazione della grande struttura idraulica ha fatto crollare queste aspettative oggi riposte nello sviluppo e rilancio del santuario mariano di Porto uno dei punti di riferimento della devozione popolare calabrese.

Il Santuario della Madonna di Porto

Il Santuario sorge in una ridente vallata, solcata dal fiume Corace e un tempo sede di un porto fluviale, distante solo quattro chilometri dal centro abitato di Gimigliano.
E’ collegato al Capoluogo di regione dalla strada provinciale, così come dalla statale 280. E’ facilmente raggiungibile anche utilizzando il servizio delle Ferrovie della Calabria.
L’arte del santuario é rappresentata presso l’antico santuario dall’icona di Pietro Gatto, nella quale é affrescata un’immagine della Madonna di Costantinopoli, dai “I quattro Evangelisti”, dipinti settecenteschi che ne adornano la volta.
All’interno del nuovo santuario é riprodotta l’immagine della Madonna e dei “Quattro Evangelisti” in mosaico veneziano, il presbiterio decorato da artistici marmi, come il giallo di Siena, l’alicante di Spagna, l’onice dorato, il marmolit tedesco.
I lavori della nuova struttura diocesana ebbero inizio nel 1947. Degna di essere menzionata anche la chiesa Madre di Gimigliano, nella quale viene custodito il Quadro della Madonna di Porto, dipinto su tela del XVII secolo, incoronato e benedetto da Papa Paolo VI e papa Giovanni Paolo II. Diroccata dal terremoto nel 1783 fu ricostruita negli inizi del 1796. La facciata in stile rinascimentale, fu completata nel 1912; in essa spiccano le bellissime colonne monoliti in marmo rosa di Gimigliano e i portali dei finestroni e delle porte in marmo verde, sempre di Gimigliano.

Altri edifici religiosi

Altro edificio religioso di notevole interesse é la chiesa di “Santa Maria Assunta” nella quale é conservato un bellissimo fonte battesimale in marmo verde di Gimigliano realizzato da maestri scalpellini gimiglianesi oltre a due altari sempre in marmo verde del XVI secolo. Di notevole interesse artistico la statua in legno del Patrono San Giuseppe.
L’architettura religiosa é completata dalla chiesa della Consolazione, di Giovanni Battista, dell’Immacolata, di San Biagio e della Madonna delle Grazie. Caratteristica l’estenzione del suo territorio che comprende le popolose frazioni di Cavorà, Cuturelle, Visconte, Trearie, Corbino, Porto, Umbri, Colla e Acqua del Signore.

Economia

L’artigianato locale é rappresentato dalla lavorazione del legno e del ferro. Particolarmente attiva, grazie all’impegno di un gruppo di giovani che hanno voluto apprendere la tessitura del lino, del cotone e della ginestra con i quali si realizzano preziosi ed apprezzati capolavori di corredo; mentre viene ancora praticata a livello familiare la lavorazione e la conservazione di prodotti agricoli e stagionali.
In occasione del Giubileo é stato redatto un progetto integrato per il santuario di Porto, proprio per dare la giusta importanza al valore intrinseco e simbolico della grande struttura.
I lavori hanno riguardato: i locali accoglienza, la residenza delle suore, la “Casa dei gruppi giovanili”, una sala conferenze, un salone ristoro e un museo dedicato alla devozione della Madonna di Porto. Uno sforzo economico rilevante reso possibile grazie all’impegno sinergico del Consiglio d’amministrazione del santuario, del Comune, del Consorzio “Calabria Giubileo 2000”, della Regione, con qualche attenzione da parte dell’amministrazione provinciale, ma soprattutto per la grande generosità delle migliaia di fedeli che ogni anno seguono con commossa devozione gli appuntamenti religiosi che si svolgono presso il santuario. Attorno a questo progetto un contributo d’idee di proposte e di lavoro viene costantemente fornito dalle suore dell’Immacolata che gestiscono la struttura religiosa.

Il territorio gimiglianese comprende otto contrade: Cavorà, posta nella parte est del paese, frazione tra le più importanti del paese. Ha la sua stazione delle Ferrovie della Calabria, vari servizi pubblici, una chiesa dedicata a Sant’Anna ed à attraversata dalla strada provinciale per Catanzaro. Lenticchia: dopo circa un chilometro da Cavorà trovasi Lenticchia altra grossa frazione che come Cavorà possiede vari servizi; Tre Arie: posta sul versante opposto a Cavorà e Lenticchia, la frazione ospita un consistente numero di residenti. Nel centro della contrada sorge una chiesa dedicata a Santa Maria Goretti; Corbino: la frazione non dista molto da Tre Arie, anzi data la loro vicinanza ambedue usufruiscono di servizi pubblici in comune. Colla in San Pietro Apostolo: contrada che si trova conturbata con l’abitato di San Pietro Apostolo. Il confine dei due territori comunali e marcato dalla strada Statale che attraversa i due insediamenti urbani. Porto: posto a circa cinque chilometri dal centro urbano di Gimigliano, è nota per essere sede del santuario mariano dedicato alla Madonna di Costantinopili o Porto, appunto. Il territorio è solcato dal fiume Corace; Umbri: sorge al confine con il territorio del comune di Fossato. Contrada in gran parte espropriata per consentire l’avvio dei lavori per la costruzione della diga sul fiume Melito . Melito: situata aldilà del fiume omonimo ed proprio a causa dell’apertura del cantiere per la costruenda diga, ha fatto registrare un consistente esodo verso il centro urbano di Gimigliano

