Corporate Law Academy

Corporate Law Academy The first student organization at Bocconi University entirely dedicated to corporate law.

Nuovo sviluppo nella vicenda Luisaviaroma, società attualmente coinvolta in una procedura di concordato liquidatorio sem...
27/05/2026

Nuovo sviluppo nella vicenda Luisaviaroma, società attualmente coinvolta in una procedura di concordato liquidatorio semplificato. Nel corso del tavolo istituzionale convocato dalla Regione Toscana, gli investitori della newco destinata a rilevare il marchio hanno presentato il piano industriale 2026-2030, illustrando la proposta che sarà ora depositata formalmente al Tribunale competente. Secondo quanto emerso, l’udienza relativa alla procedura sarebbe fissata per il 22 maggio.

Il progetto prevede il trasferimento alla nuova società di tutti i quasi 200 dipendenti di Luisaviaroma, oltre alla continuità delle attività commerciali e della logistica collegata all’e-commerce, considerata centrale nel modello di business dell’azienda. La newco manterrebbe infatti negozi, magazzino e struttura operativa legata alle vendite online, introducendo al contempo elementi di discontinuità rispetto alla precedente gestione.

Al tavolo erano presenti istituzioni regionali, organizzazioni sindacali e il commissario della procedura. Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Regione Toscana per lavoro e crisi aziendali, ha definito “significativa” la scelta degli investitori di presentare preventivamente il piano in sede istituzionale prima del deposito ufficiale dell’offerta.

Nelle settimane precedenti la crisi aveva portato alla chiusura del punto vendita di via Tosinghi e all’apertura del confronto sugli strumenti di tutela occupazionale, inclusa la possibile cassa integrazione per cessazione o riorganizzazione aziendale.

Secondo indiscrezioni, la cordata di investitori sarebbe coordinata da Paolo Corinaldesi, mentre l’attuale amministratore delegato Tommaso Andorlini avrebbe manifestato l’intenzione di reinvestire nella nuova realtà societari.

Autore: Stella Moccia
Grafica: Zoe Ferretti

Nel 2026 la Commissione Europea ha avviato la più importante revisione delle merger guidelines degli ultimi vent’anni, s...
25/05/2026

Nel 2026 la Commissione Europea ha avviato la più importante revisione delle merger guidelines degli ultimi vent’anni, segnando un possibile cambiamento nel modo in cui l’Unione Europea interpreta il diritto della concorrenza.

Il dibattito nasce dalla crescente difficoltà delle imprese europee di competere con i grandi gruppi statunitensi e cinesi nei settori strategici dell’economia globale. A partire dal caso Siemens AG–Alstom, si è rafforzata l’idea dei cosiddetti European champions: grandi gruppi industriali europei capaci di raggiungere una scala competitiva globale.

Le nuove guidelines attribuiscono maggiore attenzione a innovazione, resilienza industriale, sostenibilità e competitività strategica. La riforma apre però un interrogativo centrale per il futuro dell’antitrust europeo: fino a che punto la tutela della concorrenza può essere conciliata con le esigenze della politica industriale e della competizione geopolitica globale?

🌍📖 In a Europe where capital, entrepreneurs, and large fortunes move according to increasingly strategic dynamics, taxat...
22/05/2026

🌍📖 In a Europe where capital, entrepreneurs, and large fortunes move according to increasingly strategic dynamics, taxation is no longer merely a technical matter: it has become an instrument of competition between States.

🌃🏦 The article examines the role of the Italian flat tax regime as a mechanism for attracting investors, family offices, and high-net-worth individuals, within the delicate balance between economic efficiency, fiscal sovereignty, and constitutional principles. From the competition between Milan, London, Dubai, and Lugano to the regulatory developments introduced in 2024, a broader reflection emerges: today, the true strength of a tax system is measured not simply by tax rates, but by the quality of the legal architecture built around capital itself.

⚖🇮🇹A central issue for understanding the future of European taxation, at the intersection
of international attractiveness, economic growth, and institutional sustainability.

A comparative perspective spanning Switzerland, the United Kingdom, and Portugal, illustrating how modern fiscal competition increasingly rewards stability, reputation, and strategic vision.

Da tempo si parla nel settore bancario dell’offerta pubblica di scambio proposta da UniCredit a Commerzbank: il consigli...
20/05/2026

Da tempo si parla nel settore bancario dell’offerta pubblica di scambio proposta da UniCredit a Commerzbank: il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza hanno respinto formalmente la proposta con un comunicato ragionato congiunto.

