02/03/2020
A presto, città di Ravenna.
Dare una sede al collettivo studentesco orfano di spazi: potremmo occuparne uno. Ma a Ravenna occupare è impossibile. È una fase di bassa, siamo pochi e siamo già pieni di problemi. Che fare? Prendere un posto in affitto? Non scherziamo, troppo caro. È impossibile.
Darsena. Una vecchia lavanderia abbandonata. Dentro ancora la vecchia insegna infranta e i vecchi macchinari arrugginiti. Scopa, rullo e pennello. Si parte. Come lo chiamiamo? E soprattutto che cos’è? Un circolo? Sarebbe fuorviante. La sede del Collettivo? Chiaro, ma forse qualcosa di più. Un centro sociale? No, è evidente.
Uno spazio? Uno spazio.
Primavera 2016: nasce lo Spazio MPA, Magazzini Posteriori Autogestiti. Una novità in città: un’anomalia. Una piccola anomalia locale che negli ultimi quattro anni ha, a suo modo, aperto uno spazio del possibile in un nord Italia provinciale e assopito, ha coagulato energie sociali attorno a un progetto di critica radicale, ha cercato di dare una boccata d’ossigeno a una terra in agonia per mancanza d’aria.
Riunioni e iniziative antifa, cercando di rispondere ai sorci neofascisti colpo su colpo, supporto ai, purtroppo ancora troppo pochi, picchetti operai nella logistica portuale a difesa dei diritti, eventi di critica ecologica e difesa del territorio dai tentacoli di cementificatori e politici senza scrupoli, dibattito politico e critica sociale. Ultimamente anche critica e battaglia di genere, con la piacevole sorpresa della nascita del collettivo Non Una Di Meno anche dalle nostre parti. E poi, raccolte fondi per chi è stato colpito, nel corso degli anni, dalla repressione poliziesca e giudiziaria e tante serate ed eventi con i compagni e gli amici di sempre. Ne abbiamo vissute e ne abbiamo fatte vivere, nei nostri limiti, cercando di tenere viva la fiamma della possibilità di pensare la nostra città in un altro modo. Con altri ritmi, altre dinamiche, altri rapporti umani.
E ora cbe, nostro malgrado, siamo costretti a guardare all’indietro, a ritroso sui passi compiuti: che dire? Che valutazione dare al percorso intrapreso? È stato adeguato? È bastato?
È ovvio che la sufficienza non l’abbiamo nemmeno sfiorata. Ravenna è sempre lì, con i suoi problemi, le sue diseguaglianze, le nefandezze della classe politica locale, la sua nevrosi da vecchia campionessa del nord produttivo e felice, oggi piombata nell’apatia dei bei tempi che furono.
MPA chiude i battenti, quattro anni dopo, e nulla è cambiato di una virgola. Al contrario, l’esperienza del nostro spazio finisce con interrogativi ben maggiori rispetto a quelli che ci eravamo posti all’inizio. Eppure, nonostante i tempi infelici che ci troviamo a vivere, nonostante il senso di scoraggiamento che, in fondo, affligge tutti noi, non è possibile ammettere la sconfitta, sventolare bandiera bianca.
Assieme alla sede di via Magazzini Posteriori si chiude un’esperienza. Si chiude uno spazio, materiale e immateriale, che tutti abbiamo attraversato assieme alle nostre passioni, ai nostri desideri, ai nostri sogni, alle nostre speranze. Uno spazio che ha cercato, e in parte pensiamo sia riuscito, a migiorare temporaneamente la nostra città. A migliorare le nostre vite e a migliorare noi stessi in questo dannato presente in cui è sempre più difficile trovare un senso, qualcosa per cui battersi e in cui credere. In cui è sempre più difficile stare bene, fra pari.
In questo, almeno, pensiamo di esserci riusciti. Che cosa il futuro riserverà a noi e ai tanti come noi che non abbiamo avuto modo di incrociare nel nostro percorso, questo lo si vedrà.
A tutte le amiche e gli amici di MPA un saluto e un ringraziamento sincero, e onestamente un po’ commosso. Sperando che questo addio possa trasformarsi in un arrivederci.
Il collettivo dello Spazio MPA – Magazzini Posteriori Autogestiti