Il libro delle 18.03

Il libro delle 18.03 Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Il libro delle 18.03, Via Isonzo 12, Gorizia.

📚 Il Libro delle 18.03 propone 2 edizioni l’anno, ad aprile e ottobre, alternando incontri con gli autori a uscite in bus guidate da esperti, scrittori o giornalisti, per scoprire luoghi insoliti e unire cultura, storia e natura in un’unica esperienza.

La memoria dimezzata. I campi fascisti nelle testimonianze slovene.✒️Marta Verginella, Oto Luthar, Urska StrleDonzelli E...
01/06/2026

La memoria dimezzata. I campi fascisti nelle testimonianze slovene.
✒️Marta Verginella, Oto Luthar, Urska Strle
Donzelli Editore

Molti campi di internamento fascisti furono caratterizzati da condizioni brutali, paragonabili a quelle dei campi nazisti; non pochi erano riservati alla popolazione slovena.

È questa una delle pagine più buie della politica coloniale e bellica del regime: una storia rimossa, trascurata anche dalla storiografia italiana, così come da quella slovena.

Tra il luglio e il novembre del 1942 fu portata avanti una grande offensiva nei territori sloveni, prima con il massacro della popolazione civile e poi con la deportazione di circa 30000 persone.

Intere famiglie furono imprigionate nei campi fascisti, dove vennero sottoposte a un trattamento durissimo.

Per la maggior parte si trattava di sloveni ribelli, ma anche di amici e familiari – bambini compresi – dei partigiani: contro di loro l’azione degli italiani, che si prefiggevano di fascistizzare l’area occupata, fu crudele e sistematica. In ciò il regime proseguiva una strada già sperimentata nei campi di internamento africani, gravata tuttavia da un atteggiamento del tutto particolare – di affinità e insieme diffidenza, di superbia e insieme di timore – mostrato tradizionalmente nei confronti della popolazione slovena.

Attraverso un accurato e minuzioso lavoro di storia orale, gli autori del volume danno voce a coloro che sulla propria pelle subirono la deportazione: sono loro – all’epoca per lo più bambini – a raccontare, portando alla luce vicende di sofferenza e di violenza, ma anche episodi di solidarietà.

Intrecciando le testimonianze con la ricostruzione del contesto europeo, si compone il quadro storico generale e si indagano le ragioni per le quali questo trauma collettivo per troppo tempo ha faticato – e tuttora fatica – a emergere e a essere presente in tutta la sua complessità nella memoria comune slovena e in quella italiana.

𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨: 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 "𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐚𝐮𝐫𝐢𝐭𝐨" 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐞 𝐈𝐥 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟖.𝟎𝟑Un’altra edizione...
06/05/2026

𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨: 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 "𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐚𝐮𝐫𝐢𝐭𝐨" 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐞 𝐈𝐥 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟖.𝟎𝟑

Un’altra edizione si è conclusa il 2 maggio e il bilancio non può che essere positivo: ogni appuntamento ha registrato il tutto esaurito, con un pubblico partecipe, curioso e attento e ospiti di grande qualità che hanno arricchito il programma con la loro presenza e le loro parole.
Nel corso del mese di aprile abbiamo realizzato 13 incontri, a cominciare dal 2. E' stata un’impresa impegnativa, in rapporto a una struttura organizzativa piccola come la nostra.
Come accaduto finora in tutta la nostra storia, anche in questa occasione la rassegna si è svolta, anche attraverso la scelta degli ospiti, a cavallo tra Italia, Slovenia ed Est Europa.

Si è così riaffermata la convinta e convincente vocazione transfrontaliera, nonché l’impegno a considerare la cultura come lo strumento per eccellenza di unione, pace e amicizia tra popoli.
Gli scrittori intervenuti hanno espresso il loro apprezzamento per l’accoglienza ricevuta, per la qualità dell’organizzazione e per il calore del pubblico.
Molti di loro, soprattutto quelli non provenienti dal nostro territorio, hanno dichiarato la loro soddisfazione, sostenendo di non essere abituati a platee così numerose e partecipi.

Porteranno con sé un ricordo vivo di questa esperienza e la citeranno spesso nei loro tour nelle diverse regioni di tutta Italia, come pure nelle conversazioni con i responsabili delle case editrici nazionali. Sta di fatto che ormai Il libro delle 18.03 sia un nome riconosciuto e stimato nel panorama culturale nazionale e internazionale.

Come ormai accade da sei anni, l’incontro conclusivo è coinciso con la proclamazione del vincitore della sesta edizione del Premio letterario Frontiere di carta, dedicato alla memoria di Roberto Visintin e voluto dalla Fondazione che porta il suo nome, insieme all’Associazione culturale Apertamente.

