11/12/2025
C’era il babbo ad ascoltarla, seduto in prima fila nel Teatro Anatomico dell’Archiginnasio di Bologna.
L’occasione era solenne, perché mai prima di allora s’era vista una donna tenere una lezione presso la più antica Università del mondo occidentale.
Sin dalle prime ore del mattino, il 17 dicembre del 1732 l’aula si presentava gremita, anche se soltanto di uomini, tutti convenuti per rendere omaggio alla “professora” Laura Bassi, cui il Senato Accademico aveva appena conferito la cattedra onorifica di “Filosofia Universa”, come allora veniva chiamata la fisica sperimentale.
Per nulla intimorita da quel pubblico formato in massima parte da dottori e appartenenti al patriziato locale, l’appena ventenne Laura, nata a Bologna il 29 ottobre del 1711, aveva stupito l’uditorio col suo eloquio e la perfetta conoscenza della materia.
Fin da bambina, aveva dimostrato di possedere un’intelligenza vivacissima, con particolare propensione per l’apprendimento della filosofia, della fisica e della matematica.
Mai osteggiata e, al contrario, incoraggiata da un ambiente familiare all’avanguardia, in cui già si respirava la salutare brezza dei “Lumi”, potendo contare sugli insegnamenti del medico Gaetano Tacconi, Laura s’era gettata a capofitto sui libri tanto che nell’aprile di quello stesso anno, nel Palazzo Pubblico di Bologna, aveva brillantemente sostenuto la disputa “De universa re philosophica” davanti a cinque dotti che l’incalzavano con le loro domande, conseguendo “magna cm Laude” la laurea in filosofia.
Era tanto conosciuta in città che l’Arcivescovo Prospero Lambertini, uomo di rara intelligenza e arguzia, la prese a benvolere consentendole, una volta raggiunta la maggiore età che allora era di 24 anni, di consultare i “Libri Proibiti”, come allora erano classificati i testi di Galileo, Keplero e Copernico.
Il Lambertini non l’avrebbe dimenticata nemmeno dopo essere eletto al soglio di Pietro col nome di Benedetto XIV, perché nel 1745 la nominò componente della “Accademia Benedettina”, nonostante l’opposizione e l’invidia dei colleghi maschi, assegnandole una pensione di 100 lire annue.
Laura poté nel frattempo perfezionare i suoi studi di fisica nel solco delle teorie newtoniane che lei avrebbe contribuito in modo determinante a diffondere nel Bel Paese, anche perché nel 1738 si sposò col medico Giuseppe Verratti, iniziando una vita di coppia all’insegna dell’amore e del rispetto reciproco e allietata dalla nascita di 8 figli.
Quando si spense il 20 febbraio del 1778, fu sepolta nella chiesa del Corpus Domini.
Nel 1891 le fu intitolata la Scuola Normale Superiore femminile di Bologna e, a seguire, un cratere su Venere, un asteroide scoperto nel 1991 e, nel 2019, una nave da ricerca oceanografica.
Accompagna questo scritto il “Ritratto di Laura Bassi”, di Carlo Vandi, metà XVIII secolo.
(Testo di Anselmo Pagani)