Scienze Naturali

Scienze Naturali Inaugurata nel 2009, è una delle prime pagine social di divulgazione scientifica. Scienza per tutti!
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Questa foto la scattai diversi anni fa e devo dire che, ogni volta che la vedo, mi sorge un dubbio: saranno stati gli ap...
01/09/2026

Questa foto la scattai diversi anni fa e devo dire che, ogni volta che la vedo, mi sorge un dubbio: saranno stati gli apicoltori che commercializzavano il miele ad approvare l'etichetta? O è stata usata a loro insaputa?
Perché, nel primo caso, significherebbe che si tratta di apicoltori che... non hanno mai visto un'ape 😅
Quello in foto è infatti un vespide, probabilmente del genere Vespula o Polistes!
Si sa, la confusione tra vespe e api, complice anche l'ambigua Ape Maia, è un annoso problema equiparabile al dualismo ragni/insetti o polpo/polipo, ma non voglio pensare che possa affliggere anche chi lavora a contatto con le api.
.. ma esattamente da cosa si capisce che questa è una vespa?
Innanzitutto dal proverbiale "vitino da vespa", cioè il sottile restringimento tra il torace e l'addome; in Apis mellifera il passaggio tra torace e addome è molto più tozzo e continuo.
Altro elemento caratterizzante è la colorazione che mostra un evidente contrasto tra il giallo brillante e il nero, con una disposizione a bande nette e definite sull'addome. L'ape, viceversa, ha una colorazione più cupa, tendente al bruno/marrone/arancio, con fasce meno marcate.
Anche l'assenza di peluria è un utile carattere diagnostico: le vespe hanno corpo e zampe quasi completamente lisci, mentre l'ape è ricoperta da una folta peluria, soprattutto sul torace.
Pure le zampe posteriori sono tipicamente da vespa: sottili, cilindriche e prive della "cestella" (la struttura appiattita e incavata che le api operaie usano per trasportare i pallottoli di polline).
Sebbene non visibile nel disegno, anche l'apparato boccale è differente, con le vespe dotate di mandibole sviluppate, mentre le api hanno una ligula adattata per succhiare il nettare.

Sorvolando sul "miele raccolto dai fiori" (le api non raccolgono il miele 😅) devo aggiungere che, occasionalmente, le vespe possono produrre una sorta di miele: quando si nutrono di sostanze zuccherine, nei periodi di abbondanza possono depositare singole goccioline di nettare puro nelle celle del favo, fungendo da riserva utile a nutrire subito le larve o a sostenere gli adulti in caso di necessità.

Un errore, mille scoperte.

(© Andrea Bonifazi)

01/09/2026

Avete presente quelle bellissime spiagge dalla sabbia dorata e dalle acque cristalline che rispettano appieno tutti i canoni di instagrammabilità?
Bene, scordatevele. O meglio, sappiate che molto spesso non rappresentano l'aspetto naturale di un ambiente litorale tipico delle coste italiane, quantomeno nelle aree dove - per fortuna - sorgono delle praterie di Posidonia oceanica.
Questa preziosa pianta marine, endemica del Mediterraneo, perde le foglie esattamente come quelle terrestri e, inevitabilmente, queste finiscono per accumularsi lungo le spiagge. Nel corso degli anni se ne spiaggiano grandi quantitativi, formando le cosiddette banquettes, cioè spessi strati di foglie morte di Posidonia che vanno a costituire importanti ambienti per molte specie, sia marine che terrestri, oltre a rappresentare un'arma fondamentale contro l'erosione costiera.

Tutto meraviglioso, no? No, ahimè. L'essere umano percepisce questi cumuli come rifiuti da eliminare perché fanno perdere di appeal le spiagge, così queste vengono "pulite", creando impatti tanto sulla biodiversità quanto sulle dinamiche costiere. E così, per evitare l'erosione, vengono effettuati ripascimenti - che spesso si rivelano dei flop - o vengono costruite barriere artificiali che, anziché risolvere il problema, si limitano a spostarlo altrove.
La Natura ci ha fornito un fantastico metodo per evitare impatti a lungo termine sui nostri litorali, ma come al solito non ce ne rendiamo conto e cerchiamo altre soluzioni che, in realtà, finiscono per aumentare enormemente i problemi.
Siamo proprio lungimiranti, eh?

Per fortuna negli ultimi anni si sta testando il cosiddetto modello della Spiagga Ecologica, tramite il quale si cerca di conciliare la naturalità di un ambiente costiero con le necessità dei bagnanti.

