Dipartimento di Criminologia - Dir. Avv. Felice Forgione

Dipartimento di Criminologia - Dir. Avv. Felice Forgione Università e Ricerca

Sottotraccia- EFFETTO LUCIFERONel 1971 Philip Zimbardo trasformò alcuni locali dell’Università di Stanford in una finta ...
31/08/2026

Sottotraccia- EFFETTO LUCIFERO
Nel 1971 Philip Zimbardo trasformò alcuni locali dell’Università di Stanford in una finta prigione e divise un gruppo di studenti tra detenuti e guardie. L’esperimento avrebbe dovuto durare due settimane, ma venne interrotto dopo sei giorni, quando la situazione era ormai diventata difficile da controllare per via della violenza che ne scaturi' ai danni dei detenuti. Per molti anni Stanford è stato raccontato in modo molto semplice, cioè pensando che bastasse mettere una persona dentro una divisa e darle potere su qualcun altro perché il ruolo finisse per cambiarla. È una spiegazione suggestiva, ma la storia dell’esperimento è più complicata, anche perché le guardie furono orientate a mantenere l’ordine e almeno una di loro venne sollecitata a essere più dura. Anni dopo S. Reicher e A. Haslam realizzarono per la BBC uno studio simile e ottennero risultati diversi, perché le guardie non riuscirono a identificarsi pienamente nel proprio gruppo e finirono per perdere autorità. Da quello studio emerse una lettura diversa, cioè che il potere da solo non basta a spiegare ciò che facciamo, perché conta anche il modo in cui interpretiamo il ruolo che occupiamo, il gruppo nel quale ci riconosciamo e ciò che, dentro quel gruppo, viene considerato normale o accettabile. Una divisa, una qualifica professionale o una posizione gerarchica possono dirci che cosa possiamo fare, ma non decidono automaticamente ciò che faremo, perché le persone osservano chi esercita l’autorità, imparano quali comportamenti vengono approvati e capiscono progressivamente fin dove possono spingersi. Stanford è famoso perché raccontava che il potere su una situazione, l'anonimato, la responsabilità diffusa nell'agire in gruppo e il sovraccarico di stimoli sensoriali, visivi e uditivi, possono trasformare persone comuni e spingerle a tenere comportamenti aggressivi e ingiusti che da soli non terrebbero mai. D'altronde è risaputo che due sole specie sulla Terra sono capaci di atti di crudeltà (provocare sofferenza a un altro essere al solo scopo di farlo soffrire) : un tipo particolare di roditori e.. l'Uomo.
Restiamo lucidi!
# StanfordPrisonExperiment

25/08/2026
SOTTOTRACCIA - Un giorno in preturaEro ancora uno studente quando seguivo Un giorno in pretura. Ricordo quelle udienze, ...
19/08/2026

SOTTOTRACCIA - Un giorno in pretura

Ero ancora uno studente quando seguivo Un giorno in pretura. Ricordo quelle udienze, le domande, i testimoni, le pause e la realtà dei protagonisti. Il processo penale, che fino ad allora avevo incontrato solo nei libri, cominciava ad avere volti, voci e tempi regolati.
Negli anni ho continuato a guardare questa trasmissione ogni volta che potevo e penso ancora oggi che sia una delle migliori mai realizzate dalla televisione italiana. La formula era semplice e la conduttrice una vera professionista che nella sua semplicità non ha quasi mai avuto bisogno di costruire qualcosa di artificiale intorno al processo, limitandosi semplicemente a mostrarlo.
Dentro quelle aule sono passati delitti che hanno segnato il Paese, ma anche famiglie, ambienti sociali, fragilità, imputati, vittime e testimoni.
Il mio interesse per il diritto e per la criminologia è cresciuto anche in quei momenti, nella programmazione di seconda fascia davanti alla televisione, seguendo il processo Pacciani.
Ancora oggi, quando, quasi per caso, come stasera, becco il programma, mi ricordo che, per quanto rara, esiste ancora un po' di "buona televisione" ...

Restiamo lucidi!

QUANDO UN NOME DIVENTA UN’ETICHETTALa mattina il gestore di uno stabilimento balneare in provincia di Ferrara trova una ...
11/08/2026

QUANDO UN NOME DIVENTA UN’ETICHETTA

La mattina il gestore di uno stabilimento balneare in provincia di Ferrara trova una decina di ombrelloni distrutti e alcuni lettini danneggiati. Nel racconto della vicenda compare quasi subito una parola che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere: “maranza”.
Ora, il vandalismo resta vandalismo e chi distrugge ciò che appartiene agli altri risponde del proprio comportamento. La riflessione riguarda quello che succede quando una parola smette di descrivere alcuni ragazzi che hanno commesso determinati fatti e comincia a identificare un tipo di persona.
Dentro quella parola finiscono allora il modo di vestire, l’età, il linguaggio, la provenienza, la musica ascoltata e i luoghi frequentati. Elementi che non dicono nulla sulla responsabilità individuale iniziano a essere letti come segnali e diventa più facile attribuire a un intero gruppo ciò che appartiene soltanto ad alcuni.
È un meccanismo sociale piuttosto comune. Le categorie ci aiutano a semplificare la realtà, soprattutto quando qualcosa ci preoccupa, ma possono anche portarci a interpretare una persona sulla base dell’etichetta che le abbiamo già assegnato.
La devianza riguarda certamente ciò che una persona fa, ma anche il modo in cui la società definisce e riconosce determinati comportamenti e chi li compie.
Gli ombrelloni sono stati distrutti da persone precise. Un ragazzo che veste nello stesso modo, ascolta la stessa musica o frequenta gli stessi luoghi non diventa per questo responsabile di qualcosa.
Quando questa distinzione si perde, accade che un comportamento individuale comincia a diventare un’identità collettiva.

