guitar PRAXIS - alta formazione per chitarra

guitar PRAXIS - alta formazione per chitarra guitarPRAXIS è il massimo della didattica per chitarra... finalmente a tua disposizione!! L'amore per la musica ce lo metti tu. Però. "Si è sempre fatto così".

La determinazione a diventare un "chitarrista alpha" anche. La fatica, l'impegno, la costanza.
È roba tua, nessuno può metterli al tuo posto. Però possono essere accolti, nutriti, e "pompati". Guitar PRAXIS in fondo è qui per questo. Per metterci il METODO, i MATERIALI, l'AMBIENTE, e l'OCCASIONE per sfruttare ogni singolo istante del tuo tempo. Il METODO
Puoi imparare come si è sempre fatto, come

ha imparato chi ha insegnato a te, e come aveva imparato chi a sua volta gli aveva insegnato, e così via, nella monotona grigia litania del "si è sempre fatto così", che è poi quello che ti propinano tutti, maestri, scuole, libri, tutorial... un metodo "made-in-1800", anche quando impari sweep e tapping. Come andare dal dentista e farsi fare la "anestesia" coi chiodi di garofano... Non lo faresti, vero? Eppure per quello che riguarda l'apprendimento fai esattamente quello. Certo, nel frattempo ci sono stati avanzamenti pazzeschi in discipline che in certi casi nemmeno esistevano, ci sono stati studi di anatomia, scoperte delle neuroscienze, metriche della psicologia cognitiva. Ma vuoi mettere con la pigra consuetudine dei "buoni vecchi metodi di una volta"? Ecco. Se quello che vuoi è restare imprigionato nelle ragnatele del tempo-che-fu, perfetto, smetti pure di leggere, vai a solfeggiare e a ripetere ostinatamente infiniti rosari di scale su scale come se fossi una proscimmia nel laboratorio di un ricercatore senza cuore. Se invece sei un terrestre del 2016, quasi 2017, usi lo smartphone, non ti fai aprire la pancia senza anestesia, guardi le serie in streaming, beh, allora forse vuoi portare in questo millennio anche la tua pratica sulla chitarra. Guitar PRAXIS è qui per questo. Chiedilo a chi sta frequentando un PRAXIS corso: è tutto diverso. Tutto. Impari in una maniera completamente nuova. In una frazione del tempo. E ti resta per sempre. Certo, se vuoi una "ricetta magica", qualcosa che ti eviti di farti il mazzo sulla chitarra ogni maledetto giorno, sei fuori pista. Il mazzo te lo devi fare. Eccome. Dovevi stare sveglio e vigile e concentrato guidando un calesse e devi stare sveglio e vigile e concentrato anche pilotando una fuoriserie in autostrada. Questo non significa che i due viaggi siano la stessa cosa, sei d'accordo? L'impegno è obbligatorio, la concentrazione pure, il focus idem. Ma dove col calesse ci arrivavi in una settimana, adesso ci arrivi in una manciata di ore. Oppure, in quella settimana, puoi arrivare ovunque tu voglia. L'unico limite è la tua ambizione. I MATERIALI
Quante volte ti sei messo lì con le migliori intenzioni, con la determinazione di studiare davvero, ti sei ritagliato con le unghie il tempo che volevi rubandolo a lavoro amici partner famiglia, e alla fine... non hai combinato niente? Ti è successo, vero? Lo so, perché è successo a tutti. Non so se noi come chitarristi siamo più "cazzeggioni" degli altri, ma di sicuro questo ci è capitato. Un mucchio di volte. Il risultato è che quello che esce dall'ampli quando suoni non è mai, mai, mai all'altezza dell'impegno che hai versato sulla chitarra. Mai. Meriteresti molto di più, con tutte le ore, le giornate che hai passato su tasti e corde, plettri e dita. In parte è la mancanza di FOCUS. Inizi con le migliori intenzioni, poi non sai esattamente su che cosa lavorare, vaghi un po', certo, hai delle indicazioni magari dal tuo maestro, hai degli esercizi da portare avanti, quelle pagine di un libro, sicuro, ma alla fine è tutto confuso, non sai ESATTAMENTE cosa fare, quando, per quanto tempo. E ti ritrovi che il tempo è passato e ok, sì, hai suonato, hai fatto pratica. Ma di sicuro non ti ha reso in proporzione all'energia che ci hai messo, all'impegno che ci hai dedicato. Come se un "dissennatore" di Harry Potter ti avesse succhiato via tutta la linfa vitale. E nel tempo, anche l'entusiasmo di metterti lì e fare pratica diventa sempre meno, sempre più flebile. Era un incendio che divampava, è ridotto a una fiammella che stenti a vedere nel buio. Qui, in Guitar PRAXIS, i MATERIALI sono una parte essenziale proprio per questo. Ogni singolo incontro è corredato da un fascicolo con dentro TUTTI gli argomenti trattati. In un formato agile, veloce, immediato. PRAXIS style. È una sorta di mini "manuale operativo" per la tua pratica della settimana, organizzato per materie: spiegazioni, esercizi, tempi, check-list. Tutto quello che ti serve per sederti e iniziare a praticare SUBITO. Senza distrazioni, senza tentennamenti, senza confusioni. Ti siedi, prendi la chitarra, apri il fascicolo, e sai cosa fare, come farlo, per quanto tempo. È tutto lì, non devi fare altro che mettere le mani sulla chitarra e lavorare (sodo) per migliorare. ADESSO. Materiali esclusivi, con un livello di dettaglio e di chiarezza che nemmeno puoi immaginare. Studiati e realizzati per portare la tua conoscenza e la tua tecnica al livello successivo istante per istante, pagina per pagina. E poi file multimediali, basi, gpx. Altro che "fai questi esercizi". Un altro mondo proprio. Un altro cosmo. L'AMBIENTE
