19/09/2025
Quando Creso, re di Lidia, chiese a Solone chi fosse l’uomo più felice sulla terra, si aspettava di sentir pronunciare il proprio nome. Era potente e pieno di ricchezze. Ma Solone, viaggiatore e legislatore ateniese, non si lasciò impressionare. Gli parlò di Tello, un semplice cittadino di Atene, morto combattendo per la sua patria, con dei figli onorevoli.
Creso insistette: “E dopo Tello, chi viene?”
Solone rispose: “Cleobi e Bitone.”
Erano due fratelli di Argo, noti per la loro forza e il loro rispetto per la madre. Durante una festa solenne in onore di Era, la madre desiderava raggiungere il tempio della dea, ma i buoi destinati al carro non erano arrivati. Cleobi e Bitone, senza esitare, si offrirono di trainarlo loro stessi.
Percorsero otto chilometri e mezzo tra l'ammirazione di tutti gli Argivi che li osservavano.
La madre entrò nel tempio e pregò Era di ricompensare i suoi figli con il dono più grande che un essere umano potesse ricevere. Quella notte, i due giovani si addormentarono nel tempio e non si svegliarono più.
A noi questa conclusione può sembrare tragica. Ma per Solone non lo era. Per lui, come per molti Greci, la vita trovava senso nella gloria, nell’onore, nella bellezza, nella vittoria, nei figli, nella patria. Morire nel momento del massimo riconoscimento pubblico era un destino da benedire, non da temere.
La dea Era, con la morte di Cleobi e Bitone, rese immortali i due fratelli.
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