Il premio è stato assegnato ad Andrea Cardoni per il libro La parte migliore del paese, nel quale l’autore, con un taglio sferzante e ironico, offre un vero e proprio catalogo di "buoni" e "meno buoni". E' un viaggio letterario tra le macerie della sanità pubblica e la crisi del volontariato, tra le pressioni di una vita ridotta a performance e il bisogno di approvazione che passa sui social network, tra la retorica dell’eroismo e la morale piegata all’entertainment.

Quella conclusiva è stata una bellissima mattinata, svoltasi nel Parco Mille luci del comune di Sagrado, che da sempre ospita l'appuntamento dedicato alla consegna del Premio.
In ogni incontro c'è stato lo spazio per il ringraziamento nei confronti di chi ci sostiene, qualcuno già dai primi passi della nostra avventura, iniziata nel 2008 all’interno della stazione ferroviaria di Gorizia. In essa, in occasione di questa appena conclusa edizione primaverile, siamo ritornati molto volentieri, grazie all’ospitalità degli amici dell’associazione ferroviaria che oggi la gestisce. L’intenzione, dichiarata, è quella di voler tornare a dare a quello spazio la funzione che nel passato le era stata riconosciuta proprio grazie alla nostra rassegna, quella cioè di essere Sala culturale all’interno della Stazione ferroviaria, che aveva ospitato in quel tempo i più conosciuti e affermati scrittori italiani.
Grazie all'impegno di tutti coloro che ci sostengono, possiamo continuare a offrire un prodotto culturale all’altezza delle aspettative del nostro pubblico e della critica.
Concludiamo questa edizione con gratitudine e orgoglio, pronti a guardare al futuro con rinnovata energia e con la consapevolezza che la cultura, anche in una piccola città di confine, può essere motore di bellezza, dialogo e comunità.
Non resta che invitare tutti al prossimo appuntamento, in ottobre, quando festeggeremo il 19mo anno dall'inizio della nostra rassegna letteraria.

Friuli ’76: la resilienza e la ResistenzaDi Andrea BellaviteVoglio condividere con gli amici di Apertamente una riflessi...
04/05/2026

