29/03/2022
Nella pratica clinica è fondamentale poter “misurare” un disturbo, così da indirizzare adeguatamente il paziente verso la terapia migliore. Un po’ come quando, misurata la temperatura corporea, scopriamo di avere la febbre e contattiamo il medico in cerca di un parere esperto. Nei disturbi della visione sono numerosi gli strumenti che permettono di quantificare l’entità del deficit visivo e tra questi, fondamentale è la perimetria, cioè la stima dell’ampiezza del campo visivo del paziente.
Il Rarebit è uno strumento computerizzato ampiamente utilizzato nella pratica clinica in quanto permette di stimare il campo visivo con un buon margine di precisione, anche nei bambini con età inferiore ai 12 anni. Questo test consiste nel dover riportare se appaiono sullo schermo dei puntini luminosi su sfondo nero (in gergo "stimoli"). Il test permette di ottenere quattro tipi di risposta: corretta identificazione (stimolo correttamente rilevato), corretta omissione (assenza di stimolo, correttamente non segnalato), falso allarme (segnalazione dello stimolo anche se non realmente comparso), omissione (mancata segnalazione dello stimolo anche se realmente comparso).
Sebbene ampiamente utilizzato, il Rarebit mostra delle differenze tra giovani e adulti. Infatti, i bambini commettono molti più falsi allarmi (errori) durante lo svolgimento del Rarebit rispetto agli adulti che si dimostrano più accurati. Questa differenza potrebbe essere spiegata da varie ragioni, tra cui una minore sensibilità dei bambini agli stimoli visivi del test. Altra possibile ragione potrebbe dipendere dalla strategia di esecuzione del test: i bambini potrebbero adottare una strategia “liberale” che li porterebbe a commettere più falsi allarmi e meno omissioni. Al contrario, gli adulti potrebbero adottare una strategia “conservativa” preferendo una risposta più cauta con meno falsi allarmi e più omissioni. Sfortunatamente, ad oggi, le ragioni sottostanti tali differenze nel Rarebit non sono ancora note.
Per queste ragioni, obiettivo dello studio condotto dai ricercatori del NeuroVis.U.S. è stato indagare quali fossero le spiegazioni della differente prestazione al Rarebit tra giovani e anziani. In particolare, lo studio era volto a capire se i bambini avessero una minore sensibilità a determinati stimoli visivi oppure se tali differenze rispetto agli adulti dipendessero da una differente strategia di svolgimento del test. A tal fine, contrariamente agli studi precedenti che quantificavano la prestazione al test solo in termini di numero di errori, questo studio ha utilizzato misurazioni in grado di stimare sia la sensibilità allo stimolo, sia la strategia adottata per svolgere il test.
Dai risultati dello studio è emerso come le differenze tra bambini e adulti dipendano principalmente da una diversa sensibilità allo stimolo e non da diverse strategie nello svolgimento del test. Questo risultato mostra come il Rarebit possa essere un test appropriato nella misurazione del campo visivo, anche nei bambini, soprattutto considerando indici più raffinati del semplice numero di errori. Tali indici, infatti, possono cogliere sottili differenze, sia sensoriali sia cognitive, in grado di caratterizzare più approfonditamente la prestazione visiva di pazienti affetti da disturbi della visione.
Qui il link allo studio:
Rarebit is a simple and user-friendly perimetry that tests the visual field by using tiny supra-threshold dot stimuli. It appears to be especially useful for examining the visual field of children who are under 12 years of age. However, previous data showed that the number of errors was higher in ch...