Scienze Naturali

Scienze Naturali Inaugurata nel 2009, è una delle prime pagine social di divulgazione scientifica. Scienza per tutti!
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02/06/2026

È il 12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo, dopo che Google Maps gli aveva fatto prendere l'uscita sbagliata dell'autostrada, arriva in America, convinto di essere giunto in India. I conquistatori europei iniziano così quello che è noto come "scambio colombiano", portando nel Vecchio Continente varie specie vegetali coltivate, tra cui spiccano pomodori, patate, mais, tabacco, cacao, zucche e peperoni. Da quel momento queste specie, alloctone per l'Europa, iniziano ad essere ampiamente coltivate.

Ciò lo si studia alle elementari, è qualcosa noto a tutti. C'è un problema: questa argomentazione banale viene spesso utilizzata dai "negazionisti delle specie aliene". In sostanza, quando si evidenzia un problema con una specie aliena invasiva, come l'ailanto, il fico degli ottentotti o il granchio blu, in molti ribattono con "e allora i pomodori, il mais e le patate?".
Sì, per definizione sono specie aliene perché sono state importate dall'essere umano e non potrebbero essere arrivate naturalmente, ma non possono essere paragonate alle specie invasive in ambiente naturale semplicemente perché sono specie coltivate che, senza l'ausilio dell'essere umano, non crescerebbero in autonomia. Peraltro il ti**re in ballo sempre queste specie è chiaramente una reminiscenza scolastica: ci hanno insegnato che abbiamo portato quelle specie dall'America, quindi viene ripetuta sempre la stessa filastrocca. Questo è ovviamente limitante perché esclude il "piccolo problema" che la stragrande maggioranza delle piante coltivate anche per scopi ornamentali sul nostro balcone di casa è aliena, ma solo una piccola parte è in grado di proliferare in Natura in condizioni non controllate.
Certo, se un domani i pomodori diventeranno invasivi e causeranno danni alla biodiversità bisognerà prendere provvedimenti, ma non ritengo ci siano le condizioni adeguate affinché ciò succeda.

Altro frequente contraddittorio è il classico "l'ambiente muta, le specie si sono sempre spostate", il che è giusto, ma insensato parlando di alloctonia, dato che, ripeto, le specie aliene sono vincolate alle attività umane. Non bisogna confondere specie che migrano o che ampiano naturalmente il loro areale con specie introdotte dall'uomo.

La libertà di espressione è necessaria, così come la pluralità di vedute, ma quando si parla di una problematica oggettiva come l'invasività di alcune specie è bene argomentare solo se si conosce davvero l'argomento, altrimenti si rischia di fare mera disinformazione. Ognuno di noi è più preparato su una determinata tematica, quindi evitiamo di pensare che il leggere due righe su un argomento equivalga a padroneggiarlo.
Grazie

P.S. Sì, l'immagine è in IA e serve solo a mostrare un fantomatico scenario in cui i pomodori diventano alloctoni invasivi. Non facciamo polemiche anche su questo, vi prego 🤣

02/06/2026

Giochi, demo, gdr, talk, D&D, osservazioni astronomiche, divulgazione scientifica e contrasto a disinformazione e misinformazione. Sabato 6 e domenica 7 giugno 2026 a Fosdinovo si tiene per la …

02/06/2026

La Natura sorprende sempre per la sua versatilità, offrendo punti di vista totalmente differenti rispetto a quelli che abbiamo solitamente.
Per noi umani un bel "lato B" s**o è qualcosa di apprezzato da ambo i sessi, è indubbio.

Tra i ragni del genere Cyclocosmia la situazione è un po' differente: il loro "lato B" gli permette di vivere. Letteralmente.
Questi ragni, attualmente rappresentati da 10 specie appartenenti alla famiglia Halonoproctidae - fino al 2018 inseriti nella famiglia Ctenizidae -, vivono in Asia e in America e hanno il "lato B" più bello del regno animale! La parte terminale del loro addome è infatti nettamente troncata, ma dotata di una struttura circolare particolarmente rigida, quasi delle dimensioni di una monetina. Piccola, ma ornata in maniera tale da ricordare un manufatto asiatico o azteco. Ma anche un Oreo, effettivamente.
Lo stesso nome del genere è stato plasmato su questa incredibile struttura: Cyclocosmia deriva dal greco "kyklos" (κυκλος), che significa "cerchio", e "kosmeo" (κοσμεω), cioè "adornato".