Quando vai da un maestro privato spesso sei in casa sua, letteralmente. Magari si è ricavato una stanza dedicata, ma il contesto è quello. Entri in casa sua, sei suo “ospite” per un’ora. Il bello è che hai accesso al suo mondo, alla sua intimità creativa, puoi vedere l’ambiente, le attrezzature, il contesto reale nel quale lui lavora e crea. Il brutto è che… sei a casa sua! Per quanto sia “amicone”, resti sempre un suo “cliente” che sosta un’ora in casa sua. E anche nel caso in cui abbiate instaurato un rapporto di amicizia vera, la tua permanenza in quell’ambiente è per forza di cose limitata alla vostra ora di lezione settimanale… mica puoi imbucarti a casa sua quando ti va!! Se invece che a casa ti riceve in uno studio, non cambia granché: magari è meglio dal punto di vista degli equipaggiamenti, e puoi persino cimentarti con un po’ di “giocattoli” professionali (speriamo…) con cui iniziare a farti le ossa per quello che riguarda il lavoro in sala di incisione… Certo, se è uno studio sarà organizzato per ricevere altri clienti, musicisti, allievi… non è che puoi goderti questo spazio come e quando vuoi tu! Nel caso di una scuola di musica potenzialmente è persino peggio. A parte grandissime strutture dotate di enormi capitali alle spalle (due o tre in Italia), che peraltro finiscono per trattarti come il cliente di un supermercato, quello che succede è che ti ritrovi a entrare nella sede della scuola, fai due parole con la segretaria, saluti quelli che incontri nel cambio ora, poi fai la tua lezione e te ne torni a casa. Certo, magari qui hai dei momenti di incontro con altri musicisti come te, ma si limitano alla dannata “musica d’insieme” (la cosa potenzialmente più importante di tutte, eppure la più inutile, nel 99,8% dei casi; e nello 0,2% in cui funziona è casuale, il risultato accidentale di un istante fortunato), o alla vera maledizione delle scuole di musica, lo stramaledetto “saggio di fine anno” (un giorno ne parliamo di nuovo, ma che sia una tortura che ruba tempo all’apprendimento vero è qualcosa su cui è difficile non essere d’accordo, su). �Quindi, nei fatti, hai tutti gli svantaggi dell’insegnamento privato e in più sei un anonimo numero nel conto dei bilanci della scuola. L’unico valore potenziale, quello di fare da interfaccia tra allievi e mondo dello spettacolo per permetterti di accedere a opportunità reali di carriera, è realisticamente diluito nella bolgia dei grandi numeri, che non permettono una selezione di vero merito, mai. È più una “pesca a strascico”, perdi un pesce e non ti importa, tanto la pesca grossa la fai comunque e per te un pesce vale l’altro. Ecco, nella parte del pesce ci sei tu. E non è bello, no. Non tocca a me dire che Guitar PRAXIS sia “migliore”. Sicuramente è diverso. Molto, molto diverso. Onestamente credo sia l’unico posto dove un chitarrista, volendo, può venire e starci tutto il giorno, tutti i giorni. Sul serio. Puoi fare pratica nelle postazioni in cuffia (PRAXIS Daily Practice), puoi approfondire gli argomenti che ti interessano spulciando le centinaia di migliaia di pagine della PRAXIS Library, puoi passare una serata alla settimana con un PRAXIS tutor per il PRAXIS Open Coaching (due ore, gratis, oltre alle tue normali lezioni!!), puoi imparare e approfondire nuovi ascolti sotto la guida di esperti del PRAXIS Listening Club, puoi imparare a smanettare tra saldatore e brugole nel PRAXIS Lab, puoi approfondire temi specialistici nei sabati pomeriggi dei PRAXIS Workshop…
E poi le Jam, le esperienze in studio di registrazione, i seminari collaterali di ospiti esterni, le convenzioni con liutai, tecnici ampli e effetti, studi di registrazione, negozi… Non ha nemmeno senso stare qui a dirti tutto. Però una cosa è chiara:
Guitar PRAXIS NON è una “scuola di musica”.
È un Centro di Formazione Pratica per Chitarristi, un posto dove imparare a suonare, certo, e farlo ai massimi livelli di Perfezionamento e Aggiornamento. Ma anche (soprattutto) un posto dove trasformare le informazioni in pratica quotidiana, farle diventare -finalmente!- la musica che vuoi sentire, sotto le due dita, fuori dal tuo ampli. Meno “formule”, e più suoni. Meno “ginnastica”, e più musica. Perché il virtuosismo (tecnico e teorico), quello che per gli altri è il punto di arrivo, qui è il… punto di partenza: è quando lo hai consolidato che inizia la sfida vera, quella di usarlo per tirare fuori quanto di più speciale hai dentro. La TUA musica. La TUA “voce” sulla chitarra. Unica, irripetibile, inimitabile. Perché, banalmente, nessun altro è te. Per cominciare, vai nel PRAXIS Gruppo (https://www.facebook.com/groups/GuitarPRAXIS/) e inizia a confrontarti con chi questo percorso lo sta sperimentando. E iscriviti alla PRAXIS Newsletter (http://eepurl.com/GTZv5) dove verrai letteralmente travolto da una valanga di informazioni, materiali inediti, spunti di studio