L’amministratore delegato Bettina Orlopp ha sottolineato che ciò che viene descritto come un’aggregazione è, in realtà, una proposta di ristrutturazione con forti impatti sul business model di Commerz. Tra i problemi riscontrati nell’OPS rientrano la mancata offerta di un premio adeguato agli azionisti della banca tedesca e l’assenza di un piano strategico coerente e credibile. Tuttavia, è stato ribadito che il dialogo non verrà chiuso e che Commerzbank resterà disponibile a confrontarsi in caso di condizioni più favorevoli.

Nel frattempo, Commerzbank ha sviluppato il piano industriale “Momentum 2030”, ritenuto capace di garantire profitti maggiori rispetto all’OPS. Il piano prevede un’integrazione più incisiva dell’intelligenza artificiale negli strumenti della banca, con investimenti complessivi per circa 600 milioni di euro tra il 2026 e il 2030. Già oggi l’AI è in fase di implementazione e sta generando incrementi di produttività e qualità dei servizi.

UniCredit dissente dalle argomentazioni critiche presentate, ritenendole prive di fondamento e di dati a supporto. L’ad Andrea Orcel ha dichiarato di essere disposto a modificare l’OPS, lanciata proprio per aprire un dialogo migliore. Il piano è stato elaborato senza due diligence e senza accesso alle informazioni interne di Commerzbank, a conferma della volontà di favorire la comunicazione.

Commerz mantiene quindi una posizione ferma, già ribadita in più occasioni. UniCredit, però, è pronta a replicare alle critiche, analizzando nel dettaglio le questioni riportate nel documento.

Autore: Elena Mencacci
Grafica: Beatrice Montedoro

L’accordo di ristrutturazione dei debiti, disciplinato dall’art. 57 del d.lgs. n. 14/2019 (Codice della crisi d’impresa ...
18/05/2026

L’accordo di ristrutturazione dei debiti, disciplinato dall’art. 57 del d.lgs. n. 14/2019 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), rappresenta uno strumento volto al risanamento dell’impresa mediante la riduzione dell’esposizione debitoria e la riorganizzazione finanziaria. Possono accedervi gli imprenditori, anche non commerciali, purché in stato di crisi o insolvenza. Restano esclusi lo Stato, gli enti pubblici, le imprese soggette ad amministrazione straordinaria o liquidazione coatta amministrativa e le imprese minori.

L’accordo si fonda su un’intesa con i creditori e può assumere tre forme: ordinario, con adesione del 60% dei crediti; agevolato, con adesione del 30% ma senza misure protettive; ad efficacia estesa, applicabile anche ai creditori non aderenti della stessa categoria, purché gli aderenti rappresentino almeno il 75% della categoria interessata.

Il debitore deve agire secondo buona fede, trasparenza e correttezza, fornendo informazioni complete sulla propria situazione economico-patrimoniale e adottando tempestivamente le iniziative necessarie al superamento della crisi. Anche i creditori devono collaborare lealmente e rispettare obblighi di riservatezza.

L’accordo deve contenere un piano economico-finanziario idoneo a garantirne l’esecuzione e necessita dell’omologazione del tribunale, che produce effetti dalla pubblicazione nel registro delle imprese. L’omologazione comporta effetti protettivi, tra cui l’esenzione da revocatoria per gli atti esecutivi del piano.

Il Codice disciplina anche le modifiche al piano, sia anteriori sia successive all’omologazione, subordinate all’attestazione di un professionista indipendente.

In caso di inadempimento, i creditori aderenti possono chiedere la risoluzione dell’accordo, mentre i creditori estranei conservano gli ordinari strumenti di tutela. Prevale infine l’orientamento che qualifica l’accordo di ristrutturazione come procedura concorsuale autonoma.

Gli evergreen funds segnano un’evoluzione strutturale nei private assets, superando il modello dei fondi chiusi per offr...
15/05/2026

Gli evergreen funds segnano un’evoluzione strutturale nei private assets, superando il modello dei fondi chiusi per offrire una struttura flessibile con sottoscrizione e rimborso periodico delle quote. Tale innovazione ha favorito la “retailisation”, rendendo mercati storicamente istituzionali come i private assets accessibili agli investitori al dettaglio.

