17/11/2015
IT WAS A GOOD RUN - VERSIONE ESTESA
31 di ottobre, mi alzo – tardi – con una scimmia sbronza aggrappata in faccia che riesco a scrollarmi di dosso non prima di un paio d’ore; non sarebbe stata l’unica tranvata presa in piena fronte, quella mattina.
IT WAS A GOOD RUN, è stata una bella corsa. Le mie retine riescono a mettere fuoco solo quello, tutto quanto intorno sfoca e vorrei ci andasse davvero a fuoco, Grantland non esiste più, it’s gone; per le fasi di apocalisse interiore susseguite vi rimando all’articolo di Dario Vismara che ne parla con molta più competenza sull’Ultimo Uomo. Però fermi tutti che abbiamo le griglie piene, cos’è Grantland, mi chiederete? Perchè ha chiuso? Perchè la tranvata? Ma chi sarebbe sto Ultimo Uomo?
Lasciate che chiosi – sale alla mano – un attimo: Grantland è un sito in che parla(va) di Sports and Pop Culture from our rotating cast of writers, parole e musica di Bill Simmons – uno dei giornalisti sportivi americani più importanti del XXI secolo – che lo plasmò ex novo nel 2011, con il sogno allora utopico di fornire spazio e foraggio a scrittori di talento che parlassero di quei due elementi apparentemente immiscibili in un modo mai visto prima sugli schermi della rete, presto divenne un cluster ineguagliabile di talenti che riusciva integrare sport e cultura mantenendo una qualità di scrittura ionosferica; era un prodotto di nicchia, sono sicuro che molti di voi non ne abbiano sentito parlare e qui giungiamo alla risposta numero due: non lo conoscevate, ecco perchè ha chiuso, perchè quei lunghi articoli non troppo distanti dall’essere microsaggi, pur essendo l’Ursae Minoris per malati mentali e professionisti dei vari settori – solo 6 milioni di views uniche – non generavano abbastanza ritorno economico da essere minimamente sostenibili per una piattaforma gigantesca come ESPN, la cui linea socetaria è quanto di più antipodico alla bella scrittura d’approfondimento, a sua volta sotto un colosso come Walt Disney Company, che in barba al suo motto If you can dream it, you can do it, non ci ha pensato troppo a recidere i tralci indesiderati: il contratto inesteso del Simmons a Maggio era solo il preludio dell’inesorabile caduta del castello celeste che era Grantland.
Ma è stata davvero una bella corsa, una pletora di medie gialle si sono via via formate dalla fertile nebulosa di Grantland: l’Ultimo Uomo è un blog tutto italiano su cui si parla di sport, che sia calcio o basket, a livelli difficilmente riscontrabili lungo lo stivale, ed è sinceramente rinfrancante che qualcuno provi – e riesca – a scrivere di sport e cultura pop senza che sia becero gossip da Studio Sport Mediaset; non ci si può accontentare di ricevere un’informazione alla meglio imprecisa, e alla peggio fuorviante, da giornalisti che hanno studiato per diventarlo, a costo di dover contriburvi con metodi alternativi al ritorno via pubblicità – che già ha subito un grosso trauma causa AdBlock – che esistono già e che progressivamente tutti i piccoli e grossi provider di informazione non necessariamente sportivi stanno adottando: a partire dalle sottoscrizioni con contenuti extra come L’Espresso+, passando per versioni web senza pubblicità a pagamento come Bild.de – che a sua volta impedisce l’accesso con AdBlock attivo – o infine piattaforme come Patreon che permettono di offrire dei contributi mensili volontari per ricevere prima e senza pubblicità contenuti video che poi finiscono su YouTube e mi viene in mente l’interessantissimo canale d’informazione scentifica SciShow.
In breve, la qualità costa e per quanto non siamo mai troppo propensi a pagare per TUTTI i contenuti digitali – ti sento, industria musicale – questa è la strada da percorrere affinchè ci giungano in mano confezionati con passione e competenza.
Nicolas Pileggi