36 anni.Un'enormità, e un lampo. Che fosse virtuoso (nell'ambito del blues, certo) era un dettaglio, e a dirla tutta era...
27/08/2026

36 anni.

Un'enormità, e un lampo.

Che fosse virtuoso (nell'ambito del blues, certo) era un dettaglio, e a dirla tutta era un dettaglio anche il suono, per quanto pazzesco:

quello che ha reso SRV un riferimento per i decenni a ve**re è stata la sua capacità straordinaria di raccontare il suo mondo interiore attraverso la chitarra.

L'ha fatto, peraltro, attraverso un linguaggio che in quel momento (anni '80) non era proprio nel pieno della sua popolarità, il blues.

E l'ha fatto portando il blues negli anni 2000 (anche se non li ha mai visti, ma*****ia...) perché era un conoscitore profondissimo della tradizione, del linguaggio.

E conoscendolo (non "di testa": di pancia, di mani, di cuore) ha potuto farlo evolvere con una naturalezza che nessuno pensava più possibile.

La sua gioia, la sua rabbia, la sua fragilità, il suo dolore.

Questo ci ha dato, attraverso la sua chitarra.

E ce li ha offerti perché ciascuno di noi riconoscesse la propria gioia, la propria rabbia, la propria fragilità, il proprio dolore.

Grazie Stevie Ray.
Ti vogliamo bene.