Friuli ’76: la resilienza e la Resistenza
Di Andrea Bellavite

Voglio condividere con gli amici di Apertamente una riflessione su un tema che, in questo cinquantesimo anniversario dei due terremoti del 1976, ho l’impressione che (chissà perché) sarà poco frequentato, e cioè la relazione tra l’eredità della Resistenza al nazifascismo e la capacità che i friulani, e in generale tutti gli abitanti del Friuli Venezia Giulia, seppero dimostrare nel rialzarsi dal sisma.
Vanno per la maggiore in questi giorni due altri tipi di discorsi. Il primo, ossessivamente ricorrente, centrato sulla memoria, dunque su una concezione del passato che transita quasi esclusivamente attraverso il ‘sé’: non è più una dimensione generale o collettiva ma prevalentemente individuale e soggettiva. E’ un’idea di come guardare ciò che ci sta alle spalle che si sta imponendo sempre di più, eliminando le vecchie categorie analitiche della Storia.
Il secondo discorso pubblico che va per la maggiore è quello centrato sull’identità, secondo cui la reazione eccezionale che le donne e gli uomini del Friuli hanno dimostrato in quei terribili frangenti sarebbe stata il frutto di un carattere congenito, quasi biologico del ‘popolo friulano’ (questa la locuzione normalmente usata). Siccome crediamo che le identità collettive siano costruzioni politiche, e alla fin fine non esistano se non come atto di esclusione (F. Julien, L’identità culturale non esiste, Einaudi), anche questa prospettiva ci sembra una forzatura.
Nell’affrontare il dramma di 990 morti e portare a termine in tempi ragionevoli e senza grandi sprechi di denaro pubblico la ricostruzione, i friulani diedero prova di una capacità di resilienza che è tuttora studiata in tutto il mondo come esempio (S. Grimaz, La resilienza, Forum).
Cosa si intende con il termine ‘resilienza’? Molte cose: fra le altre, due particolarmente importanti. In primo luogo, reagire attivamente ad una catastrofe – di qualsiasi tipo, anche epidemica – significa porre le basi per un futuro diverso e che permetta di affrontare meglio ulteriori difficoltà. Quando, nei mesi dopo la seconda scossa del settembre 1976, si pianificò la ricostruzione, si misero in atto una serie di accorgimenti tecnici antisismici nel riparare le abitazioni o nel costruirle ex novo che avrebbero fatto scuola. Poi, si capì subito che i finanziamenti che sarebbero arrivati (e ne arrivarono molti) dovevano non solo soccorrere chi aveva perso tutto, la casa e il lavoro, ma dovevano anche essere utili a promuovere e sostenere uno sviluppo economico che era già, nel 1976, in piena corsa, ma che correva il rischio di essere bruscamente interrotto.
In secondo luogo, una resilienza efficace deve essere adattiva, non deve cioè proporsi direttrici rigide, ma adattarsi, plasmarsi all’evolvere della situazione. Così, i progetti ottimistici che andavano per la maggiore nell’estate del 1976 (‘dalle tende alle case’) vennero presto abbandonati dopo le scosse del 15 settembre, quando si capì che la ricostruzione doveva procedere magari più lentamente ma più solidamente, su basi progettuali e costruttive più meditate e salde.
Cosa c’entra la Resistenza in tutto questo? C’entra, secondo me, eccome. La popolazione friulana aveva allora alle spalle due guerre mondiali, combattute sul proprio suolo. Distruzioni e tragedie terribili dalle quali si era sempre saputa rialzare: ognuno impegnandosi in prima persona, assumendosi rischi e responsabilità. Così era avvenuto anche, e soprattutto, durante la Resistenza al nazifascismo, il cui ricordo, nel 1976 era ben vivo; non pochi, tra i protagonisti della ricostruzione, avevano infatti conosciuto in prima persona proprio quell’esperienza. Se il Friuli, se tutta la regione dopo le scosse del 1976 ha dato dimostrazione esemplare di ‘resilienza’, lo seppe fare anche perché l’aveva già fatto trent’anni prima, con la lotta di Liberazione, sacrificando migliaia di giovani uomini e di giovani donne non solo per scacciare il nemico ma per mettere le basi per costruire un’Italia nuova, finalmente libera dal nazifascismo e repubblicana.
La straordinaria forza d’animo che fu messa in campo nel 1976 aveva molto dell’esperienza dei 20 mesi della guerra civile del 1943-45. La classe dirigente politica, amministrativa, imprenditoriale e culturale che guidò la ricostruzione con una moralità della cosa pubblica che è rimasta esemplare, e che costituisce uno dei momenti più alti della vita repubblicana del nostro Paese, aveva ben presente l’esempio di trent’anni prima, come la Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli, la repubblica partigiana dove, anche per solo due settimane, fu ridata voce alla democrazia dei comuni e dei sindaci eletti per voto popolare.
Nelle tendopoli, nei villaggi di baracche e prima ancora, nelle località di villeggiatura dove si ritrovarono nell’inverno 1976, gli sfollati seppero tenersi uniti, stare vicini a chi aveva perso qualcuno. Fu una straordinaria esperienza umana, alla quale contribuirono elementi diversi: la tradizione delle comunità di paese, l’esperienza così diffusa della solidarietà tra gli emigranti all’estero, l’energia dei giovani degli anni Settanta e la loro voglia di cambiare il mondo - fossero essi “extraparlamentari”, come si diceva allora, scout, o di Comunione e Liberazione -, la memoria indelebile della solidarietà della guerra.
Tutte le componenti della società friulana concorsero allo straordinario colpo di reni che consentì di reagire alla catastrofe. Ogni componente secondo le proprie idee e la propria visione del mondo: Glesie furlane, i preti friulani che seppero in modo insostituibile stare ‘tra’ la gente, e l’arcivescovo Battisti; i sindaci e gli amministratori che si assunsero responsabilità oggi impensabili e che dimostrarono al livello più alto cosa significa la parola ‘politica’; imprenditori, lavoratrici e lavoratori, sindacalisti i quali seppero, ognuno per la sua parte, portare il contributo alla rinascita del lavoro e dello sviluppo. Una diversità di idee e di posizioni anche politiche che però seppero concorrere unite ad un obiettivo comune: rimboccarsi le maniche, pensare alle prossime generazioni, costruire il futuro.
Tra le tante letture del ‘mito’ del terremoto, non è forse un caso che in questi tempi l’esempio costituito dalla lotta di Liberazione tenda ad essere dimenticato. Così non deve essere.

Si è svolta oggi a Sagrado (GO), a conclusione della rassegna “Il Libro delle 18.03 – edizione primaverile”, la cerimoni...
02/05/2026

Si è svolta oggi a Sagrado (GO), a conclusione della rassegna “Il Libro delle 18.03 – edizione primaverile”, la cerimonia di premiazione della sesta edizione del Premio Letterario Roberto Visintin, organizzato da Apertamente - Associazione Culturale e dalla Fondazione che porta il nome di Roberto.