Giuridicamente, gli evergreens sono inquadrati come fondi di investimento alternativi (AIF) disciplinati dalle direttive AIFMD e AIFMD 2, e operano come veicoli “ibridi” che coniugano la liquidità dei fondi aperti con l’investimento in attivi illiquidi. Tuttavia, la mancanza di una disciplina armonizzata lascia ai gestori una discrezionalità che va bilanciata con la tutela dei risparmiatori.

Il nodo centrale è il liquidity mismatch, ovvero la divergenza tra la liquidità promessa e i tempi di
smobilizzo di asset complessi senza incorrere in perdite. Per gestire tale tensione, si ricorre a liquidity gates, sospensioni dei rimborsi o side pockets. Tali meccanismi vogliono tutelare la parità di trattamento degli investitori, evitando il fenomeno di first-mover advantage. L’operato dei gestori è vincolato, oltre alla normativa di settore, dai doveri di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.). Un ulteriore profilo critico riguarda la valutazione degli asset tramite il NAV, che comporta margini di discrezionalità in capo al gestore e potenziali conflitti d’interesse.

La protezione degli investitori si fonda su obblighi di disclosure (KID, PRIIPs) e regole MiFID II, la cui
violazione può generare responsabilità precontrattuale ex art. 1337 c.c.

Le criticità sono emerse in casi emblematici: la vicenda Blackstone (BREIT) sulla legittimità dei gates; il caso Woodford sui pericoli del mis-selling con squilibri di liquidità; e il caso Infinity Q sull’abuso nella valutazione e manipolazione del NAV.

In conclusione, la sostenibilità del modello evergreen dipenderà dalla capacità del quadro
regolamentare (AIFMD 2 ed ELTIF 2.0) di bilanciare innovazione e protezione, assicurando che la gestione della liquidità e la trasparenza risolvano la tensione tra struttura del fondo e natura degli investimenti.

Mercoledì 6 maggio, i consigli di amministrazione delle società Angelini Pharma e Catalyst Pharmaceuticals, Inc. hanno a...
13/05/2026

Mercoledì 6 maggio, i consigli di amministrazione delle società Angelini Pharma e Catalyst Pharmaceuticals, Inc. hanno approvato all’unanimità l’acquisizione della società statunitense per una somma complessiva pari a 4.1 miliardi di dollari (circa 3.5 miliardi di euro), corrispondenti a 31,50 USD per azione. Si tratta della più grande operazione mai condotta da un’azienda farmaceutica italiana verso i mercati internazionali.

Catalyst è una società biofarmaceutica, focalizzata sull’ in-licensing e lo sviluppo di farmaci per pazienti affetti da malattie rare e difficili da trattare. Per tre anni consecutivi dal 2023, è stata riconosciuta da Forbes come una delle aziende di maggior successo d’America.

Angelini Pharma è una società italiana con oltre 100 anni di storia. Presieduta dalla quarta generazione della famiglia Angelini, Thea Paola Angelini, e guidata dall’amministratore delegato Sergio Marullo di Condojanni, opera direttamente in 20 Paesi e commercializza in oltre 70. I suoi prodotti sono specializzati in farmaci neurologici, antidolorifici e antinfiammatori. Con questa operazione, Angelini Pharma non solo potrà integrare il proprio portafoglio con l’expertise di Catalyst nel settore del Brain Health, ma entrerà nel mercato USA, diventando un player importante a livello globale.

Nel capitale dell’azienda italiana è previsto anche l’ingresso di Blackstone (guidata da Andrea Valeri) con una quota di minoranza, insieme a Cassa Depositi e Prestiti tramite la controllata Cdp Equity di Fabio Barchiesi. Questo doppio ingresso supporterà l’acquisto.

Centerview Partners ha svolto il ruolo di advisor finanziario principale, mentre BNP Paribas e Morgan Stanley & Co. hanno operato come advisor di Angelini Pharma nell’ambito dell’acquisizione. L’assistenza legale è stata fornita da Hogan Lovells e da Gatti Pavesi Bianchi Ludovici Studio Legale.

Angelini ha acquistato tutte le azioni in circolazione e la società sarà delistata. L’operazione è soggetta all’approvazione degli azionisti di Catalyst e alle autorizzazioni dei regolamenti. Il closing è previsto per il terzo trimestre dell’anno.

