04/08/2015
Da seguire, ogni giorno sulla Repubblica, oppure direttamente dal sito web: il viaggio a piedi alla ricerca dell'Appia Antica, da Porta San Sebastiano alle colonne di Brindisi, di Paolo Rumiz. Ho fatto qualcosa del genere una ventina di anni fa, (in macchina), sognando anch'io di farla un giorno a piedi, o in bicicletta. Riporto questo estratto, e a seguire i link agli articoli pubblicati.
"A Bologna, le sessantanove carte che Alex aveva comprato all'Istituto geografico Militare di Firenze vennero aperte una per una, esplorate, annusate, numerate e ripiegate. Vecchie di sessant'anni, contenevano una pazzesca quantità di informazioni e toponimi utili alla traversata. Al loro confronto, le mappe contemporanee denunciavano tutta la banalizzazione dei territori e la distanza degli Italiani dal loro Paese.
Era esattamente ciò che non volevamo accadesse con l'Appia, e così, già prima di partire, giurammo che quella fatica non sarebbe rimasta senza esito. La nostra via era un giocattolo fantastico e bisognava a tutti i costi riaprirla ai viandanti. Lungo il cammino il proposito divenne ossessione: lasciare l'Appia in quello stato era un crimine. Per riattivarla bastava poco: un buon tagliaerba, qualche passerella, una segnaletica coerente e un coordinamento governativo che mettesse insieme i novanta comuni interessati. Era quanto bastava a far affluire centinaia se non migliaia di stranieri innamorati delle nostra storia. Il resto poteva arrivare anche dopo: ricupero come ospizi di caselli ferroviari e case cantoniere, monitoraggio, cartografia, restauro di cippi e monumenti, messa in sicurezza del basolato. L'importante era creare subito un flusso.
Non so dire cosa mi resti più impresso di questa avventura. Non so decidermi fra le facce e i paesaggi, le cose viste e quelle assaggiate o solo annusate. Di certo so che questo è stato il più terreno e insieme il più visionario dei miei viaggi. Il cibo mediterraneo ha fatto il suo, per impastare passato e presente. Melanzane fritte e Federico di Svevia. Aglianico e canti ebraici di Oria. Freselle al pomodoro condite con le Satire di Orazio Flacco. Vino flegreo e i canti tribali di Vinicio Capossela con la sua Banda della Posta. Lampascioni e Simon Pietro in viaggio verso Roma. Perché il viaggio, insegna Calvino, passa anche tra le labbra e l'esofago. E chi, viaggiando, non cambia dieta, non ha capito nulla.
(1 - continua)" http://www.repubblica.it/cultura/2015/08/02/news/alla_ricerca_dell_appia_perduta_1_come_legionari-120296580/
La nuova avventura di Paolo Rumiz /1. In cammino da Roma a Brindisi riscoprendo tratti dimenticati