Montinari Formazione

Montinari Formazione Contiene le sue riflessioni, ricerche, interventi di vario tipo e corsi.

Pagina dedicata all'attività di Giandomenico Montinari, fondatore della SCUOLA DI PSICOTERAPIA ISTITUZIONALE, ente formativo a cui questa pagina era in origine dedicata.

19/03/2025

Perché i pazienti psichiatrici, quando escono in gruppo, camminano "sgranati", a distanza di qualche metro l'uno dall'altro, oppure "appiccicati" in maniera fastidiosa all'operatore?
C'è chi dice che lo fanno perché si vergognano di farsi vedere con gli altri o per avere più spazi di manovra per compiere piccole trasgressioni o bizzarrie...
Niente di tutto questo, o almeno non in parte...
È questo l'oggetto della pillola di etologia psichiatrica n.11 che potete visionare interamente sul mio sito www.giandomenicomontinari.it nella sezione video.

28/02/2025

La nona pillola di Etologia Psichiatrica è dedicata a un fenomeno curioso, ma frequentissimo: il problema della porta chiusa, che a parecchi pazienti psichiatrici crea dei problemi.
Perché succede? Ci sono varie spiegazioni fatte in base a una logica "normale", di solito ovviamente sbagliate.
Poi ci sono quelle che tengono conto della problematica di confine dei pazienti e sono le più attendibili. Puoi vedere la versione integrale di questa pillola nella sezione Video del mio blog www.giandomenicomontinari.it

04/11/2024

Che senso ha l'inattività fisica, così tipica dei pazienti psichiatrici?
È passività? È inerzia? È demotivazione? È bisogno di elaborare dei contenuti interiori particolarmente impegnativi?
Forse un po' di tutto questo...ma soprattutto è una particolarissima forma di "compromesso" tra il fare e il non-fare.
La versione integrale della pillola di etologia psichiatrica si trova nella sezione video della mia pagina web giandomenicomontinari.it

27/07/2024

Il bisogno di assumere una posizione baricentrica.
Perchè molti pazienti psichiatrici amano assumere una posizione baricentrica negli ambienti in cui si trovano ?
Sul mio sito potete trovare la versione integrale del video su giandomenicomontinari.it

25/06/2024

Mi è sembrato giusto dedicare la prima pillola di etologia psichiatrica ad una caratteristica che presentano molti pazienti: dire cose diverse da quelle che fanno e viceversa. Oppure chiedere il contrario di quello di cui hanno veramente bisogno. Oppure, ancora, omettere la cosa più importante.
O infine, negare o non riconoscere cose macroscopicamente evidenti.
Ciò crea, ovviamente, molti problemi.
Perché questo modo di comportarsi, oserei dire, quasi da "bastian contrario"?
Per vedere il video completo, vai sul mio sito giandomenicomontinari.it, alla sezione video.

Lavorare sui confini, per noi che operiamo in Psichiatria, pur essendo una modalità che consideriamo acquisita se non sc...
13/05/2024

Lavorare sui confini, per noi che operiamo in Psichiatria, pur essendo una modalità che consideriamo acquisita se non scontata, rappresenta in realtà una rivoluzione copernicana, che dobbiamo saper capire a fondo, per non fare danni. Significa, che di fronte a ogni problema clinico di un paziente psichiatrico, qualunque approccio medico o psicologico tradizionale (basato sulla definizione e denominazione dei sintomi, sulla ricerca delle cause biologiche, su interventi terapeutici, per lo più farmacologici, di "sradicamento" del sintomo stesso, ecc.) non è un'operazione sbagliata o inutile (anzi!), ma è a rischio.
A rischio di cosa? di diventare a sua volta un
fattore patogeno (di tipo iatrogeno, come si suol dire) prima ancora che curativo. Perché introduce un ulteriore elemento di rottura e decontestualizzazione, in un ambito già frammentato e sconnesso, come la psiche di un paziente grave, che di tutto ha bisogno fuorché di essere ulteriormente disarticolata. Tale approccio contravviene a uno dei primi comandamenti del lavoro sui confini in Psichiatria: "mai creare o accentuare interruzioni e distanze" che il paziente non capisce ed elabora male. Distanze tra un vissuto e l'altro, tra un momento e l'altro tra un intervento e l'altro... e distanze tra un operatore e l'altro e tra il paziente e il curante. Ciò si verifica praticamente ad ogni contatto diagnostico o terapeutico, a meno che non venga fatto contestualmente un lavoro di ricucitura e di recupero della continuità perduta. Ma viene fatto nella prassi quotidiana? Poco e male, dato che fare contemporaneamente due cose di segno contrario è difficile, molto difficile, per tutti. Eppure è quello che viene richiesto all'operatore psichiatrico come normale attività quotidiana!

