Socialing è un neologismo composito che nasce dalla fusione di “social” e “marketing” e rappresenta il tentativo di avvicinarsi al mondo della cultura economico-aziendale, di quella economico-digitale e del non-profit . Valorizzando in modo creativo le competenze manageriali e le categorie del pensiero economico si può giungere alla consapevolezza del primato della dimensione umana e sociale negli
scambi tra organizzazioni economiche che operano sia in base al principio del profitto, sia con fini di solidarietà sociale. Il Socialing muove dal presupposto che la centralità di modelli e strategie di business debba integrarsi sempre di più con le fertilizzazioni incrociate (cross fertilization) derivanti da conoscenze afferenti a campi di indagine diversi che includono le scienze sociali, la psicologia economica e l’antropologia culturale. Se il richiamo alla inter-disciplinarietà non costituisce una novità di per sé, il socialing, inteso come opportunità culturale e paradigma di pensiero, può probabilmente esercitare un’influenza significativa sul nostro modo di lavorare, comunicare e convivere. L’approccio socialing nasce dalla necessità di “rileggere” le trasformazioni economiche che hanno attraversato la seconda metà del XX secolo alla luce di quelle in atto nell’attuale contesto socio-politico delle economie avanzate in crisi, sforzandosi di coglierne, in particolare, la matrice culturale più autentica. Si pensi, a titolo puramente esemplificativo, alla crescita costante dell’economia statunitense nel periodo 1992-2000 sotto la guida del governo Clinton. Più recentemente, nel corso degli ultimi anni, si è profilato lo sviluppo vertiginoso dell’economia di Paesi emergenti come Cina e India. Strategie di business che, in passato, avevano decretato il successo delle imprese occidentali ora debbono essere profondamente ripensate alla luce di una visione nuova capace di attivare consensing, ovvero creare consenso intorno a un modello di economia partecipativa.