Autore: Elena Mencacci
Grafica: Beatrice Montedoro

Qual è l’impatto che le crisi geopolitiche, in particolare del conflitto in Medio Oriente, possono esercitare sulla corp...
11/05/2026

Qual è l’impatto che le crisi geopolitiche, in particolare del conflitto in Medio Oriente, possono esercitare sulla corporate governance e sulla gestione del rischio nelle imprese? L’attuale
contesto internazionale è caratterizzato da forte instabilità, aumento dei prezzi energetici e difficoltà nelle catene di approvvigionamento, aggravate dagli effetti persistenti della pandemia.
L’Europa, pur impegnata diplomaticamente e operativamente nella gestione delle crisi, resta esposta a volatilità economica e tensioni sui mercati.

Le conseguenze economiche sono rilevanti: l’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha incrementato significativamente i costi operativi, mentre le tensioni logistiche hanno rallentato i trasporti. In particolare, lo stretto di Hormuz rappresenta un nodo strategico cruciale, la cui instabilità incide sulla sicurezza energetica globale. Anche il settore aereo è colpito dalla carenza di cherosene, con riduzione dei voli e aumento dei contenziosi.

In Italia, le imprese subiscono forti rincari energetici e rischi per l’export verso il Medio Oriente, area rilevante per il made in Italy. I settori più esposti includono metallurgia, trasporti, moda e alimentare. In questo scenario, le imprese devono adottare strategie di resilienza: riduzione dei costi, diversificazione dei mercati e fornitori, rafforzamento della supply chain e investimenti in innovazione.

Gli amministratori assumono un ruolo centrale, dovendo monitorare i rischi, garantire la continuità aziendale e adottare decisioni tempestive nel rispetto dei doveri fiduciari. Fondamentale è anche la trasparenza informativa verso il mercato. La gestione del rischio si basa su strumenti come l’Enterprise Risk Management, l’analisi di scenario, la solidità finanziaria e sistemi di allerta precoce.

In ultima analisi le prospettive restano incerte: possibili escalation o tentativi di stabilizzazione influenzeranno economia e imprese. È quindi essenziale un approccio proattivo per mitigare gli effetti della crisi e cogliere eventuali opportunità future.

Qual è l’impatto che le crisi geopolitiche, in particolare del conflitto in Medio Oriente, possono esercitare sulla corp...
11/05/2026

Qual è l’impatto che le crisi geopolitiche, in particolare del conflitto in Medio Oriente, possono esercitare sulla corporate governance e sulla gestione del rischio nelle imprese? L’attuale contesto internazionale è caratterizzato da forte instabilità, aumento dei prezzi energetici e difficoltà nelle catene di approvvigionamento, aggravate dagli effetti persistenti della pandemia. L’Europa, pur impegnata diplomaticamente e operativamente nella gestione delle crisi, resta esposta a volatilità economica e tensioni sui mercati.

Le conseguenze economiche sono rilevanti: l’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha incrementato significativamente i costi operativi, mentre le tensioni logistiche hanno rallentato i trasporti. In particolare, lo stretto di Hormuz rappresenta un nodo strategico cruciale, la cui instabilità incide sulla sicurezza energetica globale. Anche il settore aereo è colpito dalla carenza di cherosene, con riduzione dei voli e aumento dei contenziosi.

In Italia, le imprese subiscono forti rincari energetici e rischi per l’export verso il Medio Oriente, area rilevante per il made in Italy. I settori più esposti includono metallurgia, trasporti, moda e alimentare. In questo scenario, le imprese devono adottare strategie di resilienza: riduzione dei costi, diversificazione dei mercati e fornitori, rafforzamento della supply chain e investimenti in innovazione.

Gli amministratori assumono un ruolo centrale, dovendo monitorare i rischi, garantire la continuità aziendale e adottare decisioni tempestive nel rispetto dei doveri fiduciari. Fondamentale è anche la trasparenza informativa verso il mercato. La gestione del rischio si basa su strumenti come l’Enterprise Risk Management, l’analisi di scenario, la solidità finanziaria e sistemi di allerta precoce.

In ultima analisi le prospettive restano incerte: possibili escalation o tentativi di stabilizzazione influenzeranno economia e imprese. È quindi essenziale un approccio proattivo per mitigare gli effetti della crisi e cogliere eventuali opportunità future.

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