Cari amici, tempo d'estate, tempo di riprendere il nostro viaggio! Il comune n. 152/409 è GIFFONE: piccolo comune  che s...
17/06/2017

Cari amici, tempo d'estate, tempo di riprendere il nostro viaggio! Il comune n. 152/409 è GIFFONE: piccolo comune che si trova in provincia di Reggio Calabria e che conta poco più di 2.000 abitanti. Situato ad oltre 600 m.s.l.m., Giffone sorge tra l'Aspromonte e le Serre Calabre.
Il centro abitato è situato alle falde del Monte Fontanelli, compreso tra i Monti Contura e Sellata a 600 metri slm, presso le pittoresche erosioni della “Timpa della Madonna”, di notevole importanza è la fonte di acqua diuretica, denominata “Grillo”. Peculiare è il suo ambiente naturale, arricchito da fitti boschi di faggi e castagni, dove tra piccole sorgenti, sentieri, dirupi, lo spazio si apre dando piacevoli e affascinanti prospettive, regalando panorami unici, in particolare nella località Contura.

CENNI STORICI

Questa parte di territorio, come alcune zone limitrofe, è stata definita dai geologi “Terra emersa”, ne danno testimonianza i ritrovamenti fossili di conchiglie e molluschi. Il materiale paleontologico raccolto a Giffone, e nelle zone della Limena, Galatro, Maropati, Anoia e Cinquefrondi, sembra appartenere all’ultimo periodo dell’era Cenozoica o Terziaria; spesso questi fossili emergono in seguito ad alluvioni o scavi eseguiti per lavori di sbancamento. Il centro abitato di Giffone gode di diversi punti panoramici, si trova tra il Torrente Romolaro e quello di Vallone Crociera, il centro storico mantiene ancora il suo impianto originario, costituito da vicoli a scala, pavimenti in pietra, lungo i quali sono ubicate le case a schiera. Singolare è la posizione della Chiesa intitolata a Maria SS. del Soccorso, che si trova all’estremità della storica scalinata in pietra realizzata dalle manovalanze locali, questa lunga gradinata diviene la direttrice dalla quale si dipartono le viuzze del centro storico, protagonista di tante manifestazioni e riti religiosi. La sua bellezza si ammira guardandola dalla parte più bassa, in cui assume un effetto fortemente scenografico, la prospettiva cambia a mano a mano che si percorre, lungo la quale si dipartono le stradine e si odono i vocii della gente che vi abita. L’economia del paese si basa sull’agricoltura e sulla pastorizia; il territorio è ricco di distese di ulivi e vigneti (soprattutto di uva fragola). Secondo alcune fonti storiche, Giffone, denominato ”Casale”, iniziò a popolarsi da pastori provenienti dai paesi di Limpidi, Mammola, Maropati e Grotteria, che collocarono le loro capanne in prossimità del monte Fontanelle, dove esiste l’attuale Chiesa parrocchiale e, furono proprio loro che costruirono una prima canalizzazione d’acqua se pur rudimentale, dando origine all’attuale ”fontana dei sette canali”. All’origine Giffone apparteneva insieme a S. Giorgio Morgeto, Maropati, Polistena e Cinquefrondi al feudo della famiglia Caracciolo, passando nel 1450, a quella di Correale Conte di Terranova. Nel 1548 il Conte vende le terre di Cinquefrondi e i suoi casali al Marchese Vincislao Giffone, che dopo la sua morte passarono a Fabrizio Giffone (1583), ed in seguito al figlio Giacomo. Giacomo Giffone si sposa con Francesca d’Araragona d’Ajerbo (1600), diviene il primo Marchese di Cinquefrondi, titolo ottenuto nel 1611, rimasto vedovo, rinunciò al titolo e ai suoi possedimenti in favore del figlio Francesco e da quel momento decise anche di prendere i voti sacerdotali. Francesco Giffone incominciò a governare a soli 20 anni, fondò l’attuale Chiesa parrocchiale intitolandola a Maria SS. del Soccorso, con atto della Curia il 1 Gennaio 1679. Il primo parroco si chiamava Don Domenico Nesci di Anoia, fino al 1707. Fu dunque lo stesso Francesco a dare il nome al suo casato di Giffone. Il Marchese donò alla Chiesa una statua lignea raffigurante la Madonna del Soccorso realizzata dalle maestranze di Serra S. Bruno, si ricorda che in prossimità della chiesa il marchese fece costruire una palazzina. Nei periodi invernali venivano a caccia i Duchi di Cavizzano, vista l’abbondanza di tordi e beccacce. La palazzina che fece costruire era molto accogliente, dotata di numerose stanze che utilizzava per accogliere le famiglie nobili di amici provenienti da Polistena e S. Giorgio Morgeto, questa palazzina esiste ancora ma ha subito diverse modifiche a causa dei danneggiamenti dovuti nel corso degli anni dai sismi tellurici, attualmente è di proprietà della famiglia Alvaro.
Intorno al 1717, il feudo passa dalla famiglia Giffone a don Traiano Pescara, Duca di Calvinazzo. Con il terremoto del 1783, gran parte delle abitazioni giffonesi furono rase al suolo e il Duca mise a disposizione 10 ducati per la costruzione di alcune “baracche”; un certo Sebastiano Alvaro, disturbato da questa condizione, invita gli abitanti della zona ad impiantare un nuovo nucleo nella vicina Cubasina. Il Duca, ottenuto un decreto da parte del Re, obbligava la ricostruzione del paese proprio lì dove esisteva prima della sua rovina. Giffone divenne Comune nel 1809 e il suo primo sindaco fu Ambrogio Mercuri. Giffone non fu estraneo alla fiammata eroica del Risorgimento: ebbe la vendita carbonara, di cui fu attivo propugnatore il sacerdote Andrea Alvaro e, nel 1860 al passaggio di Garibaldi nei pressi di Rosarno si unirono a loro molti volontari giffonesi. Giffone ebbe persone illustri come Filippo Antonio Alvaro nato a Giffone nel 1859. L’Alvaro frequentò l’Università degli Studi di Napoli dove conseguì prima la laurea in lettere classiche e successivamente quella in filosofia. Insegnò ancora studente, nel Ginnasio Vescovile di Bova e nel Liceo “Tommaso d’Aquino” di Napoli. Giffone vanta una tradizione di tipo bandistico da oltre cento anni, infatti, è stato il maestro Antonino Zagarella a fondare nel 1894, il Complesso Bandistico “Citta di Giffone”. Il maestro Zagarella diresse la banda fino al 1928. Il maestro studiò presso il Conservatorio di Napoli diplomandosi come direttore di banda. Negli anni si succedettero diversi maestri anche di fama.

