15/09/2017
STOP AL NUMERO APERTO SELVAGGIO!
IL VERO DIRITTO E' QUELLO DI AVERE UN'UNIVERSITA' DI QUALITA'
Nelle ultime settimane, sigle ed associazioni sono in piena mobilitazione contro il meccanismo del numero chiuso, additando allo stesso la barbarie del “negare il diritto allo studio”, oltre che dell’affidare ad un meccanismo completamente arbitrario l’ingresso nel percorso universitario.
Il pensiero, ormai di regime, del numero aperto sembrerebbe l’unica panacea a tutti i mali del sistema didattico italiano, fonte di una sempre maggiore sfiducia per i giovani studenti italiani.
Per noi non è così.
Chi si lamenta della lesione al diritto allo studio per mano di una selezione in ingresso spesso non sa di cosa sta parlando.
E’ vero, ogni test è suscettibile di difetti e per natura perfettibile. E’ altrettanto innegabile che possano essere adottate modalità e contenuti per la stesura di una prova di volta in volta più indicati (e quindi giusti) in un determinato contesto piuttosto che in un altro. Giusto quindi, a nostro avviso sindacare e discutere e confrontarsi su modalità e contenuti delle prove per la selezione in ingresso, impossibile prescindere dalla stessa.
La gestione di spazi e risorse (limitati) all’interno di un’Università resta inoltre prerogativa fondamentale al fine di garantire didattica e formazione di qualità. Le attività pratiche (sempre troppo poche) restano inconciliabili con corsi a numero aperto, in special modo in quei corsi come Medicina e Chirurgia dove non si deve pretendere una preparazione qualitativamente valida, ottenibile solo con un numero di studenti congruo.
Infine, un ingresso selvaggio all’interno dei corsi di laurea porta alla svalutazione degli stessi se non accompagnato da un sano meccanismo di bilanciamento della domanda-offerta delle figure professionali formate. Ne sono un esempio corsi come Giurisprudenza o Lettere, da anni dilaniati dal meccanismo delle iscrizioni aperte “tout court”, che portano gli studenti all’illusione di garanzie professionali che poi non vi saranno forse mai. I rapporti AlmaLaurea collocano i laureati di questi ultimi due gruppi disciplinari in fondo a tutte le classifiche di assunzione stilate a cinque anni dal conseguimento del titolo (rispettivamente 14,6 % e 17,3% disoccupati).
Statistiche diametralmente opposte si hanno invece per i laureati provenienti dai corsi a “numero programmato” primi per occupazione. (Almalaurea 2015).
Ancora peggiore il meccanismo del “tutti dentro” per poi selezionarsi con il tempo. Il cosiddetto “modello francese”, tanto criticato dagli stessi francesi. Un vero e proprio stratagemma che “parcheggia” gli studenti in un primo anno perenne (iscrivendosi come ripetenti), all’inseguimento di quella media che forse non arriverà mai, necessaria per rispettare gli sbarramenti al primo anno. Metodo che consegna alla penna dei docenti il pieno potere di discriminare chi potrebbe entrare e chi no, spianando la strada al baronato ed al nepotismo più rampante; per non parlare infine della selezione adoperata su prove d’esame somministrate contemporaneamente a migliaia e migliaia di studenti, non certo il meccanismo qualitativamente più valido per discriminare.
Sempre le relazioni AlmaLaurea testimoniano come i corsi a numero programmato nazionale mantengano la percentuale più alta di laureati in itinere. Il test di ammissione si rivela predittore, non solo di alcune qualità o skills proprie da possedere per intraprendere una data carriera professionale, ma anche del livello di motivazione mostrato dallo stesso (chi vuole entrare sul serio, fidatevi, studia di più). La differenze con altre facoltà (purtroppo ancora le umanistiche) è sotto gli occhi di tutti. In queste il tasso di abbandono è altissimo.
Nel nostro Bel Paese troppo spesso si parla di merito. Questa qualità però la cerchiamo dagli altri. Quando tocca a noi l’arduo compito di rimboccarsi le maniche, iniziano lamentele ed accuse a denti stretti.
La laurea è e resta per i giovani italiani il massimo traguardo di formazione professionale raggiungibile. E’ un fermo dovere della società tutelarne e garantirne rispetto e dignità. Per i giovani che credono ancora in questo assunto il diritto allo studio non è solo la possibilità di frequentare l’università, ma anche il diritto a vivere un ambiente universitario adeguato alla propria formazione, che possa mettergli a disposizione tutte le competenze necessarie a trovare un impiego consono nel ramo scelto.
La soluzione reale, se si vuole favorire un aumento di laureati che sia funzionale al miglioramento sociale e culturale del nostro Paese non prescinde da una selezione in ingresso doverosa ed obbligata, ma poggia le sue ragioni su altre prerogative essenziali, cioè quelle di un potenziamento delle strutture universitarie che possano così accogliere nuovi iscritti, senza depotenziare il valore e la qualità di un titolo di studio conseguito.
Prima di parlare di apertura senza regole dei corsi italiani, sarebbe più corretto parlare di altre priorità:
-l’aumento della qualità degli studi universitari. L’Italia è ultima per rapporto iscritti/laureati, pari al 58 %, contro una media Ocse del 70 %, a testimonianza di un altissimo tasso di abbandoni e di preoccupanti dati sui fuori corso;
-Un re-investimento di risorse serio e proporzionale per il corpo docente. Siamo il Paese con record di insegnanti over 50;
-Un sincero e netto miglioramento del sistema di welfare e sussidiarietà del percorso accademico per gli studenti universitari. L’Italia resta ancora il paese con il minor numero di Borse di Studio per studenti idonei rispetto al resto d’Europa;
-Una decisa inversione di tendenza rispetto ai continui tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario, in atto ormai da quasi un decennio;
- Il potenziamento dei sistemi di placement ed orientamento in uscita degli studenti laureati, tali da poter garantire il rispetto del rapporto tra domanda ed offerta di lavoro.
A questo e solo a questo può corrispondere l’aumento del numero di posti disponibili all’interno del circuito universitario italiano, stante il rispetto della motivazione, del merito, della capacità dello studente.