Questo è uno dei tanti argomenti di cui ho parlato nel mio primo libro di divulgazione, "Ventimila specie (o quasi) sotto il mare", disponibile nelle migliori librerie e negli store online!

(© Andrea Bonifazi)

Ok, forte Zeus a lanciare fulmini, ma non sarà mai bravo come Poseidone a creare gomitoli di peli di capra!.. 🤔🤔🤔???Per ...
01/09/2026

Ok, forte Zeus a lanciare fulmini, ma non sarà mai bravo come Poseidone a creare gomitoli di peli di capra!
.. 🤔🤔🤔???

Per capire meglio questo apparente delirio, partiamo da quelle strane palline pelose e marroncine che spesso troviamo in spiaggia.
Note anche come "polpette di mare", sono egagropile, nome d'origine greca che significa "peli di capra". Effettivamente la consistenza è quella di un gomitolo di ispidi peli caprini... ne avete mai toccato uno?
Io in realtà no, ma immagino sia così 😅
Però le capre non c'entrano, la sua natura è vegetale: sono fibre di Posidonia oceanica appallottolate.

Per comprendere la sua reale origine bisogna fare un passo indietro e partire da un assunto basilare: Posidonia, essendo una pianta, perde le foglie. Crescendo, sul suo rizoma si accumulano i residui delle foglie che, ormai morte, si sfibrano. Anche a causa dell’erosione meccanica operata dai movimenti del mare, i rizomi tendono a rilasciare tali fibre vegetali; queste sono formate da filamenti ricchi di lignocellulosa, quindi particolarmente persistenti e resistenti. Se ci sono le condizioni che possono provocare un ricircolo dell'acqua, come gradini o dislivelli sommersi, le fibre vegetali vengono letteralmente appallottolate in un processo continuo. Più il fenomeno è duraturo, più le egagropile crescono in dimensioni.
E così vengono rigettate in spiaggia, lasciando intuire che, probabilmente, nei paraggi ci sia una bella, rigogliosa e preziosa prateria di Posidonia oceanica.

Zeus, impara da Poseidone l'arte dell'aggomitolare, i fulmini sono fuori moda!

(© Andrea Bonifazi)

01/09/2026

Scutigera coleoptrata è probabilmente uno degli artropodi più odiati in assoluto.
Le 30 lunghe zampe? La sua grande velocità? Il suo movimento silenzioso? Non so quale sia il motivo, ma è certo che questo centopiedi - nome comune usato per indicare i chilopodi... chiamarla "trentapiedi" sarebbe stato brutto - in molti suscita terrore puro.
Eppure, nonostante l'aspetto soggettivamente non apprezzabile, è un vero e proprio "insetticida vivente" che si nutre di cimici, scarafaggi, formiche, mosche e altri animali che, in casa, sono ancor meno apprezzati e talvolta dannosi.
Inoltre, Scutigera non ha alcun problema di convivenza con l'essere umano e morde solo se posta nelle condizioni di doversi difendere per non morire. Un morso, tuttavia, non grave, con un veleno paragonabile a quello delle api.

Non c'è niente da fare, io le adoro!

(© Andrea Bonifazi)

Gli squali (in questo caso un gattuccio) sono fighi nella loro interezza... ma è quando li osserviamo nel dettaglio che ...
01/09/2026

Gli squali (in questo caso un gattuccio) sono fighi nella loro interezza... ma è quando li osserviamo nel dettaglio che ci lasciano davvero senza parole!
E cosa c'è di più incredibile dei loro dentelli dermici?
Sì, avete capito bene: in pratica hanno la "pelle dentata".

Per essere precisi sono scaglie placoidi, cioè strutture formate da osso dermico che persiste sotto forma di dentelli di dentina ricoperti da smalto, mentre al loro interno sono presenti delle papille dermiche.
Inevitabilmente, queste strutture rendono la pelle degli squali ruvida come carta vetrata.
Sembrerebbe che questi dentelli possano anche aumentare l'idrodinamicità degli squali producendo piccoli vortici che riducono l'attrito, rendendoli più scattanti e silenziosi rispetto ad altri pesci. Un'ottima strategia per dei voraci predatori!

Insomma, se pensiamo ad uno squalo automaticamente ci vengono in mente i suoi affilati denti... senza ragionare sul fatto che il loro intero corpo è fittamente "dentato"!
Beh sì, son proprio fighi.

