18/02/2026
Il 15 febbraio 1564 nasceva a Pisa Galileo Galilei, ma è a Padova che visse quelli che lui stesso definì gli anni più felici e fecondi della sua vita: ben diciotto anni, dal 1592 al 1610, sotto la protezione della Serenissima Repubblica di Venezia.
Tra le mura dell’Università di Padova, Galileo insegnò matematica, geometria e astronomia. Le sue lezioni erano così affollate che gli studenti arrivavano da tutta Europa per ascoltarlo. Non era solo un professore: era un uomo capace di accendere la curiosità, di trasformare i numeri in meraviglia, di insegnare a guardare il cielo con occhi nuovi.
Proprio a Padova perfezionò il cannocchiale e, puntandolo verso l’alto, cambiò per sempre la nostra visione dell’universo: osservò i monti e i crateri della Luna, scoprì i quattro satelliti di Giove - che chiamò “Medicei” - e intuì che il cielo non era immutabile come si era sempre creduto. Da quelle osservazioni nacque il Sidereus Nuncius, pubblicato nel 1610, un’opera destinata a rivoluzionare la scienza.
Padova fu per Galileo libertà di ricerca, confronto, amicizie, entusiasmo. Fu la città dove il suo genio poté esprimersi senza timore, dove la scienza divenne esperienza viva, sperimentazione concreta, dialogo continuo tra teoria e realtà.
Ancora oggi, camminando sotto i portici o entrando nel Palazzo del Bo, sembra quasi di sentire l’eco delle sue parole e di immaginare quel cannocchiale puntato verso l’infinito. Perché a Padova non visse solo uno scienziato, visse un uomo che insegnò al mondo a osservare.