L'armonia, la tecnica, il virtuosismo... solo solo mezzi per ottenere quel qualcosa che solo la musica sa fare: dare voc...
27/08/2026

L'armonia, la tecnica, il virtuosismo... solo solo mezzi per ottenere quel qualcosa che solo la musica sa fare: dare voce al proprio mondo interiore, condividere emozioni al di qua e al di là della parola.

Non sono gli unici mezzi.

Qualcuno riesce a farlo con un sorriso, una chitarra, enormi unghie finte e una determinazione senza pari.

Quel qualcuno era Dolly Parton, la persona che più di ogni altro (sì, anche più di Johnny Cash) ha portato il country fuori dal country.

Perché oltre le etichette, oltre le definizioni, c'è la Musica.

E Dolly Parton ne è stata una regina straordinaria, la fata madrina di chiunque prenda in mano una chitarra per cantare.

Hai iniziato a suonare per sentirti libero,per dare voce a tutto il mondo che ti portavi dentro.Poi, il paradosso: più v...
18/08/2026

Hai iniziato a suonare per sentirti libero,
per dare voce a tutto il mondo che ti portavi dentro.

Poi, il paradosso: più vai avanti, più pratichi... e più finisci per sentirti "prigioniero" di esercizi, lick preconfezionati, nozioni di teoria...

Il risultato?
Suoni anche tanto, ma alla fine quando sei in sala prove o sul palco quello che esce dall'ampli sono più o meno sempre le stesse cose...
.. come se quello che studi e quello che hai dentro non si incrociassero mai.

Beh, Guitar PRAXIS è qui proprio per questo:

per aiutarti a prendere la tua "musica-dentro" e darle finalmente voce, attraverso la chitarra.

Con naturalezza.

Senza "starci a pensare".

Proprio come quando parli, ma con la chitarra.

Clicca sul link in bio e prenota il tuo PRAXIS Focus:

un incontro diagnostico gratuito dove faremo insieme il punto esatto sulla tua situazione, e riceverai un piano d'azione dettagliato su cosa lavorare e come.

Poi deciderai tu se farlo in autonomia o qui, in Guitar PRAXIS.

Ah, e riceverai anche il tuo Kit Omaggio, che resterà tuo in ogni caso.

⚡️🎸🤟
chitarra in mano,
buona praxis!

16/06/2026

T faccio una domanda secca, rispondi al volo:

perché hai iniziato a suonare?

Magari perché volevi far colpo su chi ti piaceva…

Magari perché la timidezza ti impediva di esprimerti senza una chitarra tra te e il mondo…

Magari invece perché eri sfacciato, e la chitarra e il tuo attrezzo per azzannare la vita…

Magari perché la musica ti dava un universo in cui trovare pace…

Magari perché volevi identificarti con i tuoi “eroi” e ti immaginavi su un palco incandescente…

In ogni caso, c’è un punto in comune a tutto questo:

avevi un mondo dentro di te,
e la chitarra era la sua “voce”.

Poi arriva la tecnica, l’armonia, il sound, la teoria, i riff, gli assoli e tutto quanto, e un giorno alla volta prendono un po’ più spazio dentro la tua giornata…

fino a occupare tutta la tua attenzione…

tutto il tuo impegno…

tutto il tuo cuore.

E allora “sapere” le cose diventa più importante di “sentirle”, e la perfezione diventa più importante del fuoco-dentro da cui tutto è partito.

E attenzione: non sarò mai io a dirti di non praticare, di non eccellere, di non puntare a essere il meglio di quello che puoi essere.

Il punto è: che cosa vuol dire, per te, quel “meglio”?

Perché la verità è che l’unica cosa che conta, quando prendi in mano la chitarra, è soltanto questa:

sto dando voce alla mia musica-dentro,
o sto suonando le cose su cui ho lavorato?

Se guardi nel profondo del tuo cuore, se ascolti la musica che ti scorre dentro adesso, mentre stai leggendo queste righe, sai esattamente qual è la risposta.

Sto ragionando su come dare concretezza a questi temi, giusto per non lasciar trascorrere l’estate invano.