Ma non è una bellezza fine a sé stessa: questi ragni vivono in tane scavate nel terreno e questo rigido dischetto funge letteralmente da "portone". Costantemente infossati in questi poco profondi cunicoli verticali, non appena avvertono la presenza di una preda nei paraggi fuoriescono immediatamente, catturandola. Nello stesso tempo, il loro particolare e resistente addome li aiuta a proteggersi da eventuali predatori anche molto più grandi di loro.
D'altronde le dimensioni non sono il loro punto di forza, arrivando a meno di 30 mm le femmine, la metà i maschi, e non essendo dotati di un morso particolarmente pericoloso.

È proprio il caso di dirlo: nella vita ci vuole un po' di c*** e questi ragni ne sono l'emblema.

(Testo di Andrea Bonifazi)

Si avvicina un altro bellissimo evento al quale ho avuto il piacere di essere stato invitato: FosdiNov' Idea, nel bellis...
02/06/2026

Si avvicina un altro bellissimo evento al quale ho avuto il piacere di essere stato invitato: FosdiNov' Idea, nel bellissimo borgo di Fosdinovo, in provincia di Massa-Carrara.
Si tratta della quarta edizione di un Festival che unisce Scienza, Fantasy e Fantascienza. Un grosso spazio ludico in cui, con passione, gli organizzatori vogliono ospitarvi e condurvi anche al confronto su tematiche scientifiche.
Ci saranno spettacoli, talk e giochi per tutte le età ed io darò il mio contributo in entrambi i giorni: il 6 giugno, alle 15:30, presenterò la nuova edizione del mio libro "Ventimila specie (o quasi) sotto il mare" e proverò a farvi fare un tuffo nella biodiversità del Mar Mediterraneo... ma attingendo dalla cultura pop, tra citazioni di cartoni animati, serie TV, film e canzoni.
Il giorno successivo, alle 18:30, si parlerà di fake news e disinformazione in ambito scientifico, con tanti esempi che, son certo, anche voi troverete ai limiti del grottesco... pur essendo tutte notizie date dalla stampa nazionale!

Vi aspettiamo!

02/06/2026
02/06/2026

State facendo una nuotata con la maschera per osservare ciò che pullula sugli scogli ai lati della spiaggia dove avete lasciato telo ed ombrellone. Alghe mosse dalle onde, granchi che brucano alla ricerca di cibo, pescetti che fanno capolino dalle spaccature delle rocce.
Proprio da queste aperture tra i solidi scogli spunta una strana struttura allungata di colore verde scuro che termina a Y. Ricorda le manine appiccicose che regalavano nei pacchetti di patatine fritte. Ha uno stretto stelo, lungo almeno 30 centimetri, che si ispessisce solo nella porzione terminale biforcuta.
Avvicinate un dito fino a sfiorare la "manina appicciosa" e questa, immediatamente, inizia ad arretrare, ritirandosi nella cavità. Si tratta dell’enorme proboscide di Bonellia viridis, un polichete.

*Lo so, chi ha studiato Zoologia qualche anno fa ricorderà che sui libri di testo era indicata come un phylum a sé stante (Echiura), ma questa disciplina è in continuo divenire*

È un verme davvero strano: la sua lunga proboscide, che può superare il metro in piena estensione, è decisamente sproporzionata rispetto al corpo ovale, corto e grassoccio. La usa per cercare cibo sul sedimento, tornando piena di "zozzeria" esattamente come le manine appiccicose quando vi cadevano dietro il comodino. Ma a Bonellia piace così.
Se il modo in cui mangia vi sembra strano, immaginate quando si accoppia: in questa specie vige un rigidissimo "matriarcato" in cui il maschio, simile a una planaria, è microscopico, tra 1 e 3 millimetri. La domanda è scontata: come fanno nei loro momenti di intimità?
L’aspetto fisico non sarà un problema (niente body shaming per Bonellia!), ma le dimensioni contano, quindi bisogna adattarsi: il piccolo maschio, inizialmente fissato alla proboscide o sul corpo della femmina, finisce per penetrarla. No, non nel senso che immaginate: entra letteralmente interamente dentro di lei, con tutto il suo piccolo corpo!
Una volta entrato, trova dimora in una struttura anatomica della femmina chiamata "androecio". E rimane lì, stabile ed ormai in simbiosi con la sua enorme compagna.

E vissero tutti felici e contenti.
O forse no, dato che lui non potrà raccontarlo.

Vi ricordo che questa è una delle tantissime specie di cui parlo nel mio libro "Ventimila specie (o quasi) sotto il mare". Tra citazioni pop, che rimandano a serie TV, cartoni animati, film, canzoni ed opere d'arte, vi porterò a visitare la biodiversità del Mar Mediterraneo, partendo dalle dune ed arrivando agli abissi.
Avete già avuto modo di leggerlo?