Ciò che sta caratterizzando sempre di più il mio modo di lavorare negli ultimi anni è la convinzione che il fulcro della...
22/04/2024

Ciò che sta caratterizzando sempre di più il mio modo di lavorare negli ultimi anni è la convinzione che il fulcro della problematica psichiatrica risieda non tanto nella constatazione delle carenze funzionali dell'individuo (che pure ci sono, ovviamente), quanto nel far emergere e migliorare la cattiva gestione dei suoi confini, cioè la pessima qualità degli scambi nei due sensi tra "mondo interno" e l'ambiente della persona malata.
L'interruzione di tale circolarità è la causa principale della sofferenza dei pazienti.
L'idea forse è scontata in linea di principio (essendo per esempio alla base di tutto l'operato di Franco Basaglia), ma viene disattesa da tutti nella prassi quotidiana.
Ci ho messo molto tempo a capire veramente il concetto e, una volta arrivatoci, ho dovuto fare i conti con la necessità di operare una sorta di rivoluzione copernicana. Una rivoluzione gravida di conseguenze pratiche, a partire da quella che il nostro lavoro non si esaurisce nell'osservazione del paziente e nella somministrazione unilaterale di cure o di metodiche terapeutico - riabilitative, ma richiede un modus operandi che includa il contesto del paziente, partendo da una posizione di equidistanza tra questo e il suo mondo interno.
Le chance di dar vita a qualcosa che si avvicini a una "terapia" dipendono cioè dalla nostra capacità di "metterci sul confine" del paziente, anzi di essere il confine, cioè di contribuire con la nostra persona a farlo esistere e a rinforzarlo, in collegamento con tutti gli altri soggetti interessati (paziente compreso), favorendo il ripristino di contatti (ma anche di distanze) più funzionali con cose e persone, come fa la membrana di una cellula.
Ciò dà molto sollievo al paziente e contribuisce con forza a "normalizzarlo", nonostante le sue gravi difficoltà funzionali.
"Essere il confine" è una formulazione astratta, che ha delle implicazioni molto concrete e cogenti nella pratica clinica, alla base di possibili interventi quanto mai efficaci.
Io ho individuato parecchi punti critici, che vorrei condividere con i colleghi in questo spazio.

Qualcuno mi ha fatto notare che faccio poco per condividere pubblicamente le mie esperienze nel campo della terapia comu...
15/04/2024

Qualcuno mi ha fatto notare che faccio poco per condividere pubblicamente le mie esperienze nel campo della terapia comunitaria delle psicosi.
A dire il vero ho sempre pensato il contrario e cioè di averlo fatto molto, per esempio nell'ambito delle comunità che seguo o dirigo, oppure nell'ambito della Scuola di Psicoterapia Istituzionale (da me fondata e diretta fino al 2023), o attraverso i libri e gli articoli che ho pubblicato...
Eppure, arrivato alla soglia dei sessant'anni (!), non di età, ma di ininterrotto e continuativo lavoro psichiatrico, devo ammettere che forse è vero.
Vero, non tanto come esempio del detto latino "paulo sepultae distat inertiae celata virtus" (cioè "fare cose buone e non renderle pubbliche mal si differenzia dal non fare niente"), quanto vero intrinsecamente, proprio perché, trattandosi di lavoro psichiatrico, la condivisione con l'ambiente è parte integrante di tutto quello che si fa col paziente.
Nel nostro campo, il non condividere configura quello che gli anglosassoni chiamano "un'anatra zoppa", cioè una condizione, in cui l'insufficiente comunicazione, oltre che essere disfunzionale, diventa essa stessa un fattore di patologia, perché aumenta lo squilibrio che è alla base del grave disorientamento esistenziale dei pazienti psicotici. E questo è tanto più reale, quanto più il lavoro fatto col paziente è intenzionalmente profondo e sofisticato: il che, tradotto in altre parole, significa che in assenza di una condivisione con l'ambiente proporzionata all'entità dei contenuti, più ci si sforza di lavorare bene, peggio si fa!
Si rischia inoltre di attivare un meccanismo perverso, in cui il terapeuta si convince sempre di più che un dato paziente vada curato lavorando sempre più intensivamente sull'interno del suo mondo e riducendo i suoi contatti con l'ambiente disturbante, anziché cercare prima di tutto le vie per un riequilibramento tra i due mondi, che trasformi in scambi dei rapporti che di solito sono reciprocamente distruttivi.
Si tratta di una credenza contagiosa e pervasiva, una specie di trappola, in cui cadiamo quasi tutti, che finisce per far assomigliare la terapia a una manifestazione non evidente e larvata della psicosi di cui dovrebbe essere la cura.
Per evitare queste secche e per lavorare meglio, nonché per stare personalmente meglio, bisogna o... decidere di non occuparsi più di psicosi e fare dell'altro o aprirsi e mettere di più in comune esperienze, riflessioni, metodi, frustrazioni.
Ed è quello che intenderei fare negli spazi pubblici che la Rete ci concede.

