01/09/2026
Questa foto la scattai diversi anni fa e devo dire che, ogni volta che la vedo, mi sorge un dubbio: saranno stati gli apicoltori che commercializzavano il miele ad approvare l'etichetta? O è stata usata a loro insaputa?
Perché, nel primo caso, significherebbe che si tratta di apicoltori che... non hanno mai visto un'ape 😅
Quello in foto è infatti un vespide, probabilmente del genere Vespula o Polistes!
Si sa, la confusione tra vespe e api, complice anche l'ambigua Ape Maia, è un annoso problema equiparabile al dualismo ragni/insetti o polpo/polipo, ma non voglio pensare che possa affliggere anche chi lavora a contatto con le api.
.. ma esattamente da cosa si capisce che questa è una vespa?
Innanzitutto dal proverbiale "vitino da vespa", cioè il sottile restringimento tra il torace e l'addome; in Apis mellifera il passaggio tra torace e addome è molto più tozzo e continuo.
Altro elemento caratterizzante è la colorazione che mostra un evidente contrasto tra il giallo brillante e il nero, con una disposizione a bande nette e definite sull'addome. L'ape, viceversa, ha una colorazione più cupa, tendente al bruno/marrone/arancio, con fasce meno marcate.
Anche l'assenza di peluria è un utile carattere diagnostico: le vespe hanno corpo e zampe quasi completamente lisci, mentre l'ape è ricoperta da una folta peluria, soprattutto sul torace.
Pure le zampe posteriori sono tipicamente da vespa: sottili, cilindriche e prive della "cestella" (la struttura appiattita e incavata che le api operaie usano per trasportare i pallottoli di polline).
Sebbene non visibile nel disegno, anche l'apparato boccale è differente, con le vespe dotate di mandibole sviluppate, mentre le api hanno una ligula adattata per succhiare il nettare.
Sorvolando sul "miele raccolto dai fiori" (le api non raccolgono il miele 😅) devo aggiungere che, occasionalmente, le vespe possono produrre una sorta di miele: quando si nutrono di sostanze zuccherine, nei periodi di abbondanza possono depositare singole goccioline di nettare puro nelle celle del favo, fungendo da riserva utile a nutrire subito le larve o a sostenere gli adulti in caso di necessità.
Un errore, mille scoperte.
(© Andrea Bonifazi)