01/06/2026
L'INTELLETTUALE NEL MEDIOEVO
Ciclo di incontri a cura di
Roberto Limonta
Nel 1957 usciva Les intellectuels au Moyen Age di Jacques Le Goff. Lo storico francese poneva per la prima volta, nel contesto degli studi sull'età di mezzo, il problema della definizione di un tipo sociologico, l'intellettuale, che si avviava in quegli anni ad essere protagonista della stagione politica francese. Che cos'è un "intellettuale" nel medioevo? E in che misura è possibile sostenere un simile anacronismo, dal momento il termine, come noto, risale alla fine dell'Ottocento? Queste domande ne portano con sè un'altra, più generale: cos'è un intellettuale? È una figura storica - dunque cronologicamente limitata a un preciso contesto socio-culturale - oppure (anche) un tipo antropologico, del quale è possibile definire i tratti generali in una prospettiva di lunga durata? O ancora, come ha osservato Alain de Libera, un mito costruito per proporre la vita speculativa come modello esistenziale? Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, definendone il profilo nella raccolta L'uomo medievale (1987), ha sottolineato come i medievali non avrebbero inteso il termine intellectualis; ma ciò non toglie che sia possibile e anzi utile definire la figura di chi, nei secoli dell'età di mezzo, "lavorava con la parola e con la mente" a cavallo tra due tipi di intellettuale, definiti rispettivamente "forte" (il magister) e "debole" (il literatus che usa intelligenza e parola: dal diplomatico al vescovo fino a figure di mediazione culturale, come precettori e agiografi). Un termine cronologicamente circoscritto, come si vede, che tuttavia si presta all'uso di una storiografia che, ragionando sul "mestiere intellettuale" nel medioevo, sappia avvalersi di categorie che non soltanto provengono dal contemporaneo, ma che il mondo contemporaneo ci aiutano anche a comprendere.
I casi storici al centro degli incontri avranno pertanto lo scopo di contribuire a definire non soltanto chi fossero, dove e in che modo operassero gli "intellettuali" medievali, ma soprattutto cosa ha significato e a quali condizioni è stato possibile svolgere, nell'età di mezzo, un'attività intellettuale. Le serate del ciclo illustreranno quattro aspetti di questa realtà: profili storici, in alcuni casi tipicamente medievali, ma che consentono di comprendere, per analogie non meno che per contrasti e differenze, in quali modi possa esercitarsi oggi tale funzione, in un mondo dove l'equilibrio tra i poteri sembra incrinarsi a tutto svantaggio dell'esercizio critico della ragione e della libertà di pensiero. Si parlerà pertanto del rapporto tra censure e libertà intellettuale e di come esso attraversi l'età di mezzo, dalla chiusura della scuola di Atene nel 529 al sillabo del vescovo Tempier del 1277 e oltre; della definizione dell'intellettuale nella cultura araba e il suo ruolo nel rapporto tra rivelazione religiosa e missione politica; della figura di Dante, un classico la cui monumentalità rischia di mettere in ombra gli aspetti più innovativi del suo profilo di uomo di lettere e pensiero; infine, della cultura di voci, silenzi e visioni di Ildegarda di Bingen, testimonianza medievale di una via femminile alla filosofia.
secondo incontro
Dall'eremo di Assisi all'università di Parigi: Francesco e i maestri francescani
Roberto Limonta
(Università di Salerno)
Programma
Giovedì 21 maggio 2026 ore 18
Un mestiere pericoloso: censure e libertà intellettuale nel medioevo
Roberto Limonta
(Università di Salerno)
Lunedì 1 giugno 2026 ore 18
Dall'eremo di Assisi all'università di Parigi: Francesco e i maestri francescani
Roberto Limonta
(Università di Salerno)
Lunedì 8 giugno 2026 ore 18
Dante, "il primo filosofo del tempo suo"?
Luca Bianchi
(Università degli Studi di Milano)
Martedì 30 giugno 2026 ore 18.00
Un'intellettuale visionaria: Ildegarda di Bingen
Paola Müller
(Università Cattolica di Milano)
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