31/08/2026
«Oggi i problemi sono tantissimi e siamo sull’orlo del baratro: ogni folata di vento, che sia la siccità, il lupo, la burocrazia, la cattiva informazione sui formaggi a latte crudo che negli ultimi tempi ha spaventato le persone, rischia di farci crollare» denuncia Silvia Pennati dell’azienda Formazza Agricola, che in val Formazza alleva con la sorella una sessantina di vacche di razza Bruna Alpina.
🗣«Da un lato, negli ultimi anni è mancata quella sensibilità che servirebbe per comprendere le differenze tra un’azienda di pianura e un’azienda di montagna. Dall’altro, tutti si riempiono la bocca parlando di cambiamento climatico, ma alla fine i problemi vengono scaricati sopra le aziende agricole che ne sperimentano quotidianamente gli effetti e che, per istinto di sopravvivenza, devono trovare quelle soluzioni che la politica non trova né cerca» sostiene Luca Marta dell’azienda agricola Madalù a Calasca-Castiglione, in valle Anzasca, produttore del Presidio Slow Food dei prati stabili e pascoli.
«In questi ultimi mesi la nostra testa è piena di pensieri pesanti e facciamo molta fatica. Per anni ci siamo visti calare dall’alto regole di ogni tipo, da come si gestisce il bosco, i prati e il territorio in avanti. La mia speranza è quella di poter avere un dialogo davvero costruttivo e aperto con le istituzioni, i cittadini e il mondo scientifico» conclude Silvia Pennati.
🆘È un grido d’allarme che non si può ignorare quello lanciato da tre allevatori della rete Slow Food del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte.
Soprattutto non le istituzioni non dovrebbero più ignorare l’appello di chi tiene la montagna viva e protetta dagli incendi, troppo spesso abbandonata in molte aree interne d’Italia, e le cronache di questa estate lo dimostrano.
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