23/05/2026
In conclusione del percorso della di quest'anno, sono stati offerti due interventi diversi, ma profondamente legati da una stessa domanda: come si costruisce la pace nel mezzo della guerra?
Da una parte il Nunzio in Ucraina, S. E. Mons. Visvaldas Kulbokas, racconta il volto quotidiano della Chiesa accanto a una popolazione ferita: aiuti umanitari, sostegno spirituale, dialogo, cura dei traumi, accompagnamento di bambini, famiglie e soldati. Una Chiesa che vive la guerra accanto alla gente e prova a custodire speranza e dignità.
Dall’altra, il giornalista Nello Scavo - scrivendo dall’Ucraina sotto le bombe - riflette sulla “diplomazia umanitaria”: quella che non parte dai confini o dagli equilibri geopolitici, ma dai volti concreti delle vittime, soprattutto dei bambini deportati, dispersi, separati dalle famiglie. Perché salvare i bambini non è un tema secondario della pace: è il suo fondamento morale.
Due sguardi che si incontrano in una convinzione comune: la pace non nasce soltanto dai negoziati tra Stati, ma dalla capacità di proteggere la vita umana, custodire la memoria e non lasciare soli i più vulnerabili.