Il riconoscimento è stato assegnato ad Andrea Cardoni per il romanzo La parte migliore del Paese edito da Fandango Libri, già segnalato dalla giuria come opera capace di offrire uno sguardo lucido, ironico e critico sul presente e sulle contraddizioni del mondo contemporaneo.

Nel corso dell’incontro, l’autore ha dialogato con i membri della giuria – Mario Brandolin, Emanuela Masseria e Marco Menato – approfondendo i temi del libro, tra cui il ruolo del volontariato, le dinamiche della comunicazione e il rapporto tra realtà e narrazione. L’evento è stato introdotto da Paolo Polli, curatore della rassegna, che ha ricordato le varie attività della Fondazione, e aperto dal saluto istituzionale del sindaco di Sagrado, Marco Vittori.

La consegna del premio è avvenuta per mano di Evelyn Ann Todd, presidente della Fondazione Roberto Visintin, in un momento particolarmente sentito che ha ribadito il valore culturale e umano dell’iniziativa.

Nel corso della cerimonia sono state inoltre ricordate le opere segnalate dalla giuria: Dio mi deve chiedere perdono di Alessandro Fantin (Ediciclo Editore), premiato con una menzione speciale e presente alla cerimonia, e Il ballo delle acciughe di Elena Garbarin (Bottega Errante Edizioni), cui è andata una menzione.

La manifestazione, molto partecipata, ha confermato ancora una volta la crescita e la rilevanza del Premio Roberto Visintin nel panorama letterario, capace di attrarre autori e case editrici di rilievo e di promuovere una riflessione attenta sui temi sociali e culturali del nostro tempo.

𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐕𝐢𝐬𝐢𝐧𝐭𝐢𝐧 - 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞Vi aspettiamo domani ...
01/05/2026

𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐕𝐢𝐬𝐢𝐧𝐭𝐢𝐧 - 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

Vi aspettiamo domani alle 11.03 al Giardino Milleluci di Sagrado per l'ultimo appuntamento di questa ricca edizione primaverile!

L’autore Andrea Cardoni dialogherà con i componenti della giuria del Premio Letterario Roberto Visintin, Mario Brandolin, Emanuela Masseria e Marco Menato, mentre l’introduzione dell’incontro sarà a cura di Paolo Polli, curatore della rassegna e il saluto ufficiale sarà affidato al Sindaco di Sagrado, Marco Vittori.
Il Premio verrà consegnato al vincitore da Evelyn Ann Todd, presidente della Fondazione e madre di Roberto.
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La parte migliore del Paese, il romanzo vincitore, fa riferimento a quella galassia del volontariato così presente nel nostro Paese: un ambito che, in un mondo sempre più ingabbiato nell’individualismo esasperato, ne rappresenta il lato migliore, “la parte migliore” appunto, prendendosi cura degli altri, dedicandosi ai bisogni dei più deboli e colmando spesso lacune dovute all’inefficienza e all’incuria dello Stato.

Ma il titolo, alla luce dello sviluppo narrativo, finisce per risuonare beffardo, tristemente ironico, quasi una presa in giro. Nella vicenda del protagonista, Mattia Taidelli — “uno che non sa di niente”, come lo definisce il suo autore, uno sfruttato costretto a nascondere le proprie aspirazioni pur di lavorare come tuttofare in una storytelling company che si professa aperta, umanista, sostenibile e sensibile alle questioni sociali più rilevanti — tutto ruota attorno a ciò che, alla fine, appare come un grande malinteso. Perché poco o nulla resta di umanità, sensibilità e dedizione disinteressata.

La vicenda prende avvio quando Mattia, a seguito del ritiro della patente, è costretto a svolgere lavori socialmente utili per “Esserci Sempre”, un’associazione di volontari del soccorso che opera nell’indifferenza della politica e della società, e di cui ci si ricorda solo in occasione delle grandi calamità — quando riemerge la retorica degli “angeli” e degli “eroi”.

Mattia, evitati gli interventi d’urgenza per la sua eccessiva sensibilità al sangue, sceglie di dedicarsi alla realizzazione di un podcast, Mamaiut, costruito sui racconti dei soccorsi in ambulanza. Il podcast ottiene un enorme successo e il volontariato diventa improvvisamente un tema centrale, capace di attrarre l’attenzione generale.

