09/05/2026
48 anni fa l’Italia perdeva due uomini che avevano scelto parti diverse della stessa battaglia: quella per una società più giusta, più libera, più umana.
Aldo Moro credeva nel dialogo, nel compromesso storico, nella possibilità di costruire un’Italia nuova attraverso la politica. Per questo lo hanno fermato. Le Brigate Rosse pensavano di colpire il “cuore dello Stato”, ma hanno colpito soprattutto un uomo che nella politica vedeva ancora uno strumento di riscatto collettivo.
Peppino Impastato aveva scelto un’altra strada: quella della resistenza dal basso, della cultura come arma, dell’ironia come atto rivoluzionario. A Cinisi, in mezzo alla mafia, aveva aperto una radio e ci rideva sopra — sapendo benissimo a cosa andava incontro. La mafia lo ha fatto saltare in aria sui binari, cercando di simulare un attentato. Non ci ha creduto nessuno.
Due storie diverse. Due nemici diversi. Un’unica verità: chi prova a cambiare davvero le cose, dà fastidio.
Oggi, in un momento in cui la politica fatica a ritrovare senso e credibilità, ricordare Moro e Impastato non è nostalgia. È un atto politico. È ricordarci perché siamo qui, cosa vogliamo difendere e a quale prezzo è stata conquistata la libertà che spesso diamo per scontata.