Restiamo lucidi!

Etichettamento Pregiudizio Giovani Società

Il gruppo giustoCi fermiamo a un semaforo. Davanti a noi un ragazzo cade dalla bicicletta. Le persone si voltano, rallen...
07/08/2026

Il gruppo giusto

Ci fermiamo a un semaforo. Davanti a noi un ragazzo cade dalla bicicletta. Le persone si voltano, rallentano il passo e qualcuno prende il telefono. Per qualche secondo tutti guardano, ma nessuno si muove.
Poi basta che una persona si avvicini e tenda una mano e all'improvviso anche gli altri iniziano ad aiutare.
Le nostre decisioni non nascono sempre da ciò che vediamo, ma molto spesso dipendono da ciò che fanno gli altri. Quando siamo in mezzo a tante persone, infatti, tendiamo a distribuire la responsabilità e pensiamo che qualcuno interverrà al posto nostro.
È un meccanismo che può rendere più lenta la solidarietà e, nei casi più gravi, perfino il soccorso, perché il comportamento del gruppo influenza profondamente quello del singolo.
Per questo il primo a fare un passo non cambia soltanto ciò che accade a chi ha bisogno ma anche il comportamento di tutti quelli che stanno guardando.È uno dei modi in cui la responsabilità individuale si dissolve nella presenza del gruppo, modificando profondamente i comportamenti sociali.
Restiamo lucidi!

04/08/2026

Milano, laureati cercansi: l'estate dei colloqui deserti e delle dimissioni lampo. Vacante il 45% dei posti di lavoro.
L'analisi della Camera di camera di commercio. Trovare candidati è un’impresa: nel settore sanitario oltre 8 profili su 10 risultano introvabili, tra gli ingegneri elettronici e informatici la quota sfiora il 78%, i matematici mancano nel 59% dei casi.
Nel 2024 le aziende della provincia hanno programmato quasi 486 mila assunzioni, di cui 115 mila laureati ma fra questi quasi la metà, il 46%, si è rivelata di «difficile reperimento». Gli annunci restano scoperti, i colloqui vanno deserti, i profili adatti non si trovano. E non solo per settori di nicchia. I più desiderati? I laureati in Economia (42 mila posizioni aperte), seguiti da Ingegneria (26 mila) e dalle Scienze dure — matematica, fisica, informatica — (10 mila). Trovare candidati è un’impresa: nel settore sanitario oltre 8 profili su 10 risultano introvabili, tra gli ingegneri elettronici e informatici la quota sfiora il 78%, i matematici mancano nel 59% dei casi. E le criticità si estendono anche altrove. Le imprese segnalano difficoltà nel reperire ingegneri industriali (61%), laureati chimico-farmaceutici, e persino tra i profili umanistici, dove l’11% risulta irreperibile.
I dati più aggiornati, riferiti a luglio 2025, confermano il quadro: su 40 mila ingressi previsti, 9 mila sono profili di laureati. Anche qui l’economia guida la domanda (3 mila ingressi), seguita da ingegneria (2 mila, di cui 820 in elettronica) e sanità (1.000). Ma la difficoltà di reperimento resta alta: 45% dei profili non si trova, con punte che superano il 70% per ingegneri elettronici, medici e matematici.
Spesso i giovani non possiedono le qualità richieste, oppure scelgono percorsi diversi, più flessibili, meno tecnici. Forse più comodi. «Inizia a succedere che scelgano luoghi diversi da Milano».
«All’inizio di luglio avevo messo su Linkedin due offerte: uno stage da 800 euro e un contratto stabile da 1.800, orari regolari, ufficio in Brera, niente straordinari imposti. Mi hanno mandato molti curricula e ho chiamato personalmente i migliori candidati, almeno quindici, fissando il colloquio.
Ma mi hanno dato buca a ridosso della data con un semplice messaggio, oppure hanno rifiutato con gentilezza il posto di lavoro. Non era tanto una questione di stipendio: lamentavano invece pochi giorni di smart working, vacanze già programmate per tutta l’estate, orario fisso poco ben accetto. I ragazzi vogliono stare comodi? La nostra generazione non era forse disposta a lavorare anche dieci ore e a rimanere tanti anni nello stesso ufficio, pur di imparare e salire di gerarchia?».
Non si capacita l’imprenditore milanese del turismo, specializzato negli affitti brevi e nella consulenza alle catene alberghiere. Racconta un paradosso strutturale che i numeri confermano: a Milano i posti di lavoro non mancano — decine di migliaia — eppure le imprese non riescono a coprirli, come conferma la Camera di Commercio.
In generale però il capoluogo lombardo, nonostante il carovita, continua a essere un hub di attrazione, soprattutto per stage e prime esperienze.
E così, mentre le aziende faticano a reclutare figure stabili e qualificate, sono i fuorisede a occupare i ruoli più bassi, rendendo la città un laboratorio di mobilità sociale ma anche di contraddizioni evidenti. In parallelo cresce la richiesta di persone che abbiano completato anche percorsi post-laurea: nel 14,5% dei casi le aziende cercano candidati con master o formazione avanzata (oltre 16.600 profili). Ma nemmeno questo basta.
La ricerca dice che il tempo medio di un contratto a tempo indeterminato «dura» 48 mesi. Dopo, il giovane dà le dimissioni. Cambia lavoro, settore. E forse città. Capitale economica del Paese ma con migliaia di sedie vuote, Milano si scopre fragile dove pensava di essere più forte.
https://milano.corriere.it/.../milano-laureati-cercansi-l...

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