10/08/2026
🔬 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐬𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐃𝐍𝐀: nuovi strumenti nella cassetta degli attrezzi dei professionisti del patrimonio culturale
Per le professioni che si occupano di studio, tutela e conservazione è necessario conoscere a quali domande possono dare risposta le 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨-𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 nell’analisi di materiali costitutivi, tecniche esecutive e processi di degrado delle opere d’arte.
Il 𝐈𝐈𝐈 𝐌𝐨𝐝𝐮𝐥𝐨 è proseguito nelle giornate del 26 e 27 giugno con approfondimenti dedicati alle metodologie scientifiche applicate allo studio, alla conservazione e alla tutela dei beni culturali.
La Prof.ssa 𝘈𝘳𝘮𝘪𝘥𝘢 𝘚𝘰𝘥𝘰 ha illustrato l’analisi dei composti chimici mediante tecniche spettroscopiche, con particolare attenzione alla spettroscopia Raman. Attraverso numerosi 𝐜𝐚𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨, dalla ceramica meroitica del Sudan alla 𝐂𝐫𝐢𝐩𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐎𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 di Matera, dal 𝐓𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 di Bosch al cartone della 𝘚𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢 𝘥𝘪 𝘈𝘵𝘦𝘯𝘦 di Raffaello, sono stati illustrati punti di forza e limiti della metodologia.
Il Dott. 𝘝𝘢𝘭𝘦𝘳𝘪𝘰 𝘎𝘳𝘢𝘻𝘪𝘢𝘯𝘪 ha approfondito lo studio di 𝐩𝐢𝐠𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢 e 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐢 mediante spettroscopia a infrarossi e di massa, affrontando il ruolo dei principali leganti organici, degli additivi e del Colour Index nell’identificazione dei materiali.
Con il Prof. 𝘗𝘢𝘰𝘭𝘰 𝘝𝘪𝘴𝘤𝘢 la lezione si è concentrata sulle 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐃𝐍𝐀 come strumento per individuare e comprendere le patologie biologiche che interessano il patrimonio culturale. Particolarmente significativo il caso della 𝐂𝐫𝐢𝐩𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐎𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 di Matera, dove le indagini hanno individuato il batterio responsabile della caratteristica patina rosa che ricopriva gli affreschi.
La Dott.ssa 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘉𝘦𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘥𝘦 𝘙𝘶𝘨𝘨𝘪𝘦𝘳𝘪 ha infine proposto uno sguardo storico-artistico sulle indagini di imaging multispettrale e sulle tecniche analitiche applicate alla pittura attraverso il caso di 𝘊𝘢𝘳𝘢𝘷𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰. Dalle radiografie del 1951 alle più recenti indagini diagnostiche è emerso come la ricerca scientifica abbia contribuito a ricostruire la tecnica esecutiva dell’artista, i suoi ripensamenti e i materiali impiegati.
👉 𝐓𝐫𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐬𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚, 𝐃𝐍𝐀 𝐞 𝐢𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐠 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞, il Modulo III ha confermato che l’integrazione tra 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞, storia dell’arte e diagnostica rappresenta l’impostazione più proficua per 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞, 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐫𝐞 e 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 il patrimonio culturale.