20/08/2026
[RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA]🗞️🎤
𝗔𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗖𝗹𝗶𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗥𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮: 𝗮 𝗦𝗮𝗹𝗲𝗿𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗔𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗢𝘀𝗽𝗲𝗱𝗮𝗹𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗨𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗥𝘂𝗴𝗴𝗶 𝗱’𝗔𝗿𝗮𝗴𝗼𝗻𝗮 𝗲 𝗨𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮̀
Un importante risultato scientifico internazionale è stato conseguito dalla Cattedra di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università degli Studi di Salerno e dalla Clinica Cardiologica dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, dirette dal Prof. Carmine Vecchione, con la pubblicazione di uno studio originale sulla rivista Journal of American College of Cardiology Cardiovascular Interventions, la più prestigiosa rivista scientifica internazionale dedicata alla cardiologia interventistica.Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del registro LOW-TAVR che include 17 centri italiani e di cui la Clinica Cardiologica dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno è il centro capofila. Lo studio è stato coordinato dal Prof. Gennaro Galasso e vede come primi autori il dott. Michele Bellino ed il dott. Angelo Silverio, entrambi afferenti alla cattedra di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università degli Studi di Salerno. “La stenosi aortica è la più comune delle malattie valvolari cardiache ed è caratterizzata da un restringimento della valvola aortica che impedisce al sangue di fluire liberamente dal ventricolo sinistro all’aorta durante la sistole. Il registro LOW-TAVR include pazienti affetti da stenosi aortica severa a basso flusso e basso gradiente sottoposti a sostituzione transcatetere della valvola aortica, la cosiddetta TAVI, e costituisce la più ampia casistica al mondo per questa popolazione di pazienti ad elevata complessità” spiega il prof Carmine Vecchione. La stenosi aortica a basso flusso e a basso gradiente rappresenta il 10-20% delle forme severe di stenosi aortica e coinvolge pazienti anziani, con numerose patologie, che non sono candidabili all'intervento chirurgico tradizionale di sostituzione valvolare. In questi pazienti, la TAVI costituisce una terapia fondamentale, ma richiede particolare attenzione nell’esecuzione e nella valutazione del risultato della procedura, oltre che nella gestione del malato in acuto e a lungo termine. “Lo studio si è concentrato sul rigurgito paravalvolare, cioè sul volume di sangue che, dopo l’impianto della protesi, può refluire in diastole intorno alla protesi, determinando un sovraccarico del ventricolo sinistro. Sebbene i dispositivi di nuova generazione abbiano ridotto sensibilmente questa complicanza, il nostro lavoro dimostra che nei pazienti con stenosi aortica a basso flusso e a basso gradiente, anche un rigurgito residuo di grado lieve-moderato non deve essere trascurato, poiché è associato a un rischio fino a quattro volte superiore di morte e di nuove ospedalizzazioni per scompenso cardiaco nei primi due anni dopo l’intervento”, spiega il prof. Gennaro Galasso.
Le implicazioni cliniche sono estremamente rilevanti. I risultati dello studio sottolineano l’importanza di una pianificazione accurata della procedura, con una valutazione dettagliata dell’anatomia cardiaca e aortica, della distribuzione delle calcificazioni e della scelta del dispositivo più adatto. Allo stesso modo, quando viene diagnosticato un rigurgito paravalvolare significativo, è essenziale valutarne la correzione e programmare uno stretto monitoraggio clinico ed ecocardiografico.
“Questo importante risultato conseguito dall’ AOU Ruggi di Salerno conferma il valore di un modello in cui l'assistenza clinica avanzata e la ricerca scientifica concorrono a produrre evidenze direttamente trasferibili alla cura dei pazienti sottoposti a procedure cardiovascolari complesse” dichiara il Direttore Generale dott. Nicola Cantone.
Questo progetto si inserisce in un più ampio programma di ricerca promosso dal gruppo di ricerca del prof Galasso. Tra le nuove iniziative figura anche il registro internazionale TAVIAR, dedicato allo studio del trattamento transcatetere dell’insufficienza aortica severa nei pazienti ad alto rischio chirurgico. Il progetto coinvolgerà molti trai i maggiori centri italiani ed europei e con l’obiettivo di produrre nuove evidenze sull’impiego delle tecnologie di più recente sviluppo per la diagnosi e il trattamento di queste patologie al fine di contribuire a una sempre maggiore personalizzazione delle terapie.