08/03/2026
In un pavimento musivo rinvenuto nel 2007 ad Antiochia di Siria, è raffigurata una scena tratta dal I atto della Perikeiromene di Menandro. A sinistra una donna – con ogni probabilità Glicera, la “fanciulla tosata” che dà il titolo alla commedia – avvolge il capo nell’himation e dà le spalle agli altri personaggi; al centro siede il soldato Polemone; a destra riconosciamo Sosia, servo del soldato, con il braccio teso e l’indice puntato in gesto d’accusa.
Questo importante ritrovamento archeologico ha consentito di chiarire diversi punti oscuri delle scene iniziali della commedia. I versi successivi ci sono trasmessi dal cosiddetto codice Cairense (inv. J.E. 43227), che conserva diverse opere di Menandro, inclusa gran parte della Perikeiromene; l’inizio della commedia è andato, tuttavia, perduto.
Questi, in breve, i fatti: appena nati, Glicera e suo fratello Moschione vengono esposti e poi separati. Cresciuta, Glicera vive con il soldato Polemone, di cui è concubina, accanto alla casa di Moschione. Ignaro del legame di parentela, il giovane si invaghisce di lei e, la sera prima dell’inizio del dramma, sorpresa la ragazza sulla soglia, le corre incontro, la abbraccia e la bacia. Alla scena assiste, non visto, Sosia. Il mattino seguente – il giorno in cui si apre la commedia – egli informa del presunto tradimento Polemone, il quale, in un impeto d’ira, taglia i capelli della ragazza.
Non sappiamo se questa aggressione avvenisse davanti agli occhi del pubblico o meno. Certo è che, poco dopo, Polemone si dispera per l’accaduto e tenta in ogni modo di riconquistare Glicera: manda Sosia avanti e indietro per sorvegliarla con ogni pretesto, compie gesti plateali, infine chiede l’intercessione del vicino Pateco. Ma Glicera rifiuta.
E lo fa con parole che risuonano con forza ancora oggi: ἐγὦιδα τἄμ’ ἄριϲθ’, “So io ciò che è bene per me” (v. 326).
Il mosaico è riprodotto su gentile concessione di O. Çelik; l’immagine di P.Cair. J.E. inv. 43227 è tratta da L. Koenen, H. Riad, el-K. Selim, The Cairo Codex of Menander (P.Cair. J. 43227). A Photographic Edition, London 1978, tav. ###VI.