(© Andrea Bonifazi)

02/06/2026

Ogni giorno la natura continua a stupire e a stupirci. Oggetto dell...

Non metto in dubbio che i piccioni abbiano molte doti, ma sicuramente il costruire nidi non rientra tra queste 😅Il "nido...
02/06/2026

Non metto in dubbio che i piccioni abbiano molte doti, ma sicuramente il costruire nidi non rientra tra queste 😅
Il "nido" che vedete nella foto l'ho fotografato io... e giuro che se non l'avessi visto di persona non ci avrei creduto 🤣
La cosa esilarante è che il marciapiede sotto quel "nido" è pieno di legnetti caduti dall'alto.
Un plauso alla perseveranza, un po' meno alle qualità ingegneristiche!

02/06/2026

Uroboro.
Una parola altisonante che usiamo spesso, anche involontariamente, quando ci riferiamo al proverbiale "serpente che si morde la coda" per indicare un qualcosa che si autoalimenta e non finisce mai. Parola di origine greca, è formata da oura, cioè "coda", e boros, "che morde".
È un simbolo che è stato usato a più riprese da molti popoli per indicare qualcosa di apparentemente immobile, ma in eterno movimento. Insomma, è l'incarnazione della natura ciclica delle cose che ricominciano dopo essere terminate. La sua più antica rappresentazione risale all'antico Egitto, all'interno della tomba del Faraone Tutankhamon.

Un blasone importante che ritorna anche in film, libri, fumetti e serie TV... i più nerd ricorderanno che l'agente Dana Scully di X-Files se ne fece tatuare uno sulla schiena!

Un'excursus che viaggia tra mitologia, storia e cultura pop, ma che serve a svelare qualcosa di meraviglioso: l'uroboro esiste!
Ouroborus cataphractus è infatti il nome di un rettile endemico delle aree desertiche presenti lungo le coste occidentali del Sud Africa. Un nome latino che, letteralmente, significa "che si morde la coda coperto dell'armatura" - il catafratto era un antico cavaliere a cavallo - e che è dovuto ad un suo adattamento difensivo: quando si sente minacciato, si morde la coda, assumendo la tipica "forma da uroboro" e mettendo in mostra la sua inespugnabile "armatura" fatta di robuste scaglie. Una strategia che ricorda quella di altri animali che si appallottolano, come isopodi ed armadilli, tanto che gli anglofoni lo chiamano "lucertola armadillo".

Un adattamento incredibilmente efficace ed omaggiato dal nome evocativo, che rende una lucertola di pochi centimetri un poderoso cavaliere corazzato.

(Testo di Andrea Bonifazi)

Coccinella septempunctata è un insetto iconico, caratterizzato da elitre tipicamente rosse, ornate da sette puntini neri...
02/06/2026

Coccinella septempunctata è un insetto iconico, caratterizzato da elitre tipicamente rosse, ornate da sette puntini neri... ma è sempre così? Ovviamente no, appena sfarfallate le coccinelle hanno una colorazione molto differente da quella classica: quando emergono dalla pupa sono gialle! È solo dopo alcune ore che virano sul rosso, ma senza che i due colori siano contemporaneamente presenti nello stesso individuo.
Lo so, c'è chi avrebbe apprezzato - me compreso - una bella coccinella giallorossa, ma questo non avviene per ragioni... fisiologiche!

Appena sfarfallata, la coccinella ha una cuticola ancora morbida e poco pigmentata. Nelle ore successive ci sussuegono due fenomeni: la sclerotizzazione delle elitre, che porta al loro indurimento, e la maturazione della pigmentazione.
In questi insetti il fondo giallo-arancio-rosso delle elitre è dovuto principalmente ai carotenoidi, mentre le macchie nere derivano da accumuli di melanina. Quando la cuticola è ancora molto sottile, idratata e poco stabilizzata i carotenoidi non si manifestano pienamente, ma nel corso delle ore si completa la deposizione dei pigmenti ed il colore diventa sempre più intenso.
Ed è così che il simpatico coleottero raggiunge quella bella e proverbiale colorazione che, per l'insetto, ha una valenza aposematica, quindi di "difesa passiva" nei confronti di eventuali predatori.

Un processo apparentemente semplice, ma che si articola in più fasi fisiologiche e biochimiche complesse che ci svelano una delle tante meraviglie della Natura.

In queste foto potete osservare alcune delle fasi che ho avuto la fortuna di fotografare. Da notare come compaiano prima i leggerissimi puntini scuri e solo dopo si manifesta il rosso.

(© Andrea Bonifazi)

Indirizzo

Rome

Sito Web

https://amzn.to/4bgG59B

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