05/10/2015
"Se ci è permesso riservarci un solo merito, ci attribuiamo quello di aver riconosciuto un crescente e diffuso desiderio di cultura e di avergli dato credito. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, c'è spazio per un intrattenimento in grado di portare contenuti. E non si tratta di una nicchia..."
Non possiamo che sottoscrivere!
Si chiude Venezia da Terra - Festival della Storia, 3 giorni in cui 3 ville e 3 comunità del basso vicentino sono stare trasformate in un fertile giardino della cultura.
Un lungo filo rosso ha attraversato tutti i diversi appuntamenti che hanno animato questa intensissima tre giorni dedicata alla del : il rapporto tra l'uomo, il territorio e la sua memoria.
Siamo partiti venerdì sera ad facendoci spiegare da giovani studiosi in cosa consista il lavoro dello storico e quale sia la sua funzione: ci hanno raccontato del piacere e della fatica dell'archivio, della difficoltà di esercitare una professione non sempre facilmente riconoscibile, ma anche della gioia di poter condividere e discutere i propri risultati con altri.
Un giusto inizio per un progetto di divulgazione culturale.
Abbiamo proseguito lasciando la parola a una vivace tavola rotonda durante la quale abbiamo chiesto a studiosi che si sono occupati del governo del in epoche passate di dialogare con chi il territorio è chiamato a governarlo oggi in qualità di amministratore locale.
L'acceso dibattito che ne è scaturito è il miglior indice della pregnante attualità del tema e - permetteteci di usare questa parola - del valore civile della nostra proposta. Siamo convinti che la funzione sociale dello storico sia quella di proporre domande e di accettare di discuterle, più che dare risposte.
E perché non di sole parole è fatto il lavoro dello storico, sabato a Pojana Maggiore abbiamo cercato di farne apprezzare al pubblico la dimensione empirica. Nel farlo abbiamo scelto di servirci del linguaggio teatrale, facendo risuonare Villa Pojana e le architetture di Andrea Palladio delle voci della storia. Il tema prescelto è stato il rapporto tra contadini e soldati, declinato in un lungo periodo compreso tra il e la . Programmare un convegno su questi temi alle ore 21,00, dopo la lauta cena preparata dagli amici de le Perle dei Colli Berici ci sembrava un azzardo: la grande affluenza di pubblico ci ha dimostrato come ci stessimo sbagliando e, forse, avrebbe dovuto rassicurarci per la giornata conclusiva, durante la quale ci siamo spostati presso Villa Repeta nel Comune di Campiglia dei Berici, ente capofila dell'iniziativa.
Dinamica la tavola rotonda sul paesaggio veneto, nella quale abbiamo ascoltato prospettive diverse - e anche critiche - su questo patrimonio e sulla sua gestione. Un tema che, dopo esser stati allietati dalla buona musica del Coro Amici della Musica di Barbarano Vicentino (VI) e dell'Ensemble La Fraglia dei Musici, abbiamo sentito declinare in una prospettiva più ampia (ma non per questo meno vicina a noi) dal regista Andrea Segre, graditissimo ospite d'onore del nostro festival. A lui e alla sua acuta riflessione l'onere e l'onore di chiudere questo Festival dedicato alla storia, al Veneto e alle sue piccole comunità.
Il dibattito che come organizzatori abbiamo contribuito a suscitare, le domande che abbiamo cercato di porci, il dialogo creato con il territorio e con i tanti nuovi amici che abbiamo conosciuto in questi tre giorni, sono il tesoro che ci portiamo a casa dal basso vicentino: una terra meravigliosa e ricca di risorse. Risorse umane in primo luogo. Non gioiamo dei numeri del nostro festival in quanto tali, ma li accogliamo come segno di una vitalità e di una curiosità intellettuale che dà speranza.
Se ci è permesso riservarci un solo merito, ci attribuiamo quello di aver riconosciuto un crescente e diffuso desiderio di cultura e di avergli dato credito.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare, c'è spazio per un intrattenimento in grado di portare contenuti. E non si tratta di una nicchia...
Tutto questo ci esorta a pensare già alla seconda edizione. Ma per oggi lasciateci riposare!