Se ti interessa, rispondi qui sotto e parliamone: chissà che non lo faccia davvero.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

Il live della domenica: Eric Johnson che suona i pezzi di Ah Via Musicom! due anni prima che Ah Via Musicom! esca.
31/05/2026

Il live della domenica: Eric Johnson che suona i pezzi di Ah Via Musicom! due anni prima che Ah Via Musicom! esca.

TEXAS-BORN MUSIC: Eric Johnson was born in Austin, Texas.

15/12/2025

L’altro giorno leggevo una ricerca secondo cui suonare uno strumento (e in particolare la chitarra) costruisce più connessioni neurali di qualsiasi altra attività umana.

Già:

Suonare non è un'attività come un'altra.

Richiede un livello di coordinazione muscolare e una rapidità di pensiero capaci di sviluppare più connessioni neurali di qualsiasi altra attività!

Non solo: praticando l'ascolto, si sviluppa l'intelligenza emotiva!

E ancora: è un rallentatore pazzesco del declino cognitivo, la più potente protezione naturale contro l'invecchiamento neurologico.

Bello, vero'?

Ma la verità è che tutto questo NON C'ENTRA NIENTE con la ragione per cui lo facciamo.

Suoniamo perché abbiamo un mondo dentro, e la chitarra è la sua "voce".

Suoniamo perché ci emoziona, e perché emoziona gli altri.

Suoniamo perché è il canale più diretto che esiste con la parte più intima e profonda di noi.

E tu, perché lo fai?

Rispondi nei commenti per condividere che cosa ti muoveva all’inizio, cosa è cambiato nel tempo, cosa stai cercando oggi dalla chitarra e dalla musica.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

11/03/2025

Ieri sera ero a lezione con E., e a un certo punto stavamo esaminando tutte le possibilità per improvvisare su un accordo minore.

Erano tante, tantissime.

Ogni volta che sembrava di averle esaurite, c'era ancora un approccio possibile, un modo diverso di vedere le stesse cose, una opzione in più.

Sono sicuro che è capitato anche a te: hai talmente tante soluzioni che finisci per paralizzarti, per non riuscire a capire dove andare.

Hai mai letto "Novecento", il monologo di Baricco?
O magari hai visto il film che ne hanno tratto, "La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano"?

Beh, è la storia di un neonato che viene trovato a bordo di un transatlantico e passa tutta la sua vita sulla nave, diventando un pianista straordinario.

Alla fine (spoiler!) deciderà di non scendere, di lasciarsi morire nella demolizione della nave, e spiega il perché in un monologo straziante, bellissimo.

Di base, racconta al suo amico che una volta ci ha provato a scendere, ma il mondo gli era sembrato... troppo.

"Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una...
A scegliere una donna...
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire..."

E poi spiega:

"Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi...
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita...
Se quella tastiera è infinita, allora...
Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare"

L'hai provata anche tu quella sensazione, vero?

E allora? Come si esce da questo blocco paradossale in cui l'infinita vastità di possibilità diventa una clausura paralizzante?

Se guardi un libro sull'improvvisazione ti riempiono di scale, modi, arpeggi, sostituzioni, alterazioni, quant'altro...
.. e è tutto vero, è tutto giusto, MA...
.. non è così che poi si suona.

Non pensi a tutte le parole che puoi dire mentre parli, ti ci vorrebbero ore per ti**re fuori una semplice frase.

Praticare le scale i modi gli arpeggi e tutto il resto non vuol dire dover poi scegliere tra un "menù" infinito ogni volta che ti trovi davanti a quell'accordo:

vuol dire esplorare suoni.

Aprire l'orecchio a sfumature nuove, inaspettate, fino a renderle familiari.

Accettare che certe soluzioni non ci piaceranno.

Accogliere l'errore senza che farsene paralizzare.

Suonare con più serenità, non con più ansia.

Quando "praticare" diventa questo, allora la "paralisi da analisi" si dissolve, inevitabilmente. Magari non tutta di colpo, ma un po' alla volta, sessione dopo sessione, arrivi al punto in cui avere più opzioni significa avere meno da pensare.

È il punto in cui finalmente la musica "succede", e il tuo mondo-dentro trova la sua voce, attraverso la chitarra.

È il punto in cui tutto ha senso.

E tu, a che punto ti trovi? Ti va di raccontarmene un po' rispondendo qui?

