30/05/2026
Un riferimento che non dimenticheremo
Università Cattolica del Sacro Cuore
Tra le lezioni che si possono trarre dalla lunga vicenda umana e intellettuale di Edgar Morin, c’è quella di non sottrarsi mai alle domande che il presente ci pone e di non considerare mai le proprie convinzioni come verità indiscutibili.
Il suo pensiero dialoga idealmente con altre figure che in questi anni abbiamo cercato di tenere presenti per immaginare ipotesi di futuro: da Alex Langer a Michael Walzer. In tutti loro ritroviamo l’idea che il cambiamento nasca spesso dai margini, dagli esclusi, da chi vive una condizione di confine e riesce per questo a vedere ciò che il centro non vede più.
Anche l’Europa, per Morin, è figlia di questa esperienza: non solo di istituzioni e trattati, ma di donne e uomini che hanno conosciuto l’esilio e la persecuzione. Allo stesso modo, la possibilità di un domani diverso non dipende dalle grandi personalità o dai poteri costituiti, ma dall’iniziativa di persone comuni capaci di rompere il consenso dominante e aprire nuove strade. In fondo, la vicenda della Flottiglia, oggi, racconta proprio questo.
La speranza, ci ha insegnato, non nasce nonostante la disperazione, ma spesso al suo interno. È nei momenti più difficili che può emergere la possibilità di cambiare direzione.
Per Morin, il compito di ogni generazione è trovare parole, azioni e forme di vita capaci di riaprire una possibilità di futuro.
Non era un pessimista, ma neppure aderiva alla fede univoca nel progresso. Esistono progressi possibili, ma sono sempre fragili e incerti; ogni conquista che non sappia rinnovarsi rischia di degenerare. Nulla è garantito, tutto può regredire.
Se vogliamo che il domani sia diverso dall’oggi, bisogna mettersi in cammino fin da ora, con ostinazione, anche quando la direzione scelta non coincide con quella più comoda o più condivisa.