09/08/2026
MEDICINA, PIÙ POSTI E SEMESTRE FILTRO.
L’Ordine dei Medici di Padova critica le nuove disposizioni sull’accesso a Medicina: «Servono programmazione, equità e risorse adeguate. Il diritto allo studio non può dipendere dalle possibilità economiche delle famiglie»
Più posti a Medicina, ma senza superare le criticità del semestre filtro e senza un corrispondente incremento delle risorse destinate alla formazione. L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Padova esprime forte preoccupazione per le nuove disposizioni del Ministero dell’Università e della Ricerca sull’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia.
«Il problema non si risolve semplicemente aumentando il numero degli studenti. Il semestre filtro ha già mostrato evidenti criticità e oggi si sceglie non solo di mantenerlo, ma anche di aumentare ulteriormente i posti disponibili», afferma Filippo Crimì, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Padova.
Uno degli aspetti più critici, secondo l’Ordine, riguarda l’equità del sistema. Il semestre filtro interessa le università pubbliche e i corsi in lingua italiana, mentre negli atenei privati rimangono modalità di accesso differenti. Con il nuovo decreto nell'anno accademico 2026/27 i posti per gli atenei privati crescono da 4.562 a 6.730 su un totale di 30.225 posti.
«Si rischia di creare una Medicina a due velocità», sottolinea Crimì. «Chi dispone delle risorse necessarie può scegliere un’università privata e un diverso percorso di accesso, chi non può permetterselo non ha la stessa possibilità. Questo diventa ancora più critico nel momento in cui con la nuova ripartizione più del 20% dei posti a livello nazionale sono stati assegnati ad università private. L’accesso alla professione medica non può essere condizionato dalla disponibilità economica delle famiglie: il diritto allo studio deve essere uguale per tutti».
A preoccupare l’Ordine è anche il progressivo aumento dei posti disponibili, che rischia di non essere accompagnato da un adeguamento delle capacità formative degli atenei.
«Possiamo aumentare i posti sulla carta, ma poi quegli studenti devono essere formati», osserva Crimì. «Servono docenti, tutor, aule, laboratori e soprattutto strutture cliniche nelle quali acquisire una preparazione adeguata. Se aumentano gli studenti e le risorse restano sostanzialmente le stesse, inevitabilmente si mette sotto pressione la qualità della formazione».
Per l’Ordine di Padova, il numero degli accessi dovrebbe inoltre essere determinato attraverso una programmazione di lungo periodo basata sul reale fabbisogno del Servizio sanitario nazionale. Il rischio è quello di passare, nel giro di alcuni anni, dall’attuale carenza in determinati settori a un eccesso di professionisti rispetto alle possibilità occupazionali offerte dal sistema.
«Formare un medico richiede anni e un enorme investimento, non soltanto personale ma anche pubblico», continua Crimì. «Non possiamo programmare guardando esclusivamente all’emergenza di oggi. Dobbiamo chiederci quanti medici serviranno tra dieci o quindici anni. Altrimenti rischiamo di formare una generazione di giovani professionisti che non troverà spazio nel nostro sistema sanitario e sarà costretta a cercare lavoro all’estero».
C’è poi un ulteriore effetto da non sottovalutare: l’aumento degli accessi a Medicina potrebbe rendere ancora meno attrattivi altri corsi di laurea delle professioni sanitarie, alcuni dei quali già oggi faticano a coprire tutti i posti disponibili.
«Il Servizio sanitario non è fatto soltanto di medici», ricorda Crimì. «Abbiamo bisogno di infermieri, fisioterapisti e di tutte le altre professioni sanitarie. Se continuiamo ad aumentare in maniera consistente i posti a Medicina rischiamo di sottrarre ulteriormente studenti a corsi nei quali, invece, nei prossimi anni avremo un enorme bisogno di professionisti».
Da qui la richiesta dell’Ordine dei Medici di Padova al Ministero: rivedere il sistema, superare il semestre filtro e tornare a una selezione precedente all’inizio dei corsi, accompagnando il numero degli accessi a una seria programmazione dei fabbisogni sanitari del Paese.
«Non chiediamo di chiudere le porte a Medicina, ma di garantire un accesso equo e di programmare seriamente», conclude Crimì. «La formazione deve rimanere di qualità e il numero dei futuri medici deve essere coerente con ciò di cui il Paese avrà realmente bisogno. Le criticità di questo sistema le abbiamo già viste. Insistere senza correggerle sarebbe difficile da comprendere: errare è umano, perseverare è diabolico».