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

07/03/2025

Ieri mi è successa una cosa che secondo me vale la pena condividere.

Stavo facendo lezione con un chitarrista di una certa esperienza, che ha studiato per qualche tempo online con un nome piuttosto famoso e poi ha deciso di passare a Guitar PRAXIS.

A un certo punto si trattava di suonare in DO dorico.

Ora, lui sapeva perfettamente cosa fosse, da dove derivasse, tutto quello che c'è da "sapere".

Eppure quello che usciva dall'ampli sembrava non "matchare" con le informazioni che aveva, era come se fosse bloccato a ripetere schemi meccanici che non avevano niente a che fare con il suo Pensiero Musicale, con la sua Creatività.

In questi casi per un insegnante può essere difficile gestire la situazione, perché da un lato sembra di dover ricominciare tutto da capo, dall'altro non vuoi infangare l'insegnante precedente, e nel frattempo vedi che spreco di tempo, di soldi e di attenzione è stato fatto ai suoi danni...

Ho fatto la cosa che faccio sempre:

- fermarsi,
- tornare a quello che già sai e sai fare,
- e mettere in moto l'ORECCHIO.

Nel giro di 5 minuti (non scherzo) cantava in tempo reale quello che stava suonando su DO dorico, tipo George Benson.

Cinque minuti.

Vuol dire che io sono bravissimo e gli altri m***a?
NO.

Vuol dire che si può "imparare in 5 minuti" (o anche solo in 30 giorni, in due anni...)?
NO.

Vuol dire che se metti al centro della tua esperienza di chitarrista

- l'orecchio
- quello che hai già sotto controllo

allora magari il viaggio diventa meno tortuoso, più divertente, più allineato alla vera ragione per cui hai una chitarra in mano:

⚡️🎸🤟
ti**re fuori tutto il tuo mondo-dentro,
e dargli una voce attraverso la chitarra.
⚡️🎸🤟

Tutto qui.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

24/02/2025

“Nella mente del principiante vi sono molte possibilità, nella mente dell'esperto soltanto alcune” (Suzuki Roshi)

È una frase bellissima, anche perché ha due interpretazioni possibili, opposte.

Interpretazione 1

Quando sei all'inizio sei confuso, ti trovi davanti a mille possibilità e anche solo capire da dove iniziare è un casino...

La pentatonica? La scala maggiore? La tecnica pura? Il pentagramma? L'accompagnamento con gli accordi? I modi?

Davanti a te ogni giorno si aprono infinite strade, e il rischio vero è la paralisi: è troppo, ti soffoca.

Magari provi un po' di questo, un po' di quello, ti sembra di aver capito, passi a altro, ti lasci sedurre da qualche video su YouTube...
.. e alla fine, ti ritrovi a suonare le stesse cose di sempre, gli stessi vecchi lick ormai "scavati !sulla tastiera della tua chitarra...

Un esperto, invece, sa esattamente che cosa fare.

Ha una progressione di accordi?
Sa precisamente che scale e arpeggi usare.

Ha un problema di tecnica?
Sa precisamente su cosa e come lavorare.

Deve eseguire un groove ostico?
Sa precisamente come assimilarlo.

Le possibilità si restringono, l'infinito caos si dirada fino a lasciare solo ciò che ti serve, solo ciò che ti porta là dove vuoi andare.

Interpretazione 2

Mano a mano che procedi nel tuo percorso, impari moltissimo, migliori, tuttavia...
.. se non stai molto ma molto attento, al tempo stesso sviluppi una sorta di "regole del gioco" a cui ti attieni consapevolmente o meno.

È come se il bisogno di "andare dritto al s**o" (che è importante, e sicuramente ti aiuta a percorrere la tua strada senza distrazioni) togliesse dal tuo campo visivo, insieme a tutta la roba inutile in cui finalmente eviti di perderti, anche una serie di opportunità magari interessanti...

Quindi?

Quindi? Che si fa?

Da un lato è importante imparare a essere selettivi, a non disperdere focus e energie...
.. dall'altro è altrettanto importante mantenere lo spirito di meraviglia e di stupore di fronte a tutto, ritagliarsi uno spazio per scoprire, per sbagliare, per muoversi nel magma di "quello che non ha senso" con l'orecchio aperto a scoprire, magari, qualche pepita d'oro inattesa.