(© Andrea Bonifazi)

01/09/2026

Hermodice carunculata, conosciuto come vermocane, è tra i policheti più grandi presenti nel Mar Mediterraneo. Diffuso principalmente nel sud Italia, da qualche anno sta risalendo verso nord perché sta trovando condizioni più adeguate a causa del riscaldamento delle acque del Mare Nostrum.
Questa specie è nota anche come verme di fuoco a causa delle setole bianche e cave fortemente irritanti. Se accidentalmente le urtiamo, queste si spezzano nella pelle rilasciando una sostanza contenente un mix di proteine e peptidi irritanti, composti simili all'istamina che favoriscono l'infiammazione ed altre molecole che aumentano la sensibilità dei nervi. Il rilascio di questo setoloso cocktail causa dolore immediato, sensazione di bruciore, arrossamento, gonfiore e un intenso prurito che può durare ore o anche giorni.

Nulla di particolarmente pericoloso, ma è bene fare attenzione. In caso decidiate di "accarezzare" questo polichete dovete rimuovere le setole con del nastro adesivo o con una pinzetta, lavare la zona con acqua di mare, evitando di strofinare, ed immergere la parte colpita in acqua calda ad una temperatura di circa 40-45 °C, quindi tollerabile, ma non ustionante.
Chiaramente se i sintomi dovessero persistere, dovete rivolgervi ad un medico.

Però dobbiamo essere oggettivi: H. carunculata fa di tutto per segnalarci il rischio che corriamo nel toccarlo grazie ad una colorazione tipicamente aposematica. Tra colore rosso acceso e considerevoli dimensioni, se accidentalmente lo tocchiamo siamo noi a non aver fatto attenzione, no?

Avete mai osservato (o toccato) questo appariscente anellide?

(© Andrea Bonifazi)

31/08/2026
😅🤣🤣
31/08/2026

😅🤣🤣

31/08/2026

In italiano siamo soliti tradurre i termini "venomous" e "poisonous" con un generico "velenoso".
Eppure la differenza è consistente: con "venomous" si intende una specie in grado di iniettare attivamente il veleno tramite strutture specializzate, come denti, pungiglioni o spine; con "poisonous" ci si riferisce ad una specie tossica se toccata o mangiata.
Nel primo caso, quindi, la tossina viene iniettata direttamente nella preda o nel predatore, mentre nel secondo entra nel corpo per ingestione, contatto o assorbimento.

Altro termine spesso usato come sinonimo è "tossico", ma in questo caso si tratta di una parola molto generica che indica qualcosa che contiene sostanze nocive, senza specificare come entrano nel corpo.

Differenze importanti soprattutto se dovete parlare con un anglofono: un serpente non è "poisonous", è "venomous".
È sempre così? Ovviamente no: Rhabdophis tigrinus, serpente diffuso in Asia orientale, è sia "poisonous" che "venomous", quindi, in questo caso, con un generico "velenoso" non sbagliate, l'importante è starne alla larga, senza né toccarlo né facendosi mordere!

Tuttavia, la regola (quasi) sempre è questa:

If it bites you and you die → venomous
If you bite it and you die → poisonous

(Testo di Andrea Bonifazi)

Oggi Marco Priori ci mostra un’interessante orma di... leonessa!Si vedono subito i segni di 4 dita.Ok torna, dato che i ...
31/08/2026

Oggi Marco Priori ci mostra un’interessante orma di... leonessa!
Si vedono subito i segni di 4 dita.
Ok torna, dato che i felidi hanno 4 dita nell’orma... ma nei felidi le unghie non si vedono quasi mai! E allora in questo caso? Beh, “quasi” mai vuol dire che le estraggono al bisogno, come in questo caso. Si tratta di una forte accellerazione per inseguire la preda di fronte a lei, in particolare una zebra, come ci racconta Marco.

Di quest’orma ne sentirete parlare approfonditamente al Corso di Tracce degli Animali che sta per iniziare online!
Potete iscrivervi con il 40% di riduzione con il Codice “TracceScienzeNaturali” da inserire direttamente nel sito naturaltracking.it.
Non perdete questa occasione perché imparerete a leggere le tracce come non avreste mai pensato di fare prima! Il Corso è adatto ai neofiti ma anche ai più esperti, dato che Marco è docente universitario di questa materia.

Buone tracce a tutti!

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Rome

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