22/03/2024
In primavera prati, giardini, ma anche i marciapiedi in città, pullulano di piante che, in maniera dispregiativa, siamo soliti definire "erbacce". Un nome che non significa nulla, ma che raggruppa tutte quelle specie spontanee particolarmente resistenti che possono emergere anche dalle crepe dell'asfalto.
Tra queste spicca Fumaria, un genere comunemente rappresentato dalle specie F. capreolata (in foto) e F. officinalis. Ampiamente diffusa in tutta Italia, tra marzo e aprile la si rinviene comunemente in fiore anche in ambiente urbano. Appartiene alla famiglia Papaveraceae, la stessa dei papaveri, monostante l'aspetto generale sia abbastanza differente da quei comuni fiori rossi ed alti alti alti.
Un'interessante curiosità riguarda l'etimologia del genere Fumaria: questo fu dato da Linneo, il "papà" della nomenclatura binomiale, nel 1753 nel suo testo Species Plantarum e sembra che derivi dal latino "fumus terrae", cioè "fumo della terra", con riferimento all'odore acre di fumo che sprigiona quando la si sdradica. E ciò avrebbe anche un'origine quasi fiabesca, in quanto in una vecchia leggenda britannica si riteneva che le piante di questo genere avessero avuto origine dal vapore che proveniva dalle profondità della Terra. Non tutti concordano con queste spiegazioni in quanto altri autori ritengono che il nome derivi dal colore grigiastro (?) delle sue foglie e dalla loro forma che, da lontano, ricorderebbe del fumo che fuoriesce dal terreno.
Lo prometto: il prossimo cespuglietto di Fumaria in cui mi imbatterò lo osserverò da più angolazione per cercare di scorgere questa silhouette vaporosa.
E voi conoscete altre curiosità legate a questa affascinante pianta?
(© Andrea Bonifazi)