22/06/2026
Una bomba può uccidere due volte.
La prima, nell'esplosione. La seconda, nell'oblio.
Il 2 agosto 1980, alle 10:25, una bomba esplode nella sala d'aspetto della stazione di Bologna. 85 morti. Nelle ore che seguono, i giornali cominciano a contare. Ma contare non è ricordare.
In quell'elenco c'è Maria Fresu, 24 anni. C'è sua figlia Angela, tre anni. La più piccola vittima della strage. Erano lì per prendere il treno per Rovereto, una vacanza sudata dopo un anno di sacrifici.
Si chiamano rimossi: le persone con una vita intera — sogni, figli, piani — che una bomba riduce a una statistica. Per chi le amava, rimane un vuoto incolmabile. Per il resto del Paese, una voce in un elenco.
Maria non era un numero. Aveva 24 anni, una figlia, un lavoro e il treno per Rovereto.
Come lei, 84 altre persone quel giorno avevano una storia.
Ricordare i rimossi, uno per uno, è l'unico modo per non lasciare che una bomba vinca due volte.