La storia di Frontone e dei Frontonesi è in gran parte legata alla sapienza e lungimiranza gestionale e operativa della Università degli Uomini Originari di Frontone, antica istituzione locale che ha svolto in passato un ruolo di sostentamento economico rilevante, se non fondamentale, per molti Frontonesi, consentendo loro, specie nei momenti storici di maggior carestia, di trarre dalle terre coll
ettive di proprietà dell’Università le “necessità di sopravvivenza” (legna, pascolo, acqua, frutti del bosco e del sottobosco, pietra, foraggio per il bestiame…)
La nascita della Comunità o Università degli Uomini Originari di Frontone si suppone risalga ai primi anni del 1300 e viene posta in relazione a una serie di contratti di enfiteusi stipulati tra l’Eremo di Fonte Avellana e gli abitanti di Frontone. Infatti nel periodo storico che stiamo considerando, secondo il Magriggioli . Con il contratto di enfiteusi l’Eremo di Fonte Avellana concedeva per 99 anni, a determinate condizioni, l’uso di gran parte delle montagne del Catria e di Monte Acuto. Il contratto di enfiteusi più antico che si possiede ancora, riguardante i citati contraenti, è stato rogato dal notaio Girolamo Nicolelli di Pergola il 7 maggio 1536. Trattandosi di un rinnovo, si presuppone l’esistenza di almeno un altro precedente contratto, per cui si può dedurre, con buona approssimazione, che l’uso di gran parte delle montagne del Catria e del Monte Acuto da parte dei Frontonesi possa collocarsi intorno alla prima metà del secolo XIV. Si ritiene, comunque, anteriore alla morte di Sant’Albertino che cessò di vivere il 13 aprile 1294 e fu subito canonizzato, tenuto conto delle libbre di cera pagate dalla Comunità di Frontone ai Monaci in occasione della Festa del Santo, quale ricompensa per l’uso del territorio avuto in enfiteusi. Per diversi anni si verificò che nelle stesse mani si trovassero il patrimonio del Comune e quello della Comunità delle Famiglie Originarie o Particolari. Il Signore del Municipio era un Feudatario dell’illustre famiglia dei Conti Della Porta di Gubbio, la quale era stata investita del Feudo dai Duchi di Urbino. Il Conte Della Porta era capo del Comune e presiedeva allo stesso tempo l’Università degli Uomini Originari (o Particolari) che godevano dell’enfiteusi. Succedeva quindi che l’amministrazione delle rendite della montagna fosse fusa con quella delle rendite comunali. Quando però il Comune assunse funzioni di natura politica e allargò il campo della sua azione, l’Università, avente scopi puramente economici, avvertì l’esigenza di una certa autonomia. Tale esigenza diventò una necessità allorché Pio VII con l’Editto del 19 marzo 1801 prescrisse l’avocazione alla Cassa Ecclesiastica di tutti i beni dei Comuni del suo Stato, per sopperire alla grave situazione economica in cui venne a trovarsi dopo la sua reintegrazione nella propria Sede. Siccome la promiscua amministrazione delle rendite municipali e delle rendite dell’Università continuava da tempo, si ritenne che le concessioni enfiteutiche appartenessero al Comune, per cui anche i beni delle montagne del Catria e dell’Acuto furono incamerate dalla Cassa Ecclesiastica. Riconosciutosi, dopo ricorso alla Congregazione del Buon Governo, che i beni enfiteutici delle montagne del Catria e di Monte Acuto non erano del Comune ma di privati cittadini, detti beni furono, con Rescritto Sanctissimo del 12 marzo 1806, restituiti alla Comunità degli Uomini Originari. Scampato il pericolo e stanchi della supremazia del Conte Della Porta, gli Uomini Originari deliberarono in un’adunanza del 12 ottobre 1806 di costituirsi in Ente morale, distinto e autonomo dal Comune, per l’amministrazione e l’uso dei propri beni collettivi. Il Rescritto sistemò la questione per alcuni anni, ma la storia dell’Ente, già di per sé complessa, si fece maggiormente ingarbugliata in seguito alle continue vertenze giudiziarie insorte con il Comune di Frontone. Vertenze che, come riferisce lo storico Vittorio Danielli . Esse si conclusero con una sentenza della Corte di Appello di Ancona in data 3 marzo 1888, che riconosceva all’Università degli Uomini Originari di Frontone la sua piena autonomia e con questa l’appartenenza esclusiva dei beni e la facoltà di amministrarli liberamente, senza alcuna ingerenza del Comune. Il primo regolamento vero e proprio dell’Università degli Uomini Originari di Frontone è del 29 gennaio 1830, ma non entrò mai in vigore perché non ottenne l’approvazione della Congregazione del Buon Governo di Roma, la quale ordinò che . Un successivo regolamento porta la data del 25 novembre 1852 e fu registrato in Cagli il 7 dicembre dello stesso anno. In esso già emergevano gli elementi basilari di democrazia, di solidarietà e di buon governo del patrimonio comune, tanto che lo stesso Francesco Nobili Vitelleschi ebbe a rilevare . L’Università degli Uomini Originari di Frontone dispone di un patrimonio agro-silvo-pastorale di oltre 2200 ettari che si estendono sui versanti Nord-Est, Nord e Nord-Ovest del Massiccio Montuoso del Monte Catria: un patrimonio che vanta la cima più alta della Provincia di Pesaro e Urbino e che costituisce uno dei Bacini naturalistici più suggestivi ed interessanti esistenti nella Regione Marche.