19/10/2026
✈ 🇫🇷 Il viaggio di Leone XIV in Francia, la vitalità della fede in una società secolarizzata e le sfide del giornalismo religioso. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro tra il giornalista di TV2000 Paolo Fucili, esperto di informazione vaticana, e gli studenti della nostra facoltà nel primo incontro del mercoledì del nuovo anno accademico.
A colpire il relatore è stata soprattutto la partecipazione popolare, con numeri che hanno superato le aspettative: «La sorpresa è stata nei numeri: 800mila». Un dato che, a suo giudizio, racconta un cattolicesimo capace di mantenere una presenza significativa anche in un Paese fortemente secolarizzato. «L’idea che mi sono fatto è quella di un cattolicesimo minoritario ma vitale. Ha una vitalità importante», ha detto, considerando che in Italia la tradizione religiosa è ancora largamente legata ai riti e alle consuetudini sociali, mentre in Francia la scelta religiosa appare più netta perché «chi sceglie di praticare la fede lo fa in modo più convinto».
Ampio spazio è stato dedicato al lavoro dei giornalisti che seguono il Papa e alle differenze tra le testate cattoliche e quelle generaliste. Lavorare per un’emittente cattolica, ha spiegato Fucili, non significa nascondere le criticità né fare propaganda. «Non vogliamo noi fare i propagandisti della Chiesa. Però cerchiamo di dare una prospettiva specifica». Anche il tema degli abusi deve trovare spazio nel racconto, senza essere minimizzato, ma evitando che diventi l’unica chiave di lettura di ogni viaggio papale.
Dalle domande poste al relatore emerge, oltre al bilancio della visita papale, anche l’interesse sul ruolo dei media e della comunicazione della Chiesa. Per raccontare la Chiesa in modo efficace, ha sottolineato Fucili, la strada è quella delle testimonianze concrete, capaci di mostrare il valore della sua presenza nella società. Ha ricordato, tra gli esempi, l’esperienza di una madre impegnata nell’accoglienza di bambini in difficoltà in una casa famiglia legata alla realtà del Santuario di Pompei, richiamando anche le opere caritative fondate da Bartolo Longo. «Penso che bisogna valorizzare questo tipo di storie e situazioni come chiave narrativa. La fede funziona per testimonianza».
Il confronto ha toccato anche i limiti imposti ai media televisivi dai ritmi serrati dei viaggi papali, che spesso lasciano poco spazio al racconto di ciò che accade intorno agli appuntamenti ufficiali. Un problema che si lega alla durata dell’attenzione pubblica, spesso concentrata sulla vigilia e destinata a esaurirsi rapidamente dopo la visita. «Il tempismo nella comunicazione è tutto. Lavorare fuori tempo vanifica gli sforzi migliori», ha osservato, sottolineando l’importanza di andare oltre la cronaca immediata per approfondire il significato dei viaggi.
Nel tracciare un bilancio delle tappe francesi, Fucili ha sintetizzato così il loro valore: Parigi è stata «la tappa della sorpresa». Lourdes «quella delle parole forti», Metz «quella del richiamo all’Europa delle sue radici cristiane». Ha inoltre ricordato i passaggi dedicati da Leone XIV all’aborto, al fine vita e alla laicità, sottolineando i toni decisi del Pontefice e il suo appello ai vescovi affinché facciano sentire la voce della Chiesa.
In chiusura, l’attenzione si è spostata sulla comunicazione vaticana e sul rapporto tra il Papa e la Sala Stampa della Santa Sede. Ricordando la stagione di maggiore sintonia con Joaquín Navarro-Valls e il contributo di padre Federico Lombardi, Fucili ha evidenziato una criticità che riguarda l’organizzazione stessa della comunicazione ecclesiale: «La comunicazione è una dimensione che va tenuta in considerazione non come appendice, ma fondamentale».