02/03/2021
Storia nelle storie
IL VIAGGIO (racconto collettivo in quattro puntate):
I - IL MORBO
Nel villaggio di Hastuuria, tra dolci colline verdi e laghi cristallini, vivevano tre sorelle gemelle, chiamate Anta, Mosa e Saala. Discendenti di una stirpe di erboriste, esperte coltivatrici e letterate, erano le migliori guaritrici della contea. Assistevano ai parti, curavano gli animali, preparavano linimenti e pozioni e accompagnavano i morenti nel loro ultimo viaggio.
Anta, detta La Bianca per via dei capelli di un biondo chiarissimo, era la più giovane, essendo uscita per ultima dal grembo di sua madre; Saala, la Rossa, era quella di mezzo e Mosa, la Nera, era la più anziana.
Da quando i genitori erano morti, qualche anno prima, le ragazze ne avevano ereditato la professione, che svolgevano con il miglior impegno possibile. La vita nella contea era tranquilla. Il clima mite favoriva le coltivazioni abbondanti e ogni settimana c'era sempre un motivo per festeggiare qualcosa o qualcuno.
Fino al Giorno Terribile.
All'inizio si ammalarono i più anziani: febbri spossanti e tosse canina li lasciavano deboli e privi di forze. La notte era il momento più difficile. Molti sostenevano di sentire un peso intollerabile sul torace che smorzava il respiro, come se un essere invisibile si fosse seduto sul petto. Ma erano vecchi, e nessuno diede molta importanza a quelle che giudicavano suggestioni dettate dal delirio. Nessuno tranne le tre sorelle le quali, insospettite dai sintomi e dai racconti così simili, cominciarono a temere il contagio. Ogni giorno correvano di casa in casa, con il viso coperto da un triplo strato di veli come era stato loro insegnato dai genitori e dagli avi prima di loro. La gente rideva nervosamente di quella strana usanza e sussurrava che fossero tutte stramberie senza senso. Le giovani tentavano in tutti i modi di alleviare le sofferenze e portare sollievo con i loro unguenti balsamici e gli intrugli speziati. Ma gli sforzi non davano l'esito sperato. Intanto il Morbo dilagava e, alla fine, si ammalarono gli adulti, i giovani e persino i bambini.
La paura si abbatté su Hastuuria: la prosperità delle ridenti colline rischiava di sfiorire come il fiore del ciliegio al primo colpo di vento poiché nessuno riusciva più a lavorare i campi.
Sopraffatte dal senso di impotenza, per il fatto che il loro operato risultasse inefficace, le guaritrici dovettero prendere una decisione. Erano sedute in silenzio nella loro capanna illuminata dalla luce delle candele, quando Saala si alzò e infranse il silenzio:
- "Sorelle, sappiamo cosa è necessario fare!".
Anta sobbalzò. Con lo sguardo fisso a terra e la voce tremante,
-"No... Non possiamo rischiare. E se ci succedesse qualcosa? Sarebbe la fine di tutto!".
Anche Mosa, che di solito era la più risoluta, titubava al pensiero di mettere a repentaglio le loro vite. Con un sospiro prese le altre due per mano a formare un cerchio.
-"Mie care sorelle, tutto dipenderà dalla nostra forza e dal legame che ci unisce", disse. "Abbiamo sempre saputo che questo momento sarebbe arrivato".
Le gemelle si guardarono negli occhi e il tempo sembrò fermarsi per un'eternità. Un silenzio frastornante calò su di loro quando, all'unisono, gridarono:
"È giunta l'ora di affrontare il Viaggio!".
Nei giorni seguenti, il pensiero di avventurarsi nel bosco che si trovava ai piedi delle Montagne Nere, a nord di Hastuuria, rese le ragazze di umore cupo.
Prima di morire la madre aveva raccontato loro dell'Anziana, la guaritrice senza età che viveva in isolamento al centro del bosco. Per la gente del posto era solo una leggenda. Ma le sorelle sapevano che esisteva davvero. Bisognava saperla trovare. E per trovarla era necessario avere un grave motivo.
-"Da dove cominciamo?", sbottò Anta, infilando nervosamente un pacchetto contenente del pane nella sacca da viaggio.
-"Non ne ho la più pallida idea", rispose Saala. Il suo sguardo interrogativo si posò su Mosa, che osservava assorta fuori dalla finestra.
-"Arriviamo al bosco e vediamo cosa succede", esclamò girandosi di scatto. "Forza, sorelle! È tempo di andare!".
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