05/04/2024

Vi chiederete come mai questa pagina ha cambiato nome.
Pur non essendo più dedicata alla SCUOLA DI PSICOTERAPIA ISTITUZIONALE di Genova, della quale si occupano adesso (dal 2023) altri Colleghi (Prof. Giusto, Prof. Amore e loro Collaboratori) e nella quale ho mantenuto io stesso un insegnamento, essa continuerà ad esistere, nel perseguimento dei principi ispiratori ai quali la scuola si riferiva.
Intende infatti seguitare ad essere un punto di riferimento della formazione in campo psichiatrico, raccogliendo l'eredità dei vari enti formativi che hanno fatto capo al sottoscritto a partire dal pionieristico "Centro Studi di Psicoterapia e Psicologia Clinica di Genova", nato negli anni '70, con la sua rivista "Aggiornamenti di Psicoterapia e Psicologia Clinica, durata fino ai primi anni '90 e disponibile sul mio sito www.giandomenicomontinari.it.
Il Centro Studi confluì nei primi anni 2000 nell'associazione "SINERGIE", rimasta attiva fino al 2016 e a sua volta confluita nella Scuola di Psicoterapia Istituzionale, anche in veste di Provider ECM. Attività, quest'ultima, passata nel 2023 alla Comunità "La Conchiglia" di Monastero Bormida (AT).
E' una tradizione di ricerca e formazione, che ha dato vita a decine e decine di seminari, corsi, convegni, e pubblicazioni, di cui si sono avvalse nel corso degli anni molte centinaia di Colleghi.
Una tradizione che intendo proseguire nei limiti delle mie possibilità attuali (data l'età non più giovanissima), continuando a proporre mie riflessioni, ricerche, interventi di vario tipo e corsi (ricorrendo per l'accreditamento ECM e le connesse procedure amministrative ad altri enti).
L'ambito principale dei miei interessi è quello della terapia delle psicosi nelle istituzioni (comunità, centri diurni, servizi psichiatrici, attività privata) e la psicoterapia più in generale.
Le proposte che intendo fare saranno molto diversificate, dai corsi ECM a distanza, ai seminari su specifiche tematiche, alle supervisioni su singoli gruppi istituzionali, fino alla condivisione di situazioni cliniche di difficile lettura e alla proposta di metodiche di intervento inedite.
Per coloro che sono specificamente interessati, posso mettere a disposizione alcune delle mie metodiche (lungamente collaudate) di valutazione della trattabilità e di predizione del decorso clinico di singoli pazienti, riferite più dettagliatamente nel mio sito.
E' mia intenzione anche presentare alcuni dei miei libri di carattere psico - antropologico, tramite conversazioni on-line di varia durata, che facilitino l'accesso a contenuti, che, per quanto siano pertinenti rispetto al lavoro psichiatrico, risultano talvolta di non immediata assimilazione.

Indirizzo

P. Zza Colombo 3/16
Genova
16121

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Montinari Formazione pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'università

Invia un messaggio a Montinari Formazione:

Condividi