Cari amici ... dopo un lungo stop proseguiamo il nostro viaggio virtuale tra i comuni della Calabria approdando a Geroca...
23/04/2017

Cari amici ... dopo un lungo stop proseguiamo il nostro viaggio virtuale tra i comuni della Calabria approdando a Gerocarne 151/409 (Riuracàrne in calabrese): comune di 2.298 abitanti della provincia di Vibo Valentia.

Storia

Nel settore sud-orientale della provincia, in prossimità delle Serre, l'abitato sovrasta il torrente Morano.
Il toponimo, che risulta attestato nell'anno 1275 Geracarne , viene collegato a una formazione greca medievale, derivante da nome di persona, i Gherakàrones, cioè gli appartenenti alla famiglia degli Ieracari. In greco Hierakarés ha il significato di falconiere.
Sia Ciano sia Gerocarne furono casali della contea di Arena, divenuta nel 1536 marchesato e fin dall'età normanna in mano a Conclubet, tranne il periodo tra il 1487 e il 1496, in cui era stata confiscata a Loise D'Arena e devoluta alla R. Corte. Nel 1678 i Conclubet si estinsero e subentrarono gli Acquaviva d'Aragona, con loro imparentati. Nel 1694 lo 'stato' di Arena, con tutti i casali e le pertinenze, fu acquistato da Giacomo Caracciolo duca di Soreto. Gerocarne fu colpita gravemente dal terremoto del 1659, che ebbe intensità pari al IX grado e causò 71 morti. nel 1783 Gerocarne aveva 803 abitanti,Ciano 463. Entrambe le località furono devastate dalle scosse telluriche del 7 febbraio di quell'anno (X/XI grado) e tra le macerie persero la vira 28 abitanti di Gerocarne e 35 di Ciano. Gerocarne nel 1799 era 'una delle Comuni' componenti il Cantone di Tropea. Il Decreto del 4.5.1811 elevò Gerocarne a Comune e le assegno i villaggi di Pronia, Potamia, Migliano, nel Circondario di Soriano. Al ritorno dei Borbone, nel 1816, con 860 abitanti, fu confermata nel Circondario di Soriano, Distretto di Monteleone, con le frazioni di Sant'Angelo (210 abitanti) e Migliano (30) e assegnata alla nuova Provincia di Calabria Ulteriore Seconda.
Per quanto riguarda Ciano, nel 1811, fu frazione di Vazzano, nel 1816 Comune con 464 abitanti, nel Circondario di Soriano. Il D.R. n°694 del 24.10.1853 la riunì come frazione al Comune di Gerocarne. Dopo l'Unità fu nel Mandamento amministrativo e giudiziario di Soriano.

Indirizzo

Catanzaro

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