Diventa così facile, per il sistema — incarnato da un potente e spregiudicato produttore di strumenti di comunicazione e intrattenimento — appropriarsene, strumentalizzarlo e piegarlo ai propri fini, ben lontani da quelli per cui Mattia aveva lavorato.

Con questo romanzo incalzante e ben congegnato, Cardoni smaschera quanto di subdolo, falso, retorico e strumentale si nasconda dietro l’apparente “bontà” di un sistema come quello del volontariato, non immune da logiche di potere e di costruzione del consenso, spesso vittima di un bisogno di approvazione che passa attraverso i social e i canali deformanti di un’informazione raramente limpida o oggettiva.

La registrazione dell'appuntamento di ieri 👇🏻A tutti voi, buon primo maggio!
01/05/2026

La registrazione dell'appuntamento di ieri 👇🏻
A tutti voi, buon primo maggio!

1 like. "10P26. Paolo MARSICH - Le nostre case"

Grazie a tutti per aver partecipato questa sera nella Sala culturale della Stazione FS di Gorizia alla presentazione del...
30/04/2026

Grazie a tutti per aver partecipato questa sera nella Sala culturale della Stazione FS di Gorizia alla presentazione del libro 𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐚𝐬𝐞 di Paolo Marsich.

Un incontro partecipato, arricchito dal dialogo con Monica Delfabro e dalle coinvolgenti letture di Valentina Verzegnassi.

📚 𝐄𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐚 - 𝐚𝐩𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐥𝐚🗓️ Sabato 2 maggio, ore 11.03📍 Giardino Milleluci, Sagrado𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢...
30/04/2026

📚 𝐄𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐚 - 𝐚𝐩𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐥𝐚
🗓️ Sabato 2 maggio, ore 11.03
📍 Giardino Milleluci, Sagrado

𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐕𝐢𝐬𝐢𝐧𝐭𝐢𝐧 - 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Introduce Paolo POLLI con il Sindaco di Sagrado Marco VITTORI.
Intervengono Mario BRANDOLIN, Emanuela MASSERIA, Marco MENATO.
Con la partecipazione dell'autore vincitore Andrea CARDONI.

Cerimonia di proclamazione e premiazione del vincitore della 6^ edizione del Premio Letterario dedicato a Roberto Visintin, promosso dall'Associazione Culturale Apertamente con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Roberto Visintin ETS. Nata per custodire l'eredità umana e intellettuale di Roberto, la Fondazione opera nel territorio isontino con scambi culturali e borse di studio, trasformando la memoria in opportunità concrete per i giovani. Vincitore di questa edizione è "La parte migliore del Paese" di Andrea Cardoni, romanzo che racconta con ironia amara il mondo del volontariato e della comunicazione. Attraverso Mattia Taidelli, il libro svela contraddizioni e ambiguità di un sistema in cui anche solidarietà e narrazione rischiano di essere piegate a logiche di potere e consenso.

Vi aspettiamo stasera nella Sala culturale della Stazione FS, Gorizia, con Paolo MARSICH che presenterà il suo libro 𝐋𝐞 ...
30/04/2026

Vi aspettiamo stasera nella Sala culturale della Stazione FS, Gorizia, con Paolo MARSICH che presenterà il suo libro 𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐚𝐬𝐞.

Dialoga con l'autore Monica DELFABRO; letture di Valentina VERZEGNASSI.

Negli anni Trenta, nella Zara affacciata sul mare, il piccolo Enzo cresce tra gli affetti familiari e una vivace comunità, mentre il clima del fascismo e i presagi di guerra oscurano lentamente la sua infanzia serena. Con i bombardamenti arriva la fuga: l’esilio dal mare alle montagne, la perdita degli studi e degli affetti, la fatica di ricominciare. Resta però viva la memoria della città perduta, un richiamo dolce e malinconico che non smette di accompagnarlo.

Vi aspettiamo!

Alcuni momenti della presentazione di ieri alla Mediateca.GO "Ugo Casiraghi"Il libro era 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 di Gianni ...
30/04/2026

Alcuni momenti della presentazione di ieri alla Mediateca.GO "Ugo Casiraghi"

Il libro era 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 di Gianni SPIZZO, una riflessione sulla zona grigia in cui normalità e follia si confondono generando situazioni comiche o grottesche.
In un’epoca segnata da incertezza e mancanza di punti di riferimento, l’inquietudine può trasformarsi sia in panico sia in ironia provocatoria. Le storie si ispirano a confidenze e indiscrezioni su persone comuni, perché l’autore è convinto che la realtà superi spesso la fantasia per incredulità.

Indirizzo

Via Isonzo 12
Gorizia

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