11/06/2013
Giorgio Lunghini è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Pavia e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Nel suo saggio per Bollati Boringhieri, Conflitto Crisi Incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative (pp. 132, 14 euro, Bollati Boringhieri 2012), spiega che la teoria neoclassica è solo uno tra i molti modi con cui si possono leggere i processi economici. In questa sua recensione Marco Palazzotto spiega che il libro è un invito ad accostarsi allo studio dei classici del pensiero economico. Ricardo, Marx, Keynes e Sraffa, autori considerati eretici e dimenticati, ci aiutano a comprendere che non è vero che i mercati siano capaci di autoregolarsi e che la migliore politica economica sia il laissez faire. Questi quattro intellettuali ci descrivono il sistema economico non come un sistema circolare, in cui la scarsità dei fattori di produzione e la loro produttività lasciata sviluppare secondo le regole della mano invisibile fanno tendere verso l’equilibrio, ma come un sistema storicamente determinato in cui la distribuzione del prodotto sociale è oggetto di conflitto tra le classi, la crisi è la normalità e non l’eccezione, gli operatori economici prendono le loro decisioni senza conoscere il futuro, nell’incertezza, e in presenza di aspettative poco razionali.