21/06/2026
L’UNIVERSITÀ NON È UN PODCAST
La Statale è uno spazio pubblico, ma la governance sembra scordarsene sistematicamente, aderendo ad un sistema di università-azienda che sottomette il diritto allo studio ad una logica sempre più escludente ed elitaria, incentrata sulla competizione tra e dentro gli atenei per l’assegnazione di fondi per servizi che, in quanto student3, ci spettano di diritto.
Ce lo dimostra con l’attivazione del nuovo corso telematico di Economia Aziendale, parte del progetto La Statale Open.
Il corso, ufficialmente, dovrebbe essere una risposta alle necessità dell3 Student3 Lavorator3, dell3 Caregiver e di chiunque abbia difficoltà a trasferirsi a Milano per studiare.
Ci chiediamo, però, a chi sia veramente diretto questo corso, considerando che l’iscrizione allo stesso comporta, oltre al pagamento delle tasse universitarie, l’addebito di una retta aggiuntiva che va dai 500 ai 900 euro all’anno, con la fascia minima destinata all3 student3 che, normalmente, sarebbero in No Tax Area.
Ci chiediamo, però, a chi sia veramente diretto questo corso, considerando che l’iscrizione allo stesso comporta, oltre al pagamento delle tasse universitarie, l’addebito di una retta aggiuntiva che va dai 500 ai 900 euro all’anno, con la fascia minima destinata all3 student3 che, normalmente, sarebbero in No Tax Area.
Se già così si sta fingendo di rispondere alle necessità reali di student3 che si interfacciano ad un sistema che le esclude, il fatto che il corso sia stato pubblicizzato come “un podcast da ascoltare in treno”, mettendo quindi l’offerta formativa di un ateneo pubblico alla strenua di un qualsiasi servizio offerto da un’azienda privata, è indicativo proprio della volontà di perpetrare quel sistema.
Troviamo assurdo fingere di rispondere alle necessità dell3 student3 di attraversare e vivere legittimamente uno spazio pubblico attraverso palliativi che riconfermano proprio quel sistema che inficia il nostro diritto allo studio, rendendo l’università e la città in cui questa si trova spazi sempre più elitari e chiusi a chi questi spazi li rende vivi.
VOGLIAMO IL DIRITTO ALLO STUDIO GARANTITO, NON UN’UNIVERSITÀ CHE DECIDE DI SVENDERSI COME “UN PODCAST”