Vale per l'ascolto, vale per la tecnica, per l'armonia, per l'improvvisazione, per tutto.

Il focus dell'esperto,
lo stupore del principiante.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

C'era una volta il "turnista", una figura mitologica capace di suonare qualsiasi cosa a un livello spaziale, che proprio...
19/02/2025

C'era una volta il "turnista", una figura mitologica capace di suonare qualsiasi cosa a un livello spaziale, che proprio per questo veniva chiamato a suonare sui dischi e sui palchi più importanti.

Il turnista suonava alla prima take spartiti mai visti prima con la stessa intensità ed espressività di un brano suonato mille volte.

Il turnista era in grado di inventare sul momento un riff rock, un arpeggio pop, un accompagnamento funky. Qualsiasi cosa.

Il turnista eseguiva assoli ispirati, capaci di emergere dal brano con la naturalezza di un getto d'acqua dalla sorgente. Che fossero scritti dall'arrangiatore o composti al momento della registrazione.

Il turnista era in grado di adattarsi senza sforzo apparente a qualsiasi contesto, con un suono perfetto, che pareva scolpito su misura per il brano, per il genere, per l'artista titolare.

Il turnista era il sogno proibito di chiunque aspirasse a fare della chitarra un lavoro.

Il turnista per decenni è stato incarnato, in Italia, da Giorgio Cocilovo.

Il 13 febbraio Giorgio Cocilovo è morto, dopo una vita intera al servizio di artisti come Mina, Gaber, Celentano, Morandi, Ramazzotti, Matia Bazar, Jovanotti, Zero, Branduardi, Concato, Vanoni Ruggeri, Paoli, Lauzi, Martini, Jannacci, Vecchioni, Mannoia, Bertè, Annalisa e infiniti altri.

Passare in rassegna i dischi e i live in cui ha suonato significa passare in rassegna la storia della musica italiana degli ultimi 49 anni.

È stato unico, meraviglioso, il più grande e il più importante dei turnisti italiani, senza gara.

Adesso non c'è più.

Così come non c'è più l'industria musicale (perlomeno come l'abbiamo conosciuta per decenni), e come in un certo senso sta svanendo anche la figura stessa del "turnista".

La versatilità estrema, ad esempio, è più un'ambizione personale di alcuni musicisti che una necessità reale del mondo musicale.

E sai una cosa? Forse non è neanche un male.

Le produzioni per il mercato di massa già oggi hanno sempre meno bisogno di musicisti veri: già i campionamenti hanno dato una bella "sberla" al mercato del lavoro, e adesso con l'Intelligenza Artificiale i produttori hanno a disposizione musicisti virtuali precisi, puntuali, capaci di suonare meglio di noi umani senza le rotture di p***e (diciamolo...) di noi umani.

Vuol dire che l'AI ci sostituirà anche nella Musica?!?

NO.

Vuol dire che lo spazio per noi musicisti è sempre di più lo spazio della creatività, dell'unicità, della ricerca della nostra "voce" speciale, diversa da chiunque altro.

Ciascuno di noi ha un "mondo" dentro di sé.

Dare voce a questo mondo, attraverso la chitarra, è l'unica cosa che nessuno ci potrà mai togliere.

Ed è anche, a pensarci bene, la ragione per cui abbiamo deciso di iniziare a suonare: qualcosa ci bruciava dentro, e la chitarra era il modo per tirarlo fuori.

Coltivare questo processo di unicità è la chiave per essere chitarristi oggi, e domani.

Giorgio Cocilovo è stato il campione assoluto di un mondo che si sta dissolvendo: credo che il modo migliore per ringraziarlo e onorarlo sia ascoltare la musica che ci ha lasciato e (soprattutto) crearne di nuova.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

Indirizzo

Via Ai Quattro Canti Di San Francesco, 39r
Genova
16124

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 22:00
Martedì 10:00 - 22:00
Mercoledì 10:00 - 22:00
Giovedì 10:00 - 22:00
Venerdì 10:00 - 22:00
Sabato 10:00 - 15